Budapest, Hungría. Es plena noche en Budapest. Y todas las premisas están aquí: los escándalos y el desgobierno que arrastraron al partido socialista en el poder desde hace dos legislaturas, la crisis que golpeó sobre todo las categorías más débiles, el reforzamiento de los partidos de derecha y de formaciones declaradamente nazistas y xenófobas. Nadie se asombró cuando el 11 de abril del 2010 el partido conservador Fidesz ganó las elecciones y su líder Viktor Orbán volvió a ganar el escaño de Primer Ministro, un cargo que ya había tenido entre 1998 y 2002. Más bien, lo que sorprendió hasta a los más atentos analistas políticos fue la avalancha de consensos para las derechas que se dieron en las urnas: el Fidezs obtuvo el 53 por ciento de los votos que le permitieron no sólo gobernar sino buscar mediaciones con partidos más moderados como había acontecido en el pasado, sino también tener los números para cambiar la Constitución.

Freedom. Libertà. Possiamo lanciare decine di appelli e buttare giù pagine su pagine di analisi ma la vera motivazione che spinto alla mobilitazione i profughi dalla Libia, che questo pomeriggio a Venezia hanno dato vita ad un colorato corteo, è rinchiusa tutta in questa parola: freedom. “Perché manifestate? E cosa chiedete all’Italia?” chiedeva dietro alla telecamera, in un cattivo inglese, l’operatore della Rai. E loro - che l’inglese lo parlano quasi tutti correttamente, così come altre due o tre lingue - rispondevano con una sola parola: libertà. Quella libertà che fa rima con dignità e che, come ha efficacemente spiegato l’amico Aladi, profugo proveniente dalla Nigeria, “non può esistere senza una casa, senza un lavoro... senza una prospettiva di futuro”. Ed invece eccoli qua. a due anni dall’ennesima “emergenza” con la quale si continua ad affrontare in Italia come in Europa il problema della migrazione, come se il problema non fosse politico ma solo di ordine pubblico. Eccoli tutti qua senza casa, senza soldi, senza futuro. O meglio, con un futuro che assomiglia ad uno di quei buchi neri dello spazio profondo che inghiotte tutto e tutti, considerato che tra poco più di un mese, il 28 febbraio, scadranno le convenzioni con gli enti cui la prefettura ha dato l’incarico di provvedere la loro assistenza.
In piazza per una scuola laica. Almeno un centinaio di giovani ha accolto l’appello lanciato dal coordinamento studenti medi di Venezia e Mestre e ha partecipato al sit in svoltosi ieri pomeriggio in campo San Geremia davanti alla sede regionale della Rai. “Non è una manifestazione contro qualcuno ma per ribadire tre questioni che ci paiono basilari per costruire una scuola davvero laica e moderna - ha spiegato Nicolò, portavoce degli studenti del Foscarini -: la prima è che in Italia si continua ad insegnare educazione cattolica e non storia delle religioni come sarebbe più utile in una società che si sta definendo come interetnica, la seconda è che la scuola deve cominciare affrontare temi come l’omosessualità che tutt’oggi sono considerati tabù, la terza che va introdotta come materia di studio l’educazione alla sessualità, come già si fa nel resto dell’Europa”.