venerdì 23 dicembre 2016

La cittadella della povertà e i reggiseni delle vigilesse

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La questione ruota tutta attorno al concetto di "decoro". Concetto che ognuno interpreta a modo suo. Vediamo due esempi: i poveri e i reggiseni delle vigilesse. Per il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, meglio conosciuto come "il Gigio da Spinea" da quei veneziani che non lo amano, i poveri sono indecorosi. Sono sporchi, soprattutto da quando l'amministrazione ha tagliato le docce dove andavano a lavarsi, qualche volta puzzano, non hanno un posto dove dormire, anche perché detta amministrazione ha chiuso le cooperative che davano loro un letto, tra loro qualcuno rubacchia o spaccia droga (questo non è vero, altrimenti non sarebbero poveri, ma il Gigio da Spinea ne è convinto), e poi - questo è indiscutibile - continuano a non curare l'eleganza e si infilano tutti gli stracci che trovano nelle immondizie per combattere il freddo. Insomma, sono indecorosi!
Il secondo esempio, riguarda le donne vigile. Ieri, il sindaco ha fatto la rituale comparsata per augurare buon natale ai cittadine decorosi in piazza Ferretto, in pieno centro a Mestre, con una mimetica addosso. Sì… l'altra parola che tiene banco da quando hanno eletto il Gigio da Spinea, è "sicurezza". Metti che ci sia un attentato, beh, lui ha già la mimetica addosso. Tra una cosa e l'altra, il primo cittadino di Venezia ha pensato bene di prendersela con le vigilesse. Si truccano troppo e indossano reggiseni non consoni. Qualche volta, dice il Gigio, non se lo mettono nemmeno il reggiseno.

giovedì 15 dicembre 2016

Guerre per il petrolio e petrolio per le guerre

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I cambiamenti climatici generano guerre. E le guerre generano i cambiamenti climatici. Facciamo le guerre per i combustibili fossili e consumiamo combustibili fossili per fare le guerre. Ci siamo mai chiesti quanto costa un carro armato in termini di emissioni di Co2? Quante emissioni serra porta con sé un bombardamento? 
D’accordo, di fronte a tragedie come quella di Aleppo, tentare di valutare la questione in termini di riscaldamento globale, sembra una bestemmia. Ma non dimentichiamoci che la guerra in Siria è stata causata anche dai cambiamenti climatici. 
Uno
studio pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” e riportato in italiano dalla celebre rivista Le Scienze (versione nostrana di Scientific America) ha spiegato come la guerra civile che sta insanguinando il Paese mediorientale sia imputabile, tra le altre cause, ad una tremenda siccità. La peggiore mai registrata in quell’angolo di medio oriente che ha visto nascere la civiltà. Tra il 2006 e il 2011, la siccità ha messo in ginocchio l’agricoltura, costringendo decine di migliaia di contadini a spostarsi verso le città. Un flusso migratorio che si è mescolato con quello dei profughi provenienti dal vicino Iraq in guerra – altro conflitto che ha radici profonde nel riscaldamento globale – causando un forte aumento dei prezzi, scarsità di generi alimentari e tensioni sociali. “Non stiamo sostenendo che la siccità abbia causato la guerra – scrive il climatologo Richard Seager – ma che, aggiunta a tutti gli altri fattori di tensione, ha contribuito a spingere la situazione oltre il limite, fino al conflitto aperto. E una siccità di tale entità è stata facilitata dalle attività umane in corso in quella regione”.
“I cambiamenti climatici mettono sotto stress le risorse idriche e l’agricoltura e probabilmente aumenteranno ancor più il rischio di conflitti – ha spiegato Seager su Scientific America – La guerra siriana vive ormai di vita propria, tuttavia, l’aggravamento della siccità per i cambiamenti climatici è stato un fattore importante nell’innescare la disgregazione sociale.”

sabato 10 dicembre 2016

I cacciatori nel parco. La Regione confeziona un bel regalo di Natale alla lobby degli “sparatutto”

