ARTE E POLITICA Una trentina i padiglioni chiusi. Tensioni con le forze dell’ordine al corteo ProPal
La Biennale ha chiuso le sue porte per tutta la giornata di ieri. Una trentina di padiglioni nazionali ha risposto all’appello lanciato da Anga (Art not genocide alliance), collettivo indipendente di artisti e lavoratori del settore dell’arte, e ha sbarrato l’accesso alle esposizioni in segno di protesta contro il genocidio e il precariato. Scene mai viste in tutta la lunga storia della rassegna d’arte internazionale, quelle di ieri nei Giardini dell’Arsenale. Ingressi dei padiglioni sprangati mentre curatori, lavoratori, artisti e performer se ne stavano seduti per terra lì davanti reggendo cartelli in inglese e in altre lingue che riportavano frasi come «la Palestina è il futuro del mondo». Oppure: «Il precariato uccide l’arte». Visitatori, tutt’altro che infastiditi, chiacchieravano con i manifestanti facendo domande e solidarizzando con le loro richieste. Richieste che, per la prima volta, sposavano due questioni che solo apparentemente sono diverse: il precariato e la guerra.
«IL PRECARIATO dei lavoratori nel settore dell’arte è una piaga alla quale nessun governo ha voluto porre un freno – spiega davanti al padiglione olandese un attivista Anga, che chiede l’anonimato -. Dicono che non ci sono risorse ma i finanziamenti per la guerra e per supportare regimi genocidari come quello di Israele li trovano sempre. Per questo noi di Anga crediamo che manifestare per i propri diritti sindacali e nello stesso tempo chiedere il rispetto delle regole internazionali boicottando quei governi che le violano siano la stessa battaglia. Una battaglia internazionale perché coinvolge tutti gli Stati del mondo. La Biennale d’arte di Venezia in questo senso è un perfetto palcoscenico».
«IL PRECARIATO dei lavoratori nel settore dell’arte è una piaga alla quale nessun governo ha voluto porre un freno – spiega davanti al padiglione olandese un attivista Anga, che chiede l’anonimato -. Dicono che non ci sono risorse ma i finanziamenti per la guerra e per supportare regimi genocidari come quello di Israele li trovano sempre. Per questo noi di Anga crediamo che manifestare per i propri diritti sindacali e nello stesso tempo chiedere il rispetto delle regole internazionali boicottando quei governi che le violano siano la stessa battaglia. Una battaglia internazionale perché coinvolge tutti gli Stati del mondo. La Biennale d’arte di Venezia in questo senso è un perfetto palcoscenico».