martedì 1 dicembre 2020

Condizioni inumane all'hotspot di Pozzallo. La denuncia in due video

 

di Yasmine Accardo e Riccardo Bottazzo – Hotspot di Pozzallo. Da sempre luogo impenetrabile a giornalisti ed attivisti dei diritti umani. Per sapere come si vive dentro quelle mura, diamo voce ai migranti trattenuti, alle foto e ai video che vengono inviati a LasciateCIEntrare. Qui i migranti vengono rinchiusi per quarantene che durano ben oltre i 14 giorni previsti dalla normative anti Covid. E spesso accade che l’annuncio della fine della quarantena coincida con quello dell’espulsione forzata dall’Italia. Decisione che arriva senza che abbiano avuto accesso ad alcune informazione sui loro diritti e sulle procedure per la richiesta di protezione umanitaria.
Così, in questi nudi casermoni di sbarre e cemento, i migranti, in particolare coloro che provengono dalla Tunisia, vedono infrangersi il sogno di una vita lontana dalle violenze e dalla povertà. Inevitabile che l’annuncio dell’espulsione generi proteste e anche scatti di violenza ai quali la polizia risponde con durezza. Scatti di di violenza dettati dalla disperazione che, in molti casi, sono rivolti contro la loro stessa persona. Gli episodi di autolesionismo e i tentati suicidi sono frequenti tra queste mura.

sabato 31 ottobre 2020

A Mestre in piazza per chiedere reddito e salute


Proteste. 
A manifestare circa 250 persone tra i quali molti attivisti di Fridays For Future che nei loro interventi hanno sottolineato come la pandemia sia solo una delle conseguenze dei cambiamenti climatici

C’è anche una piazza che va in un’altra direzione. Una piazza dove non si fanno saluti romani, non si urla “non c’è il coviddì”, e non si sfasciano le lapidi dei partigiani. Una piazza dove la prima regola è indossare la mascherina e rispettare la distanza di sicurezza. Questa piazza si è riunita alle 19 di ieri a Mestre, nel piazzale Donatori di Sangue, per ribadire che dalla pandemia non se ne esce se non si cambia quel sistema che è la causa stessa dell’epidemia. Quel sistema che ha mercificato la terra, inquinato l’aria ed in mari, innescato i cambiamenti climatici e che oggi ci pone davanti al ricatto “reddito o salute”.

lunedì 19 ottobre 2020

Venezia, operazione di polizia contro il centro sociale Rivolta. Gli attivisti: «È una ritorsione»

Movimento. Alle prime luci dell'alba un ingente schieramento di agenti e blindati intorno allo storico spazio sociale di Marghera per un'azione in difesa dell'ambiente


Non hanno dubbio alcuno, le attiviste e gli attivisti del Rivolta. La maxi operazione di polizia svoltasi questa mattina, martedì 20 ottobre, dentro la sede dello storico centro sociale di Marghera, non era una perquisizione ma una vera e propria ritorsione per le iniziative portate a termine dalla neonata rete Rise Up 4 Climate Justice. Come quella avvenuta il 10 settembre scorso, con il blocco dell’ impianto Eco-progetto di Veritas dove Regione e Comune vogliono realizzare un nuovo e contestatissimo inceneritore. Oppure quella del 12 settembre che ha visto i Fridays For Future entrare e appendere striscioni dentro gli spazi della raffineria Eni di Fusina. Iniziative che sono state accolte con la massima durezza non soltanto da parte di Eni e Confindustria ma anche dei sindacati confederati che, in un testo congiunto, hanno invocato «tolleranza zero» verso gli attivisti climatici.

martedì 29 settembre 2020

Fridays for Future vs Eni, gli ambientalisti rispondono alle accuse dei sindacati

Ambiente
. Dopo l'irruzione degli attivisti nella Bioraffineria di Marghera è arrivato il comunicato di condanna di Confindustria Veneto, sottoscritto anche dai confederali. Gli ambientalisti rispondono con una nuova azione «Il vero crimine è il green washing di Eni»


Non si è fatta attendere la risposta degli attivisti di Fridays For Future del Veneto al comunicato firmato congiuntamente da Confindustria e dai sindacati confederali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, che hanno bollato come “fatto criminoso” l’occupazione della Bioraffineria Eni di Marghera.

Il fatto era accaduto il 12 settembre scorso, quando un nutrito gruppo di ragazze e ragazzi del Climate Camp che si svolgeva al vicino cso Rivolta, ha simbolicamente invaso l’area dell’impianto industriale appendendo striscioni in cui si denunciava le attività inquinati e climalteranti dell’Eni in Paesi come il Niger, il Mozambico e la stessa Italia. Basti pensare alle 400 tonnellate di petrolio fuoriuscite dal Centro Olio Val D’Agri che hanno contaminato le falde acquifere della Basilicata.

mercoledì 23 settembre 2020

A Venezia il ciclone Brugnaro travolge Baretta e resta sindaco


Comunali. Con il 54 % dei consensi l’imprenditore «del fare» guadagna il suo secondo mandato. I 5 stelle sotto il 4% perdono 8 punti. La candidata Visman superata dalla lista civica ecologista

La valanga Zaia trascina con sé anche la slavina Brugnaro. La destra conquista Venezia e lo fa al primo turno, riconfermando il sindaco uscente. La coalizione a supporto di Luigi Brugnaro si è portata a casa quasi il 55 per cento delle preferenze, lasciando il candidato del centro sinistra, Pier Paolo Baretta (sottosegretario Pd all’economia), poco sopra il 29 per cento. Sotto il 4 per cento la candidata sindaca dei 5 Stelle, Sara Visman, superata anche dalla civica ecologista Terra e Acqua di Marco Gasparinetti (4 per cento netto).

