
E’ come quando alla roulette tutti i giocatori puntano o sul rosso o sul nero, ed invece esce lo zero e, tra la sorpresa generale. il banco sbanca. La crisi di governo ha avuto come prima conseguenza locale proprio quella di far saltare il vertice previsto per domani primo ottobre che aveva il compito di valutare le possibili soluzioni alla questione delle Grandi Navi. Manifestazioni, dibattiti, proposte, scontri verbali anche violenti... tutto alla malora, assieme al Governo delle larghe intese. Per essere più precisi, l’iter burocratico non si farà fermare neppure dalla crisi. Le audizioni previste, dal Governatore Luca Zaia a Paolo Costa, presidente dell’autorità portuale, dai rappresentanti dell’associazione armatori al sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, andranno avanti come da tabella ma, in assenza di un Governo capace di ascoltare prima e decidere dopo, tutto sarà solo una grande perdita di tempo. La faccenda ha fatto girare non poco i cosiddetti al sindaco Orsoni: “E' con incredulità che voglio sottolineare l’atteggiamento irresponsabile dei ministri dimissionari che non tiene minimamente conto delle difficoltà che sta vivendo il nostro Paese e il momento delicato che stanno attraversando gli enti locali. Siamo di fronte a una classe politica che non è degna di questo Paese. Chiedo che siano ugualmente adottati i provvedimenti che interessano i Comuni per evitare gravissime conseguenze sui loro bilanci derivanti direttamente dalla mancata adozione”. Navi a parte, la partita riguarda anche il bilancio del Comune che, dopo aver fatto i proverbiali salti mortali per quadrare il cerchio, adesso non sa più come chiudere.

Venecia, Italia. Los esperaban en lanchas, en pequeños barcos de velas o en las típicas barcas de remos de los canales. En cambio, los activistas del Comité Contra los Grandes Barcos se presentaron en traje de baño, todos en el agua para protestar contra los estragos que cotidianamente deja esta especie de gigantes resorts turísticos flotantes.
Carabineros, policía común, policía financiera y naval movilizaron a todos sus medios -de las grandes ocasiones- en el canal de la Giudecca: lanchas, barcos, helicópteros y motos de agua. Todo resultó inútil contra los cincuenta activistas que se zambulleron en el agua, no muy limpia, para impedir con su propio cuerpo el paso de los grandes barcos, y ganaron la batalla.
En la lejanía, hacia la Estación Marítima, se vio a los barcos cuya dimensión lo permitió dar una vuelta hacia el canal de los Petroli y resignarse a no ofrecer a sus pasajeros la prometida emoción de rozar la Plaza San Marcos [la plaza central de la ciudad] y admirar a la más bella – y la más frágil – ciudad del mundo desde una altura equiparable a la de su célebre campanario. Otros barcos, los verdaderos rascacielos del mar cuya dimensión no permite desviaciones, tuvieron que quedarse tristemente en el muelle.

E hanno pure il coraggio di chiamarla “manifestazione spontanea”! Quella che si svolgerà domani mattina davanti a Ca’ Farsetti a favore delle Grandi Navi è talmente spontanea che chi non ci va rischia di venir licenziato. Vocabolario alla mano, l’unito termine che ci viene in mente per definire la situazione è “ricatto”.
“I dipendenti di imprese e società, impegnate nel settore e vincolate a rapporti con Venezia Terminal Passeggeri Spa - ha scritto il consigliere Beppe Caccia in una interrogazione formalizzata ieri al sindaco di Venezia - stanno ricevendo in queste ore da parte dei datori di lavoro email e sms indirizzate alle proprie caselle di posta e alle proprie utenze telefoniche personali che ‘invitano’ a partecipare alla manifestazione, diffondendo notizie del tutto false e infondate (se le navi saranno spostate a Marghera ‘le Compagnie rinunceranno e non ci sarà più lavoro’), ricattando implicitamente ed esplicitamente i lavoratori (‘vogliamo vedervi tutti presenti con parenti e amici, è in gioco il nostro e di conseguenza il lavoro’) e pretendendo conferme per iscritto a tale imposizione a partecipare (‘mail con richiesta di conferma’)”. Una manifestazione “spontanea” indetta dalle aziende e nel silenzio totale dei sindacati. Eppure, ai bei tempi che furono, erano questi ultimi a dichiarare le mobilitazioni per tutelare il lavoro. O ricordiamo male che è passato troppo tempo?