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Alla regia di questo ennesimo tentativo della Regione Veneto di smantellare le – poche – aree protette del Veneto per trasformarle in riserve di caccia per gli amici degli amici, c’è ancora lui: il consigliere Sergio Berlato, eletto nelle liste di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale. Sotto tiro, è proprio il caso di dirlo, c’è il parco dei Colli Euganei. Un emendamento alla legge regionale legge di stabilità che sta per andare in discussione a Palazzo Ferro Fini, a firma del consigliere vicentino, chiede di ridurre di ben due terzi l’attuale superficie del parco, così da poter permettere ai cacciatori di praticare il loro “sport” preferito in aree sino ad oggi proibite alle doppiette
Un provvedimento che è stato definito una autentica porcheria, non solo dagli ambientalisti ma anche dai sindaci dei Comuni interessati come Arquà, Montegrotto, Battaglia, Lozzo, Este, Monselice e Galzignano, che vedono azzerare tutti i benefici che i loro cittadini ottengono dal parco, per fare un regalo di natale alla potentissima lobby dei cacciatori che ha nel consigliere Berlato il suo punto di riferimento. Una lobby, questa dei cacciatori, molto appetita da tutti i politici di destra (e anche da qualcuno di sinistra), considerato che il suo esempio è stato immediatamente seguito dal collega consigliere Stefano Valdegamberi, lista Zaia, che ha presentato un emendamento fotocopia sostituendo al nome “parco dei Colli”, “parco della Lessinia”. 

lunedì 5 dicembre 2016

Quell'ebraismo che rifiuta il sionismo

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La Terra Santa? "Appartiene esclusivamente al popolo Palestinese". Israele? "Uno stato illegittimo che non ha nessuna ragione di esistere". Ebraismo e sionismo? "Due concetti antitetici". Il chassidismo rifiuta il principio che sta alla base di questa ideologia: quello del diritto degli ebrei ad avere un loro Stato. Perlomeno sino a che il promesso Messia non busserà alle porte di Gerusalemme, inaugurando un'era di pace e prosperità sia per i vivi che per i morti. "Nell'attesa, noi preghiamo per un immediato e pacifico smantellamento dello Stato di Israele, perché i sionisti abbandonino la loro criminale ideologia e perché la terra di Palestina venga restituita ai loro legittimi proprietari. Così che anche in quei luoghi si possa tornare a vivere in pace come era nel passato". Parola di ebreo. Anzi, parola di rabbino: Yisroel Dovid Weiss, religioso ortodosso appartenente al movimento chassidista e noto attivista anti sionista, portavoce dell'organizzazione Neturei Karta (traducibile dall'aramaico come "i guardiani della città"). Assieme al discepolo Yehoshua Rosenberger, rabbi Weiss, martedì 29 novembre, in occasione della giornata che l'Onu dedica ai diritti dei palestinesi, è venuto a Venezia dagli Stati Uniti dove risiede per spiegare che quanto il governo israeliano sta portando avanti nella Terra Santa è un crimine che nulla ha a che vedere con l'ebraismo.

sabato 26 novembre 2016

Referendum costituzionale, ecco perché gli ambientalisti devono votare NO

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Non è solo sul futuro del bicameralismo paritario, che saremo chiamati a decidere domenica 4 dicembre.
La revisione del Titolo V della Costituzione nasconde un tentativo - vergognosamente mascherato sotto il velo della "riduzione del numero dei parlamentari" e del "contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni", che si legge nel quesito referendario - di espropriare democrazia ai territori per accentrarla nelle mani di un apparato governativo che - qualsiasi sia il suo colore politico - è sempre di più un obbediente e prono portavoce dei dettami della finanza.
Basti solo pensare che l'introduzione della clausola di "supremazia statale", tanto cara alla Boschi e Renzi, su temi come l'energia, le infrastrutture, il governo del territorio, avrebbe reso impossibile condurre battaglie come quelle, vinte, per l'acqua pubblica e contro il nucleare o come quella, persa ma che comunque qualche risultato lo ha ottenuto, sulle trivelle.