Visman si è detta comunque contenta per i risparmi sulla spesa pubblica di cui gli italiani potranno godere grazie alla vittoria sul referendum per il taglio dei parlamentari. Cinque anni fa i grillini avevano portato a casa il 12,8 per cento. Altri tempi, per il partito della Casaleggio & figli che nel resto della Regione hanno fatto ancora peggio, scendendo al 3 per cento e rimanendo fuori dal Consiglio,

Tutta un’altra musica per Brugnaro che, come Luca Zaia, è volato nel conteggio dei voti grazie alla sua lista «fucsia». Una lista che, sempre secondo il sindaco imprenditore di Venezia, non sarebbe né dei destra né di sinistra ma caratterizzata dal «fare».

martedì 22 settembre 2020

Omofobia no grazie. «Noi non ci stiamo più»


Manifestazione a Padova. Centri sociali e associazioni domani in piazza insieme a Mattias e Marlon, picchiati per un bacio gay

Torneranno là, Mattias e Marlon, colpevoli solo di essersi scambiati un bacio. Torneranno entrambi nello stesso posto in cui hanno subito l’aggressione omofoba. E lo faranno domani sera, con tutte le amiche e gli amici che vorranno dimostrare solidarietà per la violenza subita dai giovani e, soprattutto, per ribadire che episodi come quello accaduto venerdì sera a Padova, non saranno più tollerati.

In tanti hanno già aderito alla mobilitazione lanciata a sostegno dell’appello «Noi non ci stiamo più!», che si svolgerà domani a Padova, nella centralissima piazza delle Erbe, a partire dalle 18,30. Tra i firmatari troviamo Non una di meno, l’Arcigay, i centri sociali del nord est, coalizione civica per Padova (la formazione che ha sostenuto Arturo Lorenzoni, il candidato anti Zaia, sconfitto nelle elezioni di ieri), Europa Verde, Potere al Popolo, vari collettivi universitari di Padova e Venezia e tante associazioni per i diritti umani.

Ciclone Zaia, il governatore stravince. E affossa Salvini


Veneto
. Il governatore uscente prende tre voti su quattro e la sua lista triplica le preferenze della Lega. Oggi spoglio delle comunali di Venezia

Zaia come l’acqua alta. L’onda leghista ha sommerso il Veneto. Un successo superiore alle previsioni, quello registrato in queste amministrative per il governatore in carica. Un successo avallato soprattutto dalla pratica del voto disgiunto. In poche parole, moltissimi elettori avrebbero indicato Luca Zaia come presidente, pur assegnando il loro voto a partiti inseriti in altre coalizioni. «Se l’andamento continua così ha spiegato Paolo Feltrin, responsabile dell’Osservatorio elettorale del Consiglio regionale avremo un numero di voti al solo presidente nettamente superiore ai voti dati alla coalizione». Il che, secondo il tecnico, spiega anche il rallentamento dello spoglio delle schede e nel conteggio dei voti.

domenica 13 settembre 2020

La pandemia non ferma il Climate Camp a Venezia


L’azione più spettacolare messa a segno dagli attivisti climatici del Camp è stata quella di giovedì 10 con l’occupazione e il blocco delle attività di EcoProgetto di Fusina


La pandemia non ha fermato il Climate Camp. Si è concluso ieri il campeggio climatico organizzato dai movimenti sociali di Venezia e salito agli onori di cronaca, lo scorso anno, per l’occupazione del Red Carpet della Mostra del Cinema. E si è concluso col botto. Nel pomeriggio, le attiviste e gli attivisti climatici hanno occupato sino a sera la raffineria Eni di Marghera. “È il momento di fermare chi sfrutta e devasta il pianeta hanno scritto su una nota per la stampa Eni è tra le massime aziende italiane responsabili dellestrazione dei carburanti fossili e delle emissioni clima alteranti. La nostra è una azione diretta contro chi provoca il cambiamento climatico”.

Proprio la pandemia, scrivevamo, non solo non ha fermato il Camp ma è stato il punto di partenza per rileggere la crisi, climatica ma anche sociale, che l’intero pianeta sta attraversando. “Il coronavirus è responsabile della prima crisi economica direttamente causata da un fattore ambientale ha spiegato Antonio Pio Lancellotti, direttore del sito Global Project —. Questa seconda edizione del Camp l’abbiamo organizzata proprio a partire da questa riflessione”.

sabato 5 settembre 2020

«Zaia smantella la sanità pubblica». Blitz degli attivisti climatici in Regione

Per tutta la mattinata, gli attivisti climatici hanno mantenuto l’occupazione del piano terra di palazzo Balbi

Un vero e proprio abbordaggio al cuore del potere leghista del Veneto: palazzo Balbi. Una trentina di attiviste e di attivisti del Climate Camp ha preso d’assalto su piccole imbarcazioni la sede della Giunta regionale del Veneto. I giovani, in tuta bianca e tutti rigorosamente con la mascherina sul viso, sono riusciti ad entrare dalla porta che si affaccia sul Canal Grande e che, al contrario dell’ingresso principale, non è sorvegliata dalla polizia.