Quattro futuri possibili. E il migliore è “solo” una catastrofe. C’è poco da stare allegri a leggere le anticipazioni del quinto rapporto dell’Ipcc, Intergovernmental Panel on Climate Change, il centro studi intergovernativo che si è meritato il premio Nobel studiando i cambiamenti climatici. Il malloppone di oltre 2200 pagine, frutto di sei anni di ricerche di circa 2000 scienziati, sarà ufficializzato dall’Onu solo tra un paio di giorni, il 27 settembre, ma il sunto del lavoro è presto detto: abbiamo 10 anni di tempo per salvare il salvabile del pianeta. Altrimenti... kaputt!
L’Ipcc ha individuato quattro scenari principali per la fine del secolo in corso. Nel migliore dei casi, il livello del mare si alzerà di 24 centimetri (e non posso fare a meno di osservare che a Venezia avremo da risolvere il problema del Mose, non soltanto assolutamente inutile con questa marea ma anche “a rischio Vajont”) mentre la temperatura aumenterà di “solo” un grado rispetto al periodo 1986 - 2005. Il che significa, 1,7 gradi in più rispetto all'epoca preindustriale. Andasse tutto bene, faremmo così la barba alla soglia che i governi mondiali hanno indicato come limite di sicurezza per non fare la fine dei dinosauri, che è di 2 gradi.

Li aspettavano su barchini, su piccole barche a vela o sopra la tipiche barche a remi della laguna. Ed invece gli attivisti del comitato Contro Le Grandi Navi si sono presentati in costume da bagno. Tutti a mollo per protestare contro lo scempio quotidianamente perpetrato da queste specie di giganteschi villaggi turistici galleggianti.
Carabinieri, polizia, guardi di finanza e capitaneria di porto avevano mobilitato nel canale della Giudecca tutti i mezzi delle grandi occasioni: lance, motoscafi d’altura, elicotteri e scooter d’acqua. Tutto inutile contro la cinquantina di attivisti che si è tuffata in un’acqua non propriamente limpidissima per impedire col proprio corpo il passaggio delle Grandi Navi. E hanno avuto battaglia vinta.
In lontananza, verso la Stazione Marittima, abbiamo visto le navi il cui pescaggio lo consentiva deviare verso il canale dei Petroli e rassegnarsi a non offrire ai loro passeggeri il promesso brivido di sfiorare piazza San Marco e di ammirare la più bella - e la più fragile - città del mondo da una altezza paragonabile a quella del suo celebre campanile. Altre navi, i veri grattacieli del mare il cui pescaggio non consente deviazioni, sono dovute rimanere tristemente ancorate alla banchina.
Il giorno dopo, tutti a dire che avevamo ragione noi. La manifestazione a difesa di Venezia con tanto di pentole e tuffo in canale dei piccoli Davide contro i giganti Golia, ha suscitato la simpatia del popolo del web che l’ha fatta girare nei social network e nei notiziari di mezzo mondo. Perché Venezia all’estero fa audience perlomeno quanto il raddrizzamento della Costa Concordia in Italia. Ma anche a casa nostra, la nuotata contro corrente di tante sirene e sirenetti che ha impedito il passaggio ai brutti mostri del mare si è guadagnata stima ed elogi anche da ambienti notoriamente non inclini all’impegno ecologista. Quello dello spettacolo, ad esempio, con Mara Venier, Patty Pravo, Celentano, Linus e altri ancora.

