martedì 24 aprile 2018

Chi inquina l’acqua, uccide l’umanità. Nella giornata dei Crimini Ambientali, i cittadini avvelenati dai Pfas circondano la Miteni

Tante strade quelle che, nella giornata di ieri, hanno portato a Trissino movimenti, associazioni, spazi sociali, gruppi ambientalisti, cittadini stanchi di farsi avvelenare in silenzio. Tante strade che procedono verso una unica direzione e con un unico obiettivo: difendere la terra e l’ambiente in cui viviamo perché noi stessi siamo l’ambiente in cui viviamo. E se si ammala la terra, si ammala l’umanità.
Ieri, domenica 22 aprile, a Trissino, si è svolta la Giornata Contro i Crimini Ambientali. E quale piazza poteva essere migliore che lo spazio davanti la Miteni, la fabbrica della morte che per anni, nel silenzio complice di chi doveva controllare e non ha controllato, ha avvelenato le falde acquifere di mezzo Veneto?
All’appuntamento di lotta e di informazione, si sono presentati in tanti. Tra i duemila e i duemila cinquecento, secondo gli organizzatori. Non soltanto associazioni o i cittadini che per primi hanno denunciato la presenza di Pfas – i pericolosi composti perfluoroalchilici – nell’acqua che esce dal rubinetto di casa, ma anche movimenti ambientalisti dal respiro più ampio come GreenPeace, Legambiente, nominati Acqua Bene Comune, Medici per l’Ambiente, No Navi, reti Gas, associazioni contro la Tav e la Pedemontana, Salviamo la Val d’Astico, le guerriere ed i guerrieri delle Climate Defense Units con le loro maschere di Angry Animals, animali arrabbiati, e tante altre realtà ancora. Tutte accanto alle Mamme No Pfas che per prime hanno preso la parola nel palco antistante la Miteni, difesa, ancora una volta, da un cordone di polizia.

giovedì 12 aprile 2018

Inquinare è gratis. Anzi, di più: un vero business. Un rapporto del Climate Action Network denuncia l'imbroglio del sistema Ue sullo scambio di quote di emissione

"Carbon Fat Cats" è il nome che gli ambientalisti del Climate Action Network hanno scelto per il loro studio. Nome che richiama quei grossi e grassi gattoni di casa che se ne stanno in panciolle sul divano tutto il santo giorno, preoccupandosi solo di dormire e rimpinzarsi di crocchette al salmone. Un paragone senza dubbio divertente ma che non calza sino in fondo, perché, quanto meno, questi tranquilli animali non creano danni all'ambiente e non condizionano la politica energetica europea. Come invece fanno le industrie ad altro consume energetico che sono le vere protagoniste del rapporto. Industrie che sono riuscite a ribaltare a loro vantaggio un sistema europeo come quello dello "scambio di emissioni" (Ets) che era stato studiato proprio per incentivare l'uscita sia pur graduale dai fossili, sotto il principio di "chi più inquina, più paga".
Ricordiamo brevemente che l'Ets è stato approvato dall'Unione Europea sotto la spinta di Cop 21, ai fini di contrastare la produzione di gas climalteranti e rientrare sotto la famosa soglie dei 2 gradi di aumento della temperatura rispetto ai tempi pre industriali. L'idea dei legislatori europei è stata quella di aprire una sorte di mercato libero dell'inquinamento che doveva funzionare così: stabilito un tetto limite per ogni categoria di industrie, chi inquina di meno può vendere le sue "quote" di emissioni risparmiate a chi inquina di più che deve così acquistarle. Questo meccanismo avrebbe dovuto incentivare le industrie più energicamente insostenibili a convertire la loro produzione in una filiera verde, a bassa emissione di carbonio, se non per amore dell'ambiente, perlomeno per una questione economica.