Per tutta la mattinata, gli attivisti climatici hanno mantenuto l’occupazione del piano terra del palazzo, appendendo striscioni che denunciavano la gestione regionale del sistema sanitario. «La pandemia della Lega uccide la sanità», hanno scritto su quello più grande.

«Misure come il lockdown sono diventate la foglia di fico per nascondere lo smantellamento della sanità publica a favore di quella privata ha spiegato un portavoce degli attivisti -. Il presidente Zaia punta a riformare il sistema sanitario veneto, che si basa sulla sanità territoriale, per imporre il modello lombardo incentrato sul privato, tagliando i servizi di base per dirottare i fondi alle grandi aziende ospedaliere. Un sistema di cui, proprio lo scoppio della pandemia, ha evidenziato la pericolosità e che è costato la vita a migliaia di persone». 

lunedì 31 agosto 2020

Gli allevamenti intensivi sono una piaga. Per gli animali e anche per noi!


Ci risiamo. Ancora un pericoloso focolaio di Covid. Ancora un focolaio che ha trovato casa in un allevamento intensivo. E’ notizia di oggi che sono stati rilevati ben 182 casi di positività al Coronavirus tra i circa 700 lavoratori dello stabilimento Aia di Vazzola, in provincia di Treviso. Ancora una volta, macelli e allevamenti intensivi si sono rivelati – oltre che luoghi in cui agli animali vengono inflitte inutili crudeltà – anche filiere di contagio, pericolose per la specie umana.
Ricordiamo che una delle più accreditate ipotesi scientifiche sul Covid è che questo sia stato diffuso a partire dal mercato di Wuhan, dove gli animali, cani compresi, vengono tenuti in condizioni vergognose e macellati al momento per il compratore.
Come verdi, ambientalisti e animalisti, crediamo che queste filiere alimentari vengano immediatamente chiuse, se non per evitare inutili sofferenze agli animali, perlomeno per evitare gli elevati rischi di contagio tra i dipendenti. Non ultimo, il pericolosissimo salto del virus tra animale e uomo, come accaduto a Wuhan e in altre occasioni.

lunedì 3 agosto 2020

A Venezia tornano le navi-crociere, ma in Laguna scatta la protesta

È un vero proprio “no pasaran” quello lanciato dal comitato No Grandi Navi di Venezia contro l’ipotesi del Governo di riaprire la laguna al traffico crocieristico. “Non abbiamo mai accettato prima la presenza di questi megamostri che hanno devastato il fragile ecosistema lagunare spiega Tommaso Cacciari portavoce del comitato -, la accettiamo ancora meno in questo momento di grave crisi sanitaria in cui le navi si sono rivelate bombe ad orologeria del contagio. Ci siamo già dimenticati di quando questi lazzaretti galleggianti navigavano di porto in porto alla disperata ricerca di un approdo che gli veniva costantemente negato?”.

domenica 2 agosto 2020

I decreti sicurezza dietro il focolaio dell’ex caserma di Treviso

Covid-19. I migranti hanno manifestato per il rischio contagi. Ora la Lega li accusa. E già a giugno le ong denunciavano il sovraffollamento nel centro, dovuto all'abolizione degli Sprar

Succede quando l’accoglienza finisce in caserma, quando il Covid non esiste e, se esiste, lo diffondono i migranti. Succede al centro di accoglienza situato nell’ex caserma Serena di Dosson di Casier, piccolo borgo a ridosso di Treviso, oggi trasformatosi in uno dei più pericolosi focolai di infezione del Veneto.

Gli ultimi tamponi effettuati dall’Ulss tra venerdì e sabato mattina hanno accertato la presenza di 137 positivi su 297 ospiti testati della struttura.

lunedì 27 luglio 2020

Com’è cambiata Ferrara dopo un anno di Lega

Ruspe, tagli al welfare e acquisti sproporzionati di crocefissi. Viaggio a Ferrara un anno dopo l’elezione della prima Giunta leghista. Cosa hanno fatto finora gli amministratori guidati dal volto rassicurante di Alan Fabbri e dal “metodo Naomo” del suo vice Nicola Lodi? 


Ferrara è esplosa di odio e di rabbia poco dopo la mezzanotte. Lo spoglio delle urne non è ancora concluso ma bastano i primi exit poll a far capire che tutto era andato come doveva andare. Il capoluogo della provincia emiliana è conquistato alla Lega che spazza via un centro sinistra frammentato, presuntuoso e rancoroso.

E così, quel 9 giugno di un anno fa, la notte ferrarese si accende di urla, schiamazzi, saluti romani, slogan violenti contro “i negri, i froci e gli zingari”. Le solite categorie “colpevoli” di tutto quanto accade di male in Italia. Qualcuno spara in aria colpi di pistola e nemmeno la polizia interviene. Erano solo “festeggiamenti”, racconteranno il giorno dopo. La cagnare legaiola arriva sino allo scalone del municipio e copre con la bandiera di “Salvini premier” lo striscione di Amnesty dedicato a Giulio Regeni. È soltanto il “trailer” di quanto sta per andare in scena a Palazzo Municipale.

domenica 26 luglio 2020

Venezia, giovane manganellato per una battuta

Abusi in divisa . Un riferimento ironico ai fatti di Piacenza è bastato a scatenare la reazione di due Carabinieri che hanno inseguito e manganellato un ragazzo. Lanciato per martedì un presidio per denunciare i fatti

“Prossima fermata Piacenza!” E’ bastata questa battuta per scatenare la reazione violenta e la manganellate di due carabinieri. E’ accaduto a Venezia, nella notte tra il 24 e il 25 luglio.

