martedì 27 aprile 2010

Vietato riposare in pace (se sei islamico)

Ad Udine, la Lega sta raccogliendo firme. Raccoglie firme per chiedere che venga immediatamente riesumato il corpo di una bambina islamica seppellita da pochi giorni e che venga proibito a tutti mussulmani inumare i propri defunti con la testa rivolta verso la Mecca. Il tutto, per dirla con le parole del capogruppo del carroccio in consiglio comunale, Luca Dordolo, perché ciò sarebbe “irrispettoso dei sentimenti più intimi della maggioranza della popolazione”.

Padova, asili vietati ai figli degli irregolari

Asili vietati ai figli degli irregolari. Il che significa che i bambini di Padova non hanno tutti gli stessi diritti. Chi ha il papà con le carte bollate in regola può frequentare l’asilo comunale. Chi ha il papà povero, migrante, senza lavoro o magari sfruttato in nero dal papà di quell’altro bambino (quello che può andare in asilo) se ne deve rimanere a casa. Questo accade in una città padana amministrata da un centro sinistra convinto che per vincere bisogna seguire la stessa politica della Lega. Padova, la città del Santo e dello “sceriffo rosso” Flavio Zanonato.

Ripartiamo dal Congo

Dura la vita per i bambini della “Padania”! Intendiamo quelli poveri: i figli dei migranti, dei senza lavoro “padani” o no, o di chi il lavoro ce l’ha ma solo per portare a casa quattro soldi che andare al sindacato si ottiene solo di restare a casa e finire per perdere pure il permesso di soggiorno. Un tempo si parlava di sfruttamento e si gridava all’ingiustizia sociale. Ma un tempo si diceva anche che i bambini sono tutti uguali, che tutti hanno diritto all’istruzione e alla salute.

Tre firme per l'acqua

Privatizzare l’acqua significa mercificare un diritto. Ma i diritti non si mercificano, si tutelano. Perché i diritti non possono essere né venduti né comprati. Questo è quanto ha ribadito il centinaio di persone che giovedì pomeriggio, 22 aprile, si sono dati appuntamento al teatro adiacente la storica chiesa dei Frari di Venezia, per discutere e coordinare la campagna referendaria nella provincia di Venezia.

martedì 20 aprile 2010

Venezia, giunta e polemiche

C’è da dire che il primo nemico del Pd è sempre il Pd stesso. Se ne deve essere reso conto anche il neo eletto sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, che per varare la giunta comunale ha dovuto improvvisare uno slalom da sciatore olimpico tra i tanti, troppi, correntoni democratici, finendo per non accontentarne nessuna ma, in compenso, per scontentare tutta la base che ora chiede le dimissioni in toto della classe dirigente veneziana del partito.

I profughi truffati di Padova

Sono scappati dalla guerra. Hanno affrontato un viaggio durissimo. Hanno sofferto fame, privazioni e umiliazioni. Sono approdati in Italia come un naufrago si aggrappa all’ultima scialuppa. E qui sono stati truffati e derubati di quel poco che ancora possedevano da un furbacchione tutto nostrano.
La storia dei 17 ragazzi somali di Padova è emblematica di come (non) funziona l’accoglienza in questa nostra Italia.

Il battello dei sogni perduti

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Che un battello ormeggiato ad una riva diventi un “abuso edilizio” con conseguente obbligo di “demolizione e ripristino dello stato precedente del luogo” poteva accedere solo a Venezia. La storia che andiamo a raccontare comincia venti anni fa, quando una coppia danese, Anna e Mike Kiersgaard, fa quella che si dice “una scelta di vita” e acquista un vecchio vaporetto classe ’35, il “nonno” dei battelli attualmente in navigazione nel canal Grande considerato che si tratta di uno dei primi dieci mezzi pubblici acquei messi in funzione dall’amministrazione comunale e i suoi “nipoti”, attualmente in navigazione, ancora ne rispecchiano la tradizione costruttiva. Per circa mezzo secolo il vaporetto aveva solcato le placide acque del canal Grande lungo l’immutabile rotta che dal ponte degli Scalzi porta all’isola del Lido e viceversa, trasportando i genitori dei veneziani di oggi, oltre a quel mezzo mondo di visitatori che, perlomeno una volta nella vita, si è fatta una passeggiata all’ombra del campanile di piazza San Marco.

martedì 13 aprile 2010

Cytotec, per disperazione

Si chiama Cytotec. E se il nome vi suona nuovo significa che nella vita siete state fortunate. Le enciclopedie mediche spiegano che è un farmaco usato per curare gastriti e prevenire ulcere gastriche. Ma di notte, in quella specie di mercato nero in cui si trasformano le nostre stazioni ferroviarie, lo potete acquistare senza ricetta medica a circa il doppio del prezzo stampato sulla scatola. Perché? Perché l’assunzione in forti dosi di questo medicinale provoca forti contrazioni dell’utero e conseguentemente pericolose e violente emorragie sino all’espulsione del feto. Il Cytotec è l’aborto delle disgraziate.

L'aborto è tornato clandestino

Altro che RU481! Ce lo diciamo o no, che l’aborto è praticamente ritornato nella clandestinità? Basta dare un’occhiata alle percentuali di obiettori presenti nei reparti di ginecologia del Veneto, per rendercene conto. Vediamo qualche numero. Usl 1 Belluno: 8 ginecologi, tutti obiettori. Usl 3 Bassano: 11 obiettori su 14 ginecologi. Usl 9 Treviso: 14 su 15. Azienda ospedaliera di Padova 15 obiettori su 18. A Venezia, Usl 12, troviamo la percentuale più favorevole: solo 6 su 8. A Verona, Usl 20, sono tutti obiettori. A Legnano, Usl 21, pure. Chioggia, Usl 14, Adria, Usl 19, Vicenza, Usl 6, stessa musica: tutti obiettori.

martedì 6 aprile 2010

Casta padana

Non sempre si impara dalle proprie sconfitte. Chi si chiede come sia potuto succedere che i lumbard abbiano sbancato il settentrione e continua ad analizzare il fenomeno leghista come una “anomalia” nel panorama della politica italiana, farebbe bene a riflettere sui fatti. Di anomalo la Lega oramai ha solo il linguaggio che continua ad essere allo stesso tempo di lotta e governo. Così non stupisce che Luca Zaia, neo governatore veneto, nella sua seconda uscita pubblica (la prima l’ha dedicata a ribattere che la RU 486 non troverà spazio nelle strutture pubbliche venete perché non vuole “banalizzare l’aborto”) tuoni contro quello stesso governo di cui è ministro, chiedendo riforme e federalismo.

Al Brunetta, l'è andata proprio male!

Non è la Lega che lo ha tradito, Renato Brunetta, ma i sondaggi. Il primo, quello che lo ha spinto a candidarsi alla carica di Sindaco di Venezia, commissionato ancora al tempo delle primarie e che, a sentir lui, lo vedeva in vantaggio di quasi 10 punti sul candidato del centro sinistra. Il secondo, quello che girava per le redazioni a due settimane dal voto (e che, per i limiti di legge, non poteva essere pubblicato) che lo dava sopra il 51 per cento, con Giorgio Orsoni sotto il 45.