Quando passerà la prima nave, verso le 16, saremo tutti là, sulla riva delle Zattere, per salutarla con pentole, mestoli e coperchi. Un rumoroso comitato d’accoglienza per far capite a tutti che Venezia non rimane passiva davanti all’invasione di una “flotta di guerra” che porta solo inquinamento e devastazione ambientale. Una città come la nostra, dall’equilibrio fragilissimo, dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità, non può accettare di trasformarsi in una autostrada per consentire il transito di 12 grattacieli galleggianti. Dodici Grandi Navi che non spegneranno i loro motori neppure quando ormeggeranno nelle banchine della Marittima. Dodici grandi navi ciascuna delle quali inquina come 14 mila automobili. Basta moltiplicare questo numero per 12, e dividere poi per il numero dei residenti per accorgersi che è sabato, per le strette calli di Venezia, sarà come se circolassero tre automobili per ogni residente, bambini compresi. Una proporzione inconcepibile per una città che è per antonomasia la “città senza auto”.
Un proverbio veneziano recita “pezo el tacon che el sbrego”. Come dire che qualche volta il rimedio può essere peggiore del male. Lo sanno bene gli attivisti del comitato cittadino contro le Grandi Navi che sabato prossimo, 21 settembre, a partire dalle 14,30 si troveranno alle Zattere non solo per ribadire che Venezia è incompatibile con il passaggio di questi mostruosi grattacieli galleggianti ma anche che la soluzione del problema non può essere né lo scavo di canali alternativi né lo spostamento del terminal crocieristico in un’altra zona della laguna. Anche il numero chiuso, proposto dal ministro per l'Ambiente, Andrea Orlando, non farebbe altro che lasciare le cose come stanno, salvo evitare insostenibili affollamenti come quello previsto, per l’appunto, sabato, quando ben 12 maxi navi da crociera transiteranno a pochi metri da piazza San Marco.
Sabato prossimo, 21 settembre, non sarà un giorno come gli altri per Venezia. In Marittima sono attese 771.987 tonnellate di ferro galleggianti. Sarà il giorno dell’assalto, dell’inquinamento da polveri sottili e ossidi di azoto, della distruzione dei fondali, delle onde anomale (con che coraggio i vigili multeranno i barchini perché tirano a manetta in Bacino?) Sarà il giorno del “via vai” autostradale di un treno di tre chilometri di Tir alti come grattacieli a un tiro di fionda dalla Basilica. Quella Basilica per la quale la Soprintendenza vieta - e giustamente - di tenere concerti in piazza per non danneggiarne i delicati mosaici. Sarà sopratutto il giorno del “il Governo sta discutendo le alternative? Il Comune vorrebbe il numero chiuso? E noi facciamo vedere a lui e a tutti quanti che continuiamo a fare quel cazzo che vogliamo”. L’arrivo delle 12 Grandi Navi va letto sopratutto come una vergognosa provocazione delle multinazionali delle crociere.
Il 9 giugno di quest’anno, con l’elezione di un sindaco “normale” (Giovanni Manildo avrà i suoi bravi difetti ma quanto meno non dice di voler vestire i migranti da leprotti per la gioia dei cacciatori) Treviso si è risvegliata da un incubo. Risvegliata ma non ancora rialzata in piedi. Per vent’anni la città è stata un vero e proprio laboratorio del dottor Frankenstein dove lo scienziato pazzo col suo aiutante “Gobbo“ Igor cucivano insieme cadaverici mostri maleodoranti di razzismo, xenofobia, fascismo, intolleranza, paure e vigliaccherie per poi dare vita al tutto con i fulmini che non mancano mai dell’ignoranza più abietta. Vent’anni duri da mandar giù. Vent’anni in cui i giornali di mezzo mondo riportavano periodicamente le “sparate” dei sindaci sceriffi e chi leggeva non poteva fare a meno di domandarsi che razza di persone fossero i cittadini-elettori di tali personaggi.

A luglio, quando è stata avanzata per la prima volta, l’idea di realizzare una tangenziale d’acqua per Grandi Navi proprio a ridosso della Giudecca sembrava uno scherzo. Ed invece, la proposta avanzata dal deputato di Scelta Civica Enrico Zanetti sta prendendo corpo e sarà uno dei quattro progetti alternativi al passaggio in Bacino in discussione.
In altre parole, la tangenziale è l’ennesima Grande Opera a spese di quel che rimane della nostra disastrata laguna per risolvere un problema causato da un’altra Grande Opera (che altro non sono le Grandi Navi). E’ così marcia l’economia.
Il dossier già consegnato al ministro per le Infrastrutture e i Trasporti a fine luglio e ripresentata in questi giorni a Ca’ Farsetti, prevede lo scavo di un ennesimo mega canale tutto intorno all’isola popolare della Giudecca per dar modo alle navi da crociera di approdare in Marittima senza fare la barba alle zone nobili della città. Il tutto, senza gravi disagi per i crocieristi che comunque si godrebbero la vista di piazza San Marco ad una “distanza di sicurezza” di circa 300 metri.
Dopo il continente perduto di Atlantide e il Santo Graal gelosamente nascosto da una occulta confraternita che controlla i destini del mondo, c’era solo lei: l’Area 51. Non serve pescare tanto indietro nei ricordi per farsi venire in mente perlomeno tre o quattro storie di Topolino e Indiana Pipps dedicate a questa misteriosissima base persa nella zona più remota del remoto deserto del Nevada. Per tacere di film, telefilm e di libri che ci raccontano di UFO, esperimenti top secret, portali per altre dimensioni, viaggi interstellari, dischi volanti e molto altro.
E fino a che si rimane nel campo della fantasia... come dire... tutto è lecito e divertente. Lo dice uno che di Martin Mystere ha tutta la collezione, speciali compresi, che fa bella mostra in libreria proprio sopra i libri del CICAP!