Il giovane che ha denunciato il fatto è Jacopo Povelato, 27enne attivista del Laboratorio Morion, che rincasava dopo aver trascorso la serata al centro sociale di Venezia. Il fatto è accaduto all’imbarcadero della Palanca, all’isola della Giudecca. Il canale noto al mondo perché porta le contestatissime Grandi Navi a fare l’inchino a piazza San Marco.

Il giovane, accompagnato da due amiche, e due militari dell’arma, uno dei quali è il maresciallo Buttà di stanza all’isola di Sacca Fisola (che si trova una fermata dopo), erano a bordo del vaporetto della Linea Notturna che collega la Giudecca a Venezia. I cinque si conoscono e si salutano. Alla Palanca, i tra ragazzi scendono. Jacopo si gira e sorridendo dall’imbarcadero si rivolge ai carabinieri rimasti a bordo. “Prossima fermata Piacenza!” gli dice sorridendo, alludendo ovviamente ai noti fatti di cronaca della caserma emiliana che ha portato all’arresto di quelle che sono state chiamate le “mele marce dell’Arma”.

venerdì 24 luglio 2020

«Venezia merita di più. E non un uomo solo al comando»

Intervista. Il sottosegretario Pier Paolo Baretta, candidato sindaco del centrosinistra: «Brugnaro ha fallito. Il lockdown ci ha insegnato molte cose. Una su tutte, che il modello economico precedente non sta più in piedi e che è impossibile pensare di ritornare come eravamo prima»

Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia del governo Conte, a lungo dirigente sindacale della Fim Cisl e poi della Confederazione, è il candidato sindaco di Venezia di una coalizione che comprende il Partito democratico, Italia viva, Azione e altri “moderati”, un gruppo di liste civiche e la lista Verde e Progressista (che unisce i civici di sinistra, Europa Verde I Verdi, Art. Uno, Sinistra Italiana, Possibile, Rifondazione, Volt e Italia In Comune). Un’alleanza motivata dalla necessità di opporre un fronte solido e articolato al rampante padrone-imprenditore e sindaco uscente Luigi Brugnaro, sostenuto dalla Lega di Salvini e Fratelli d’Italia. Si vota domenica 20 e lunedì 21 settembre, in concomitanza con le regionali. In lizza ci saranno altri candidati outsider come Marco Gasparinetti per la civica Terra e Acqua e Giovanni Andrea Martini per Tutta la Città Insieme. Tutto da decidere per i 5 Stelle che non hanno ancora indicato il loro candidato.

giovedì 9 luglio 2020

Miracolo in Laguna, il Mose si alza ma con il mare piatto

Il test delle 78 paratoie contro le alte mare a Venezia è riuscito. Conte: non è un nostro progetto ma ormai siamo all’ultimo miglio. L’esultanza smodata del sindaco Bugnaro. La protesta navale degli ambientalisti

Nella tarda mattinata di ieri, tra le 11 e mezzogiorno, per qualche lungo minuto, la laguna di Venezia ha cessato di esistere come laguna. Una barriera di 78 paratoie lunga un chilometro e 600 metri,
l’ha separata dal suo mare, troncando un equilibrio creatosi 6 mila anni fa, quando le acque cariche di detriti che scendevano dalle Dolomiti crearono un ambiente umido che non ha aveva uguali al mondo.

L'ex commissaria Via: «Venezia non si salva così. Conte avvii la revisione del progetto»

Ci sarà anche lei, tra i pochi vip invitati alla cosiddetta «inaugurazione» del Mose, venerdì mattina alle bocche di porto di Venezia. Ci sarà anche Andreina Zitelli, che nel 1998, nella sua veste di commissaria referente della Valutazione di impatto ambientale e Responsabile dei rapporti con gli esperti internazionali stese il corposo referto, ben 440 pagine, in cui i tecnici davano parere negativo sull’opera, evidenziandone tutte quelle criticità e manchevolezze che negli anni successivi sono puntualmente emerse.

Come mai ha accettato l’invito all’inaugurazione?
Che inaugurazione? Averla chiamata così dimostra solo l’inadeguatezza della ministra per le infrastrutture, Paola De Micheli, e del suo entourage. Il Mose non è affatto concluso. Mi auguro che il premier Giuseppe Conte dimostri più buon senso, prenda atto delle criticità dell’opera e avvii un serio processo di revisione del progetto.

Un test per il Mose. Ma la chiamano inaugurazione

L’hanno chiamata «inaugurazione». Non è la prima per una Grande Opera come il Mose che, sino ad oggi almeno, più che a salvare Venezia dalle acque alte è stato utile solo ai politici di governo per farci passerella. In realtà quello che si svolgerà nella mattinata di domani, nella bocche di porto tra il Lido e Punta Sabbioni, altro non è che un test di sollevamento simultaneo delle paratoie mobili. Test che era stato programmato per la fine di giugno, sull’onda dell’emergenza causata dall’acqua granda dello scorso novembre, ma che è slittato a domani per una serie di problemi intercorsi alle paratoie, alcune delle quali si sono infossate nella sabbia e non ne volevano sapere di fare il loro dovere. Ci proveranno appunto domani, in condizioni meteo ideali, senza forte vento e nell’ora del «morto d’acqua».

sabato 4 luglio 2020

Massacrato dal branco, esultanza sui social

Pestaggio. Jesolo, giovane tunisino in fin di vita. La vittima avrebbe disturbato la movida notturna in stato di ebrezza. Tre gli aggressori

Inseguito e ridotto in fin di vita a furia di botte per aver infastidito i clienti seduti ai tavoli di un bar. È quanto accaduto a Jesolo ad un 38enne tunisino residente a Padova, attualmente ricoverato nel reparto di terapia intensiva allospedale di Mestre. I sanitari non hanno ancora sciolto la prognosi e l’uomo versa in serio pericolo di vita per il gravissimo trauma cranio-facciale riportato.

