martedì 17 novembre 2015

La scuola #ClimateChaos. Democrazia climatica tra pinguini stanchi ed orsi impagliati

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“Se pianti un ramo, cresce una pianta”
il Corano


“Cambiano i venti, si riduce la neve, la fauna marina è a rischio, e ancora ci decantano il pollice opponibile”
Lercio


Orsi polari impagliati. Qui, sulla costa che guarda verso il mar Artico dell’Islanda dove si gela anche in estate, tutti i musei ne espongono uno. In quest’isola civile che è riuscita a far arrestare i suoi banchieri, ogni “grande” città (200 o addirittura anche 250 abitanti!) ha il suo bravo museo. Non hanno niente da esporre, poveretti!, se non vecchi arnesi per la pesca o coperte tarlate, ma l’orso bianco impagliato con la dentatura feroce non manca mai. Son tutte new entry dell’ultimo ventennio. Non che in Islanda ci siano gli orsi, eh? Son venuti tutti dal polo nord a cavallo di un iceberg. Il bestione gironzolava per la banchisa artica in cerca di qualche pesce per riempirsi la pancia quando - patatrack - un pezzo di pack grande come tutta Venezia, si è staccato dalla banchisa e se ne è andato per i fatti suoi con lui sopra.
Trascinato verso sud, sopra quella traballante isoletta di ghiaccio che rimpiccioliva di minuto in minuto, il bestio è approdato - incazzato ed affamato come solo un orso polare sa esserlo - sulle coste islandesi dove è stato immediatamente preso a fucilate dai villici locali. Quindi impagliato e sistemato a far bella mostra di sé su un bel museo locale, moderno, interattivo e con tanto di “spazio bimbi”. L’ho già detto che è gente civile, no?
Sì, va ben: povero orso. Ma povero anche l’islandese che incappa nell’orso senza il suo fucile.

Dall’altra parte del mondo, ai pinguini le cose vanno meglio. Sette anni fa, ha fatto il giro del mondo la notizia di una quarantina di pinguini della Patagonia che si son fatti più di 3 mila chilometri a nuoto per andare ad approdare ad Ipanema. Non che la loro intenzione fosse quella di andare in vacanza a Rio per farsi una caipirinha e salire in teleferica sul Pão de Açúcar. Quegli elegantoni in frac si son fatti fottere da una corrente oceanica che da una milionata di anni li portava dalle coste della Terra del Fuoco all’Antartide ma che, nell’ultimo decennio, ha deviato verso le assolate spiagge brasiliane.
Ai pinguini è andata meglio che agli orsi. Salvati dai surfisti, ingozzati con aringhe e sardine dai bagnanti, quindi rimpatriati a furor di popolo in terre più adatte alla loro gelida costituzione.

martedì 10 novembre 2015

Perché una scuola di formazione sui Cambiamenti Climatici. Ovvero: perché noi non possiamo sottometterci all’effetto Dunning-Kruger

cc
Cominciamo con lo spiegare chi sono David Dunning e Justin Kruger. I signori in questione sono due ricercatori in psicologia della Cornell Unversity di New York che nel 2000 si sono aggiudicati il prestigioso premio Ignobel dedicato agli scienziati autori degli studi più… “originali” dell’anno. Dunning e il collega Kruger, infatti, sono riusciti a dimostrare con criteri sperimentali e clinici quello che tutti noi già avevamo già intuito da un pezzo. E cioè che più uno è imbecille e più è sicuro nelle sue convinzioni. Contrariamente a quanto affermava Carlo Marx (che sbottava picchiando con i pugni sul tavolo della biblioteca: “L’ignoranza non ha mai aiutato nessuno”) nella nostra società impigliatasi nelle rete globale, essere idioti e sparare cazzate aiuta ad aumentare i “mi piace” sulla propria bacheca di Fb e, di conseguenza, a rafforzare le proprie convinzioni.
In sostanza, la distorsione cognitiva sulla quale i nostri due scienziati hanno speso anni di studio, è pressappoco questa: mentre le persone intelligenti e competenti su una determinata questione dimostrano una forte tendenza a mettersi in discussione ed a sottovalutarsi, i coglioni partono dal presupposto di avere ragione e, smanettando in rete, cercano – e trovano, perché in rete si trova di tutto – solo conferme delle proprie tesi, rafforzando le proprie sballate tesi.