sabato 22 ottobre 2016

La fattoria senza padroni

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Nelle colline del Chianti, tra filari di viti e boschi di ulivi, c'è una fattoria senza padroni. E per raccontare la sua storia, partiremo dalla fine.
Siamo a pochi chilometri da Firenze. Trovare la fattoria non è facile perché bisogna indovinare lo sterrato giusto, dopo aver navigato a vista su una matassa di stradine sali e scendi, badando di non farsi distrarre dallo splendore artistico della cupola del Brunelleschi, che appare e scompare in lontananza, marcando il cuore del capoluogo toscano, adagiato nella valle dell'Arno. In quell'oasi di verde collinare, sembra impossibile che Firenze possa essere così vicina.
Capiamo di essere arrivati a destinazione quando vediamo un cartello della Monsanto. Già! Solo che sopra qualcuno ci ha disegnato un ragazzo armato di pennello che cancella il "santo" per sostituirlo con "deggi", tanto per rimarcare che da queste parti si respira tutta un'altra idea di agricoltura. Il nome della fattoria senza padroni è proprio Mondeggi. "Mondeggi Bene Comune", per l'esattezza. Nome che viene dallo sterrato che sale sulla collina sino ai tre casolari che sono la casa, il laboratorio, il deposito attrezzi, le cantine e tutto quanto fa fattoria per la ventina di ragazze e ragazze che, da circa tre anni, ha occupato questa terra, trasformandola, per l'appunto, in un Bene Comune.

mercoledì 5 ottobre 2016

Il Parlamento Europeo ratifica l’accordo di Parigi. Per i movimenti si apre la stagione delle battaglie per il clima?

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Dalla politica non ci si deve aspettare niente. Una legge dello Stato, un accordo internazionale, non valgono più di un due a scopa se non c’è la volontà di applicarli. Non basta neppure la supposta buona fede di chi siede nella stanza dei bottoni. Tutto questo per spiegare che il raggiungimento del quorum di ratifica dell’accordo di Parigi, pur se va annoverata tre le “buone notizie” del giorno, non porta con sé assolutamente niente di definitivo o di vincolante. La partita del clima è ancora tutta da giocare.
In ogni caso, la ratifica degli accordi di Parigi, sancita ieri, martedì 4 ottobre, dall’Unione Europea, rimane comunque un fatto positivo. Ricordiamo infatti, che il documento di intenti varato da Cop21 sul mantenimento della temperatura entro i 2 gradi, per diventare operativo, implicava la successiva ratifica dei Governi di perlomeno 55 Paesi del mondo per una responsabilità complessiva del 55% delle emissioni climalteranti. Ieri, con la firma dell’Unione Europea il tetto è stato ampiamente raggiunto.
E qualcuno potrebbe anche stupirsi di come mai ci son voluti più di sette anni per ratificare il protocollo di Kyoto, mentre per Cop21 ne è bastato uno solo. Il perché di questa velocità, lo si spiega facilmente con due osservazioni. A dar la sveglia all’agenda politica dei nostri Governi, non è stata purtroppo la scienza - che da decenni mette in guardia dai pericoli conseguenti ai Cambiamenti Climatici - ma, ancora, il capitale.

mercoledì 28 settembre 2016

Come dobbiamo dirvelo che l’inceneritore non lo vogliamo?

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E sempre all’erta bisogna stare! L’Sg31, buttato fuori dalla porta grazie ad una dura mobilitazione popolare, rischia di rientrare dalla finestra della partecipata. Finestra spalancata dalla cessione del 40% delle quote di Veritas alla srl Ecoprogetto. E il marcio non è solo in Danimarca evidentemente, considerato che della ventilata riapertura dell’inceneritore, se non addirittura della costruzione di un nuovo impianto nella stessa area, ne siamo venuto a sapere soltanto grazie all’allarme lanciato dal sindaco di Mira, il pentastellato Alvise Maniero, che ha prontamente informato la stampa non appena ne ha avuto notizia. C’è da chiedersi dove fossero gli altri 42 sindaci che pure fanno parte del consiglio di Bacino. A parte il Brugnaro “Gigio” che, di sicuro, stava sparlando di “schei” o di “sicurezza” davanti a qualche microfono. Ed è proprio sulla mancata trasparenza che il presidente della municipalità di Marghera ha puntato l’indice, questo pomeriggio, durante la riunione del consiglio. Un consiglio che sembrava più una assemblea popolare, pieno com’era di cittadini incazzati e preoccupati. “Proprio sul campo della gestione dei rifiuti bisognerebbe garantire la massima trasparenza - ha commentato l’ambientalista in apertura del dibattito -. Non è un caso che recentemente ci siano stati due attentati ai mezzi e agli impianti di trattamento, uno dei quali ha colpito proprio Veritas. I rifiuti, se non sono gestiti in maniera chiara e pulita, causano inquinamento ambientale e criminale”.