I carabinieri hanno identificato tre degli aggressori grazie alle telecamere di sorveglianza. Si tratta di trentenni incensurati di Jesolo che sono stati accusati di lesioni personali gravissime in concorso. Accusa che potrebbe diventare anche omicidio colposo nel caso la vittima non sopravvivesse al pestaggio.

mercoledì 17 giugno 2020

Porto Marghera, svastiche e minacce contro Bettin

Venezia. Ritrovate in Municipio due copie del suo romanzo "Cracking" carbonizzate, su una erano ancora visibili svastiche e scritte intimidatorie
«Se i nazi avessero bruciato La strage degli innocenti (Feltrinelli 2019), che ho scritto con Maurizio Dianese e documenta il ruolo di Ordine Nuovo di Venezia e Mestre in piazza Fontana, l’avrei capito meglio» confida Gianfranco Bettin, storico collaboratore de il manifesto, saggista e scrittore. Invece, in due tempi, il 25 maggio e poi pochi giorni fa, l’11 giugno, sono state ritrovate due copie bruciate del suo romanzo Cracking (Mondadori), la prima delle quali, nelle pagine superstiti, piena di svastiche e scritte di minaccia (della seconda, sequestrata dalla Polizia scientifica, si sa solo che è stata bruciata), fatte ritrovare nel municipio di Marghera, di cui Bettin è presidente dal 2015. Le indagini sono in corso e certo esplorano gli ambienti neofascisti, non nuovi in questi tempi a tracciare svastiche in giro (contro sedi di sinistra e di cooperative sociali) o ad aggressioni, come quella dell’ultimo dell’anno in piazza San Marco ai danni dell’ex deputato Arturo Scotto (Art1) reo di contestare un gruppo inneggiante al Duce.

domenica 14 giugno 2020

«Basta inchini», l’altra Venezia si riprende la Laguna

Una lunga catena umana contro il ritorno delle Grandi navi e il turismo di massa

Eccola qua, la vera ripartenza. Srotolata sui lunghi striscioni che ieri pomeriggio hanno sventolato lungo la fondamenta delle Zattere, davanti al canale della Giudecca. Il canale dove, prima dello scoppio delle pandemia, transitavano le Grandi Navi prima di fare «l’inchino» a piazza San Marco per regalare qualche brivido ai turisti che salutavano dai ponti di bordo. «Venezia si salva solo se tutte e tutti combattiamo contro la speculazione per costruire un nuovo modello di città» si leggeva a grandi lettere nel primo striscione, lungo più di trecento metri, che partiva dalla stazione marittima per arrivare sino al ponte Longo.

Ma la catena umana di quasi due chilometri alla quale hanno dato vita oltre tremila partecipanti, continuava anche dopo, sino alla Punta della Dogana con altri striscioni che ricordavano tutte le lotte per l’ambiente e per i diritti che si stanno combattendo a Venezia e nella sua terraferma. Sotto la chiesa barocca dei Gesuati, in mezzo alla catena, campeggiava lo striscione a lettere rosse «Venezia Fu Turistica» che ha dato il nome alla mobilitazione. Un gioco di parole per lanciare l’utopia di una Venezia Futura che è riuscita a superare la monocoltura turistica.

sabato 13 giugno 2020

Venezia «Fu-Turistica» in piazza contro i «grandi hotel del mare»

Manifestazione oggi in Laguna. Il comitato No Navi rivendica un futuro diverso per la Città dei Dogi
Uno striscione lungo due chilometri. Il più grande mai sollevato sotto il cielo della laguna di Venezia. A sorreggerlo sarà una catena umana che partirà dal terminal crociere di San Basilio per arrivare alla Punta della Dogana, snodandosi lungo l’intera fondamenta delle Zattere, la più grande della città. Non a caso, si tratta della riva che costeggia il canale della Giudecca. Il canale che sbocca davanti piazza San Marco dove solo la Pandemia è riuscita, per ora, a fermare l’inquinante via vai delle Grandi Navi. Una battaglia, questa contro i «Grand Hotel del Mare», che per gli ambientalisti veneziani del comitato No Navi, tra gli organizzatori della manifestazione, è emblematica per ridare futuro e dignità a questa che un tempo era la Città dei Dogi.

venerdì 12 giugno 2020

No, il piano Colao di “verde” non ha proprio niente. E’ il solito regalo alle mafie e alle lobby del cemento

