Uno schiaffo alla democrazia e un insulto per tutti i cittadini che il 12 e il 13 giugno sono andati a votare. Altro non è il maxi emendamento approvato ieri dalla maggioranza Lega Pdl che governa la Regione Veneto. Di fronte ad un referendum che ha sancito che l’acqua è un bene comune e che, in quanto tale, non può essere una fonte di guadagno e di speculazione né per il pubblico né – tantomeno – per il privato, il Consiglio Regionale del Veneto ha imboccato una strada che va in senso nettamente contrario dimezzando di fatto il canone di concessione alle aziende imbottigliatrici. Il maxi emendamento alla Legge Finanziaria 2012 approvato dal Consiglio proroga sino al 2015 le riduzioni del pagamento dei diritti di prelievo delle acque minerali, previste dalla Legge n. 22 del 2009.
Una lunga catena umana ha abbracciato questa mattina palazzo Ducale. Una lunga catena antirazzista composta da studenti delle scuole superiori, cittadini migranti e cittadini indigeni. Al centro, in un improvvisato palcoscenico costruito sopra un catasto di tavole per l’acqua, il poeta ed attore Giancarlo Ratti, celebre voce della trasmissione del Ruggito del Coniglio, alternava poesie e battute, invitando i passanti - turisti, scolaresche, veneziani, comitive di giapponesi e gondolieri - ad unirsi alla catena umana. C’è riuscito con tutti, tranne che con i gondolieri. Ma è stata comunque una bella mattinata primaverile di festa, allietata dalle percussioni di un gruppo di migranti africani costituitosi per l’occasione. Più che le parole, parlano le fotografie che alleghiamo alla pagina.
Vinto il referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua, adesso bisogna rispettare la volontà dei cittadini e cancellare dalle bollette la percentuale del 7% che la norma abrogata indicava con la voce “remunerazione del capitale”. Un passo indispensabile per completare quel processo avviato dalla campagna Acqua Bene Comune, ribadire che sull’acqua non si può speculare e avviare finalmente quella gestione pubblica, trasparente e partecipata del servizio idrico cittadino che è stato il vero obiettivo del referendum.
Eppure, otto mesi dopo l’apertura delle urne e la schiacciante vittoria dei Sì, tutti i gestori dei servizi idrici italiani, non ultimo l’Aato veneziano, hanno scelto di ignorare l’esito del referendum, trincerandosi dietro una politica volta a rifiutare ogni cambiamento e ogni confronto. Una politica che umilia non soltanto quei 27 milioni e passa di cittadini che il 12 e il 13 giugno si sono recati ai seggi, ma che mortifica la stessa parola “democrazia”.

A Venezia arriva la rivoluzione della luce. Anzi, l’eco rivoluzione della luce perché, come ha ricordato l’assessore all’Ambiente, Gianfranco Bettin, “queste innovazioni permetteranno al nostro Comune di rientrare con largo anticipo nei parametri imposti dal Protocollo di Kyoto”. Sarà davvero un cambiamento radicale per la Città dei Dogi e la sua laguna, paragonabile soltanto a quel lontano inverno del 1922 quando l’allora amministrazione decise di sostituire il gas con l’elettricità per illuminare la città. Le vecchie e inquinanti lampade ai vapori di mercurio dei lampioni che illuminano calli, canali e fondamente, oltre a strade e piazze della vasta città di terraferma tra Mestre e Marghera (e lo stesso sistema di illuminazione del grande parco di san Giuliano), infatti, stanno per avviarsi all’attesa pensione per essere sostituite dalle nuove e performanti lampadine a led. Ricordiamo che la tecnologia a led consente un risparmio energetico valutabile tra il 50 e l’80% rispetto al mercurio.
Solo fino a qualche anno, azzardarsi a ventilare di un “parco della laguna”, in quest’isola dalle case colorate, significava scatenare una rissa in stile far west. I buranelli, si sa, è gente che va per le spicce e che non te le manda a dire per interposta persona. Un po’ come parlare di un certo gatto al quale, vai a capire il perché, hanno innalzato un monumento dall’altra parte della laguna di Venezia. Uno di quegli argomenti insomma, di cui puoi parlare a casa tua ma non a casa loro, se tieni ai denti e al quieto vivere. Altri assessori, altri parchi, in quest’isola dipinta come un arcobaleno non sono nemmeno riusciti a sbarcare. Gianfranco Bettin invece ce l’ha fatta. Non soltanto è riuscito a parlare del parco a due passi da piazza Galluppi, ma si è preso pure i suoi applausi finali, dopo aver sostenuto un lungo dibattito dentro una ex chiesa delle Cappuccine strapiena di gente. Un dibattito, e non poteva essere altrimenti, acceso e... colorato proprio come le case di Burano.