domenica 25 settembre 2016

Chi ama Venezia difende la laguna

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Mancavano solo loro, alla grande festa di musica e bandiere, che questo pomeriggio, sino a sera inoltrata ha colorato la fondamenta delle Zattere. Mancavano le Grandi Navi. Dalla marittima fanno sapere che l’autorità portuale ha preferito deviarle nei canali dietro la Giudecca. Eppure, il passaggio era sgombro. Questa volta, nessuno ha tentato di bloccare la circolazione di quelle specie di villaggi di vacanza galleggianti.
“Gli abbiamo fatto paura” spiegano dal palco. Più che paura forse, gli abbiamo fatto provare vergogna. Perché chi ama Venezia, questo pomeriggio, era là, in fondamenta, con i veneziani, a difenderla. Chi stava sulle navi, no. Di Venezia, dei suoi problemi e della sua vera bellezza, quei turisti da “tutto compreso”, non possono sapere nulla. Quelle tremila persone che dalla fondamenta chiedevano politiche per la residenzialità, interventi di tutela per la laguna, politiche per governare il turismo, l’allontanamento delle Grandi Navi e del loro inquinante passaggio, avrebbero anche potuto guastare la festa della partenza. Così, i condomini galleggianti, che di nave hanno ben poco, sono stati fatti girare al largo. I turisti si sono persi l’indubbio splendore di ammirare dall’alto del ponte la città dei dogi arrossare al tramonto del sole, ma gli è stata risparmiata l’umiliazione della verità: Venezia non vi vuole.

giovedì 15 settembre 2016

La Venezia che (r)esiste in assemblea a Rialto per preparare la festa di domenica 25

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Venezia si prepara alla grande manifestazione contro le Grandi Navi, prevista per domenica 25 settembre. E lo fa con una partecipata assemblea svoltasi questo pomeriggio nel cuore stesso della città: nella pescheria di Rialto. Quel cuore che “no se vende” come i residenti hanno scritto a grandi lettere sotto quello che fu un tempo il primo palazzo del Doge. Tanta gente, tante associazioni hanno accolto l’appello dei No Grandi Navi a dare vita a questo dibattito, comprendendo che la battaglia contro il gigantismo navale non solo è una battaglia in difesa della città, della sua laguna e della salute dei suoi abitanti, ma è anche un grimaldello per affrontare tutte le tante questioni che riguardano Venezia, dal turismo di massa al tanto citato “degrado”. Dietro il No alle Grandi Navi, ha spiegato Marco Baravalle in aperture dell’assemblea, ci sono tanti Sì: sì a una città solidale e sostenibile, sì alle case per i residenti, sì al controllo del traffico acqueo, sì all’artigianato e alla vita a Venezia.
“Proprio qui a Rialto dove sopravvive il valore d’uso di uno dei luoghi storici di Venezia, vogliamo ribadire che la nostra idea di città è ben diversa da quello che ne ha la Giunta e le compagnie di crociera che la vedono solo come uno strumento di profitto - ha spiegato Baravalle -. Ed è proprio sulle idee e sulle proposte che possiamo vincere questa battaglia, di fronte ai balbettii di chi non sa proporre nessuna soluzione, noi ripetiamo ancora una volta che le grandi navi debbono stare fuori dalla laguna e che Venezia esiste e resiste”.