Non è che se li sia dimenticati. E’ che proprio non gliene frega niente. I cambiamenti climaticinon fanno semplicemente parte del bagaglio di conoscenze di un economista rampante come Vittorio Colao, che si è formato lavorando nelle più importanti aziende private del Paese. Non ultima la Vodafone, di cui è stato per tanti anni amministratore delegato. 
Nelle tredici parole chiave del piano che ha presentato al Governo, l’emergenza climatica non e neppure menzionata.  Eppure dovrebbe essere questa la base su cui impostare una vera ripartenza, approfittando di un momento come questo in cui la pandemia ci ha dato l’opportunità di ridisegnare l’economia del Paese e di avviarla verso una vera sostenibilità, ambientale e sociale. Ed invece, i cambiamenti climatici non sono neppure stati presi in considerazione. “Ripartire”, per il comitato di esperti guidati da Colao, vuol dire semplicemente ricominciare tutto come prima. Anzi, più di prima, come a voler recuperare da un punto di vista finanziario, il tempo perduto. Altro non si trova in quelle pagine che una “Colaoata di cemento”, come qualcuno l’ha definita. Il solito pastone di grandi opere utili solo a chi le fa, inquinamenti e cementificazioni a man bassa, con le inevitabili mercificazioni di ambiente e di diritti a contorno. Il tutto, da condurre sotto la solita logica del commissariamento, delle leggi speciali e della deroga a tutte le norme di tutela ambientale e di garanzia di trasparenza degli appalti e delle concessioni. Eccola qua, la “ripartenza” del Governo Conte. Niente da dire: un bel regalo alle mafie! 

sabato 6 giugno 2020

“Non brucerete il nostro futuro!” Marghera si mobilita contro l’inceneritore di Zaia & C.

Non hanno imparato niente. Non è bastata la devastazione industriale – e, per di più, fallimentare – di un’intera provincia a ridosso della laguna più bella del mondo. Non sono bastate le bonifiche mai arrivate. Non sono bastati neppure i continui allarmi chimici, l’ultimo dei quali poco più di 15 giorni fa: l’incendio alla 3V Sigma con tanto di invito a restare a casa con le finestra chiuse “in via precauzionale”. Non è bastato neppure un terrificante consumo di suolo che non ha uguali in nessun’altra Regione d’Italia, e, crediamo, neppure d’Europa. Consumo che periodicamente ci regala inondazioni, acque alte, falde infette, mafie ambientali ed inquinamento. Non è bastata neppure la pandemia che ha accoppato quasi 34 mila persone nel solo territorio regionale. Eppure, è stato scientificamente dimostrato  che le polveri sottili e, in generale l’inquinamento atmosferico non solo è un potente veicolo di trasmissione del virus ma è anche un fattore debilitante che abbatte la capacità del metabolismo umano di reagire. Tutto questo non gli ha insegnato nulla. Per i fautori dello “sviluppo a tutti i costi”, ripartire vuol dire ricominciare come prima e, possibilmente, più di prima. Come a voler recuperare ill tempo perduto. E’ questa la “normalità” invocata da Zaia & C. E pazienza se, come dicono i Fridays For Future, “era proprio questa ‘normalità’ la causa del problema”. 

venerdì 29 maggio 2020

Marghera, bruciato il libro che denuncia le ecomafie

Fatti e misfatti . "Cracking" di Gianfranco Bettin è stato incendiato e lanciato dentro i locali del municipio di Marghera, di cui l'autore è presidente. Sulle pagine bruciate svastiche e scritte che invocano "ordine"
Un libro imbrattato di insulti e di svastiche. Un libro dato alle fiamme e poi gettato dentro una finestra nel tentativo di intimidire chi lo ha scritto. Il libro in questione è “Cracking” (Mondadori) e il suo autore è Gianfranco Bettin. Il luogo è la sede della municipalità di Marghera, di cui lo scrittore è presidente. Il volume è stato gettato da ignoti proprio nel vano d’entrata delle scale che conducono all’ufficio di presidenza.
Non è ancora chiaro se lo scopo era quello di provocare danni o addirittura di appiccare il fuoco all’edificio, oppure se le fiamme altro non sono che una sorta di ulteriore affronto al libro che, ricordiamolo, racconta la storia romanzata di una protesta operaia sullo sfondo del petrolchimico veneziano, tra malavita organizzata, criminalità finanziaria e lotte per il lavoro e per l’ambiente.

sabato 16 maggio 2020

Esplode una fabbrica chimica, disastro annunciato a Marghera

La Sigma va in fiamme. Nube tossica sul cielo di Venezia. Diversi operai feriti, due gravi. Gli allarmi ignorati sulla sicurezza


Alle 10,15 di ieri mattina, Venezia è improvvisamente tornata alla normalità. Un forte botto causato dall’esplosione di un serbatoio ha scatenato un violento incendio a Porto Marghera che ha devastato gli stabilimenti dell’industria chimica 3V Sigma, azienda specializzata nella produzione di solventi e sbiancanti per cementifici. Un’alta colonna di fumo nero e maleodorante si è alzata dal luogo del sinistro ed è rimasta visibile per tutta la mattinata sull’orizzonte della città.
La violenza dell’esplosione ha danneggiato anche alcuni appartamenti vicini alla 3V Sigma, spaccando i vetri delle finestre e danneggiando gli interni. Il bilancio delle vittime conta numerosi feriti e due operai ricoverati in gravissime condizioni per ustioni.
Proprio due di quegli operai che il 10 luglio di un anno fa erano scesi in sciopero contro la mancata osservanza dei protocolli di sicurezza da parte dell’azienda, comprese le norme antincendio, e che qualche giorno fa, costretti a lavorare anche in pieno lockdown, avevano denunciato ancora una volta i rischi che correvano nella loro attività, ricevendo come risposta da parte dell’azienda solo la minaccia verbale di una denuncia per diffamazione.
Un disastro annunciato, quindi, quello accaduto ieri mattina a Venezia. Un disastro dal quale i comitati ambientalisti e la stessa Municipalità presieduta dall’ambientalista Gianfranco Bettin, avevano più volte messo in guardia il Comune e la Regione. Sotto accusa anche la gestione dell’emergenza da parte dello stesso Comune e dell’ArpaV.


giovedì 16 aprile 2020

Il caso dell’hotel Monaco. Un motivo di più per chiedere una sanatoria. E subito!

“Ci mancavano solo gli stranieri” titola Libero. E sotto la notizia dei 100 richiedenti asilo dell’hotel Monaco trovati positivi al Covid19, le conclusioni che tira la testata diretta da Vittorio Feltri sono quelle razziste e xenofobe che, senza fatica, ci possiamo immaginare. E noi che abbiamo sottoscritto la campagna “Sanatoria subito!”, saremmo dei “pazzi” solo perché riteniamo che la maniera migliore di fermare il contagio sia quella di evitare i grandi assembramenti, come sono per l’appunto i centri per migranti dopo che i decreti sicurezza hanno spazzato via quello che di buono era stato fatto con l’accoglienza diffusa per affidare tutto il business migratorio alle grandi cooperative. Quelle che ogni tanto si guadagnano le prime pagine dei giornali per essere finite sotto inchiesta per reati di stampo mafioso. Ma anche la mafia per Libero è tutta colpa dei migranti. 

lunedì 6 aprile 2020

Neanche il virus ferma la caccia! La Regione Veneto autorizza i cacciatori di andare in deroga alla quarantena

Andrà tutto bene. Restiamo a casa. Scuole chiuse, musei, cinema, teatri, pizzerie (che voglia di una Margherita cotta su forno a legna), bar, anche le chiese. Anche la sinagoga sotto casa mia. Tutto chiuso. Ed è giusto così. Niente passeggiate, niente visite agli amici. Neanche la zia ultra novantenne che vive da sola, possiamo andare a trovare. Non possiamo neppure slegare la barca per una vogata in laguna per goderci questi primi tepori primaverili. E anche chi vive dall’altra parte del ponte, deve lasciare la bicicletta che ha oliato per tutto l’inverno ferma in garage. Ma va bene. Facciamo tutti la nostra parte per fermare il diffondersi della pandemia. Tutti? Tutti tutti? No, non tutti. Ci sono categoria che per le quali le deroghe alla legge che vale per tutti, più che eccezioni sono costanti. Sto parlando dei cacciatori. Quello che vale per tutti, per loro conta come un fico secco. Un uomo non può portare il suo bambino a prendere un po’ di sole, ma se quest’uomo gira con un fucile a tracolla per andare a sparare a degli animali, allora tutto gli è concesso. Anche andare in deroga alle disposizioni di quarantena! 

lunedì 23 marzo 2020

Ponte Galeria sbarrato. "Ospiti" senza protezioni e abbandonati da tutti

“Sono chiusi in stanze da otto persone. A nessuno di loro è stata data una mascherina o i guanti protettivi. Impossibile anche solo pensare di mantenere la distanza di sicurezza negli spazi comuni o nella mensa. E gli operatori sociali e le forze dell’ordine attorno a loro sono nelle stesse identiche condizioni”. Così si sfoga Carla Livia Trifan, 22 anni, romana, operatrice sociosanitaria in attesa di occupazione, che ha contattato LasciateCIEntrare in seguito all’appello per una sanatoria dei migranti irregolari lanciato dalla nostra associazione e da Legal Team Italia, Progetto Melting Pot Europa e Medicina Democratica.
“Tenerli in queste condizioni non ha nessun senso e rischia solo di far espandere ancora di più il contagio. O li liberano tutti o li sistemano in un posto sicuro”. Carla si riferisce ai migranti “ospiti” del centro Ponte Galeria a Roma: 40 donne e 75 uomini, compreso il suo fidanzato. “Lo hanno fermato il 3 marzo – racconta -. Appena l’ho saputo ho chiamato la polizia per chiedere spiegazioni. Lui è nato in Tunisia ma vive in Italia sin da quanto aveva 14 anni. Ora ne ha 26 ma non è ancora riuscito ad ottenere la cittadinanza italiana. La polizia mi ha detto di stare tranquilla, che era solo un controllo, ma intanto lo avevano già portato al centro”.

domenica 22 marzo 2020

Crociera da incubo, la nave Costa Victoria in cerca di un porto

Coronavirus. Paura a bordo, 1.400 persone tra passeggeri e personale sperano di attraccare al più presto
Doveva essere una spensierata crociera all’insegna della mondanità in «ambienti eleganti e confortevoli», studiati apposta per «regalarti il massimo del benessere, del comfort, del divertimento», come si legge nel sito della compagnia. Ma per i 718 passeggeri della Costa Victoria si è rivelata un incubo. Un incubo che ancora non si sa come, e dove, andrà a finire.