mercoledì 14 settembre 2016

L'energia che guarisce

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Il reiki tra religione per l'anima e terapia per il corpo
Il reiki viene definito dai suoi cultori come una tecnica di guarigione, semplice da praticare quanto efficace negli effetti, che può essere utilizzata da chiunque sia stato “energeticamente ripulito” mediante l’attivazione dei suoi “canali naturali” (vedremo più avanti il significato di questo termine). Nel sito della scuola italiana di reiki[1], si legge: «Il reiki è una tecnica di origine giapponese immediata e naturale che permette di riequilibrarsi e di ritrovare benessere psichico e fisico utilizzando semplicemente le proprie mani. È così semplice che tutti possono impararlo in un fine settimana, persino i bambini».
Questa pratica si propone come una terapia medica atta a curare traumi, distorsioni, ustioni, ferite ma anche allergie, così come malattie autoimmuni, semplici raffreddori o patologie tumorali. Decisamente molto. Anche quando la malattia non regredisce (il reiki, bontà sua, non pretende di garantire l’immortalità), il paziente trattato dovrebbe comunque trovare beneficio psicofisico nel trattamento e migliorare la qualità della sua vita. Il reiki inoltre - sempre secondo chi lo pratica - può essere utilizzato per curare malattie mentali come la depressione e garantirebbe una forte stabilità emotiva ed una maggior serenità nell’affrontare i problemi di tutti i giorni anche a chi è sano come un pesce.
Attenzione a non confondere il reiki con la pranoterapia, ovverosia la guarigione di un malanno tramite l’imposizione delle mani. Una terapia “alternativa” la cui efficacia non è mai stata dimostrata. Mentre il pranoterapeuta travasa sul paziente la sua personale “energia magnetica”, il reikista si limita a far da «canale» per far scorrere l’«energia dell’universo». Il pranoterapeuta, alla fine della seduta - perlomeno così afferma - si sente svuotato e stanco, mentre il reikista che ha fatto solo da «filo conduttore» sarebbe a sua volta beneficiato dal passaggio del reiki. Contrariamente alla pranoterapia, il reiki può essere praticato anche su se stessi. Un’altra differenza fondamentale sta nel fatto che per applicare la pranoterapia bisogna essere delle persone speciali, alle quali Madre Natura, o chi per lei, ha elargito il magico dono della guarigione. Il reiki, al contrario, lo può praticare un premio Nobel come una persona semplice, un adulto come un bambino, un santo come un bestemmiatore incallito, purché ovviamente abbia prima investito i 300 euro indispensabili per farsi «attivare» i «canali energetici» da un maestro reikista. Da questo punto di vista, si tratta di una pratica di guarigione assai più democratica!

La mia esperienza col Reiki

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E proviamo anche noi!
Per cercare di capire di più di questa disciplina, non appena mi si è presentata l’occasione mi sono iscritto ad uno dei corsi reiki di primo livello che periodicamente si svolgono vicino alla mia città, Venezia, organizzato da una delle associazioni più attive nel territorio: la Riziki. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, Riziki non è un termine giapponese, ma africano. «Una parola in Kiswahili, ‘la lingua della costa’ - si legge nel loro sito - che mette in comunicazione vari gruppi etnici dell’Africa dell’est: una sorta di Esperanto africano». Scopo dell’associazione, sempre dal loro sito internet, è di promuovere «un equilibrio, dal punto di vista personale, sociale ed ambientale». Per questa ragione, Riziki, oltre che ad organizzare corsi in Italia, opera per la diffusione del reiki soprattutto nei Paesi del Sud del mondo,[...]

L'articolo integrale può essere letto solo sulla rivista o sul sito di Query

lunedì 12 settembre 2016

Dieci Sì per Venezia

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Diciamocelo pure: con l’amministrazione Brugnaro, Venezia ha toccato il punto più basso della sua storia millenaria. Prima causa di quel degrado e di quell’insicurezza contro cui sbraita ogni santissimo giorno chiedendo, come “unica soluzione”, poteri da “sceriffo” - del tutto fuori misura per un sindaco -, multe, daspo, vigilantes armati ad ogni angolo e altre amenità da guerra civile, il nostro poco amato sindaco si è rivelato del tutto inadeguato a gestire i problemi di una città unica al mondo e che ha sempre vissuto sul filo sottilissimo di un perfetto equilibrio mare/terra/laguna. Un equilibrio che già da un pezzo è andato a farsi fottere. E così, proprio nel momento in cui servivano scelte coraggiose, magari, per certi versi, anche impopolari ma comunque capaci di disegnare un futuro a partire da un passato che sui nostri canali continua scorrere assieme l’acqua, ci siamo trovati il Gigio da Spinea a far da padrone di casa. Con tutto quello che ne è conseguito. Mediocrità amministrativa (un Comune non è una azienda, ma questo non lo ancora capito e non lo capirà mai). Completa incapacità di immaginare un progetto a lungo termine atto a gettare le basi di un domani sostenibile per questa nostra città che, dicono, sia la più bella del mondo ma che non per questi deve necessariamente prostituirsi al turismo più becero, ignorante e danaroso.

mercoledì 7 settembre 2016

Città d’Europa protagoniste del cambiamento tra guerre e migrazioni

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In una Europa aperta ma composta da nazioni chiuse - ha spiegato Luciana Castellina - le contraddizioni si concentrano sulle città. Ed è da questi luoghi, sociali e politici, che dovrà partire il cambiamento. Ed è proprio sotto questa lente che la nascente Sinistra Italiana della nostra provincia ha scelto di aprire l’autunno politico veneziano con un dibattito sul tema “Dalle città all’Europa”, svoltosi ieri pomeriggio a Venezia, in una sala San Leonardo gremita di gente.
L’obiettivo dell’incontro è stato quello di “riprendere il mano il bandolo della matassa” dopo la pausa estiva - ha spiegato nella sua introduzione Mattia Orlando - per tessere da protagonisti “le trame di un futuro ancora incerto al quel arriviamo dopo un passato di conflittualità”. A far gli onori di casa, Anna Messinis, consigliere di circoscrizione di 2020Ve e e vice presidente della Municipalità di Venezia. Città che è uno dei punti focali del cambiamento cui accennavamo. Ma tutto in negativo. “Dopo un anno di giunta Brugnaro, possiamo affermare che Venezia è diventata un laboratorio di politiche populiste, tradendo la sua antica tradizione di città aperta e la sua ancora più antica e, allo stesso tempo, innovativa vocazione di città capace di tutelare il suo ambiente”. La democrazia ha lasciato il posto alla tecnica gestionale, ha spiegato la consigliera. Il welfare è stato abbandonato in nome del profitto privato e l’ambiente è letto solo come merce da vendere. “Il degrado di cui tanto si parla, nasce proprio da questa visione commerciale del mondo e della città. Le soluzioni che il sindaco propone, come quella di colpire il turismo ‘straccione’ a favore di quello ricco, è un rimedio peggiore del male. La strada dovrebbe essere, al contrario, quella di valorizzare le proposte dei tanti movimenti e dei tantissimi cittadini che si battono per una Venezia diversa e per una diversa economia: aiutare la residenzialità locale, l’artigianato e le altre attività non necessariamente legate al turismo, per ridare linfa vitale e dignità a chi vuole costruire in laguna il suo futuro”.

lunedì 18 luglio 2016

"Ciao fossili" I cambiamenti climatici tra resilienza e futuro post carbon

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Si definisce un "transizionista", Luca Lombroso. Ritiene infatti, il nostro meteorologo di fiducia, che il "cambiamento verrà dal basso e dalle comunità resilienti in transizione post carbon". Ottimista sul futuro dell'umanità - più che per altro, perché essere pessimisti sarebbe troppo catastrofico e, forse, anche troppo facile - Luca Lombroso ha appena dato alle stampe il suo terzo e ultimo libro sul cambiamenti climatici: "Ciao fossili" edito da Artestampa, 17 euro ben spesi. Ultimo, sottolinea l'autore, non solo in senso temporale. "Mi auguro proprio di non dover scrivere più libri sui rischi dei cambiamenti climatici e che l'umanità cominci finalmente ad agire".
Il cambiamento dal basso che auspica Lombroso, riguarda semplicemente tutti e tutto. Niente e nessuno può chiamarsi fuori. Sarà una rivoluzione economica, tecnica, culturale ma anche etica e sociale. Soprattutto, sarà inevitabile. Ed è per questo che la prima parte del libro è una sorta di dizionario alfabetico per insegnarci a "convivere con la resilienza". Accanto ai capitoli che ti aspetti, come Bicicletta, Trivelle" e Biodiversità, troviamo Ogm ("Il problema del cibo - spiega Lombroso - non si risolve con gli Ogm. Anzi non si farebbe altro che rendere i piccoli produttori dipendenti dalle grandi compagnie abbassando la resilienza") e Sforzi Vanificati ("i politici per primi devono essere coerenti ed evitare che mentre vengono promossi iniziative di sostenibilità ... dall'altro si insista per costruire nuove autostrade, cercare petrolio e gas"). Con la categoria dei "politici", Luca Lombroso non ci va a nozze. E come dargli torto? Il politico più lungimirante lavora nell'arco del suo mandato. Cinque anni, forse dieci se riconfermato. Ma i tempi della terra non sono i tempi della politica. Per non parlare dei tempi dell'economia. Che non solo non sono i tempi della terra - né lo sono mai stai - ma nemmeno quelli dell'umanità. Dire "Ciao fossili", Lombroso lo spiega con coerenza ed efficacia, significa salutare per sempre una economia che ha mercificato ambiente, beni comuni e diritti. Significa lasciarci per sempre alle spalle una economia che ha trasformato in nostro futuro in uno sportello di bancomat.

giovedì 14 luglio 2016

Dalle città ribelli per una Europa diversa

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Città ribelli per una Europa diversa. Spazi di democrazia dal basso da mettere in rete per costruire European Alternatives, visioni alternative di una Europa che non sia quella delle banche, delle privatizzazioni, dei tagli al sociale e dei diritti negati. Città come Barcellona e Napoli. Città che non hanno solo in comune il mare ma anche due sindaci capaci di ricordare che la disobbedienza ai diktat dell’alta finanza è sempre una virtù. Sindaci come Ada Colau e Luigi De Magistris, questo pomeriggio ospiti della municipalità di Marghera in un dibattito organizzato in piazza Sant’Antonio in collaborazione, per l’appunto, con European Alternatives. 
A far gli onori di casa, il presidente della municipalità, Gianfranco Bettin. “In un momento in cui i Comuni sono ridotti a semplici organi esecutori di una politica di tagli al welfare decisa in altre sedi, gli esempi di disobbedienza che stanno dando Barcellona e Napoli sono preziosi per farci capire che si può amministrare in maniera diversa. Ciò che non sta facendo il Comune di Venezia, purtroppo, che proprio nel primo atto della nuova Giunta ha tagliato i trasporti per i malati di Alzheimer e nel secondo ha eliminato il parco della laguna, già finanziato dalla comunità Europea. Ada Colau e Luigi De Magistris hanno dimostrato che si può amministrare una città non solo senza scatenare la guerra ai poveri, ma anche aprendo spazi di democrazia ai movimenti e alla cittadinanza attiva”. Tutto il contrario di Venezia, dove le stesse municipalità sono state rapinate da tutte le deleghe. 

martedì 5 luglio 2016

In viaggio con gli scettici: Ca’ Dario, la casa che uccide

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Gabriele d’Annunzio, nel suo romanzo autobiografico “Il fuoco”, pubblicato nel 1900, la descrive “inclinata come una cortigiana decrepita sotto la pompa dei suoi monili”. Il Vate d’Italia conosceva bene Ca’ Dario. La Casetta Rossa, che il principe Hohenlohe gli aveva messo a disposizione per suoi suoi soggiorni veneziani, sorge sull’altra sponda del Canal Grande e poteva vederla ogni volta che si affacciava dalla finestra. Più o meno dalla stessa prospettiva, la dipinse il pittore francese Claude Monet che sbarcò a Venezia nel 1908 alla ricerca di luci e colori. Il grande impressionista ne prese ispirazione per una celebre serie di quadri, tutti con lo stesso soggetto – la facciata di Ca’ Dario – ma sotto condizioni di luce sempre diverse. E anche a Monet, non sfuggì quella leggera inclinazione verso sinistra della facciata che contribuisce a donare alla Casa che Uccide, come viene chiamata a Venezia, un aspetto inquietante.

domenica 12 giugno 2016

La laguna fa la festa alle Grandi Navi. Attivisti in acqua per impedire il transito

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Proprio come la Val di Susa. Magari con l’acqua al posto delle montagne, ma con la stessa identica voglia di resistere e di difendere la propria terra. Come i valsusini non mollano sulla Tav, così i veneziani hanno voluto ribadire ancora una volta che la laguna è un bene comune che non deve essere né mercificato né devastato. E proprio come in Val di Susa, la giornata di lotta è stata trasformata in un momento di festa popolare con musiche, canti e bandiere. Tutti in fondamenta alle Zattere, questo pomeriggio, per la Festa della Laguna davanti al canale della Giudecca trasformato in una autostrada per le Grandi Navi. Tutti a ribadire che quegli inquinanti villaggi turistici galleggianti sono incompatibili col delicato ecosistema lagunare. Tutti sostenere la ventina di sub - attivisti che anche quest’anno si sono gettati in acqua con maschera e pinne per