La grande nave era salpata da Venezia il 5 gennaio e qui avrebbe dovuto concludere il suo lungo viaggio attorno al mondo a fine marzo, dopo aver fatto scalo nei principali porti dei cinque continenti, dalle Barbados alle Antille Olandesi, dalle coste dell’Ecuador a quelle della Polinesia. L’esplosione della pandemia ha scombinato i programmi e l’elegante nave si è vista sbarrare, uno dopo l’altro, l’accesso di tutti i porti di destinazione. La crociera è finita prima del tempo ed ora la grande nave sta facendo precipitosamente ritorno alla casella di partenza, dove giungerà il 28 marzo.

mercoledì 18 marzo 2020

«Ho scoperto con delusione che Benetton non è il progressista che viene raccontato»

Se ne è andato sbattendo la porta, il filosofo Massimo Venturi Ferriolo, uno dei massimi pensatori moderni sul tema del paesaggio, già professore ordinario di Filosofia Morale ed Estetica in tante università italiane. I suoi ex colleghi della Fondazione Benetton, racconta, «si sono molto arrabbiati con me e mi ritengono impazzito» ma lui non rimpiange la sue scelta e ora lavora per far conoscere al mondo la storia del popolo mapuche. Una storia esemplare di tante che hanno afflitto i popoli originari del Sudamerica, «veri difensori della natura senza i falsi miti sullo sviluppo sostenibile neoliberista», spiega. «Distruggendoli, come sta avvenendo anche in Amazzonia, non facciamo altro che annientare noi stessi con il pianeta in cui viviamo».

martedì 17 marzo 2020

#Coronavirus and Climate Change. Or, in simpler words, #Capitalism

The widespread spread of the Coronavirus, which started in one city in China and spread rapidly throughout the planet, had at least the merit of making everyone understand what climate change had made few people understand. And that is that we all live on the same planet. The problems can in no way be circumscribed by borders that only exist for politics. Nor can they be militarized. Not even by building walls. The world is one and humanity, beyond any nationalist rhetoric, is also one. All the peoples of the world are interconnected. And so is the economy, culture, thought, migration, problems and emergencies such as this pandemic that has spread rapidly from China to the whole world. But not only all humanity is interconnected. We are also interconnected with the environment around us. As Ferdinand de Saussure said, “Tout se tient”, everything is connected. This is the first commandment of modern ecology.

venerdì 13 marzo 2020

Coronavirus e Climate Change. Oppure, in parole più semplici, Capitalismo

La capillare diffusione del Coronavirus, partito da una città della Cina ed estesosi rapidamente in tutto il pianeta, ha avuto quantomeno il merito di far capire a tutti quello che i cambiamenti climatici avevano fatto capire a pochi. E cioè che viviamo tutti sullo stresso pianeta. I problemi non possono in nessun modo essere circoscritti da frontiere che esistono solo per la politica. Neppure militarizzandole. Neppure costruendo muri. Il mondo è uno solo e anche l’umanità, al di là di qualsiasi retorica nazionalista, è una sola. Tutti i popoli del mondo sono interconnessi. E così lo è l’economia, la cultura, il pensiero, le migrazioni, i problemi e le emergenze come questa pandemia che dalla Cina si è diffusa rapidamente in tutto il mondo. Ma non solo tutta l’umanità è interconnessa. Siamo interconnessi anche con l’ambiente che ci circonda. Come diceva Ferdinand de Saussure, “Tout se tient”, ogni cosa è collegata. E’ questo il primo comandamento dell’ecologia moderna. 
Il Coronavirus e le paure mondiali che ha scatenato ci ha posto di fronte ad una realtà che, quando e speriamo presto l’emergenza verrà superata, non può più essere ignorata. Questo, ai cambiamenti climatici – l’altra grande questione che investe tutto il pianeta – non era riuscito di farlo capire, nonostante l’innegabile impegno degli ambientalisti, degli scienziati e di personaggi carismatici come la nostra Greta. Le questioni, certamente, si sono poste in maniera diversa. La percezione del rischio individuale, nel caso del virus, è molto più immediata e naturale, oltre che considerata più vicina sia nello spazio che nel tempo. Anche i comportamenti che ci vengono chiesti per superare l’emergenza –  evitare i contatti, restare a casa, lavarsi spesso le mani, eccetera – sono molto più semplici da eseguire rispetto alle azioni che ci vengono chieste per fermate il Climate Change, e cioè cambiare stile di vita, rinunciare ai fossili, costruire una nuova economia. Oppure, se preferite parole più semplici e dirette: abbattere il capitalismo. Capirete che “lavarsi spesso le mani”, è una azione più facile da mettere in campo!

domenica 1 marzo 2020

DeCOALonize the planet

"Siamo l'antidoto al capitalismo”. Così si leggeva nel grande striscione che gli attivisti hanno appeso ai lunghi nastri che trasportano il carbone sin dentro la centrale. Nastri che, perlomeno per un paio d’ore, sono stati bloccati, causando lo spegnimento della caldaia ed una diminuzione della produzione.

Siamo a Fusina, a ridosso della laguna di Venezia. Qui, in una delle aree più inquinate d’Italia dove, quando durante ogni tornata elettorale si promettono bonifiche che puntualmente non vengono mai portate a termine, è situata una delle dodici centrali a carbone del Paese. La quinta più grande d’Europa.

mercoledì 5 febbraio 2020

Il muro colorato dai sogni del Venezia Mestre

Il murale del Bae, sulla strada per Venezia, sarà abbattuto e ricostruito. I mattoni dell’opera, dedicata al «papà» degli ultrà del Mestre, venduti per finanziare la resistenza in Rojava 

È lungo cento metri. I disegni e i colori forti e vivaci richiamano il folklore e le tonalità tipiche degli indigeni del centro America: il rosso del tramonto ed il verde della selva. I colori del calcio Venezia. Le grandi lettere che compongono la scritta «Bae per sempre» sono completate da due frasi scritte più in piccolo: «I sogni attraversano gli oceani» e «Dalla laguna alla selva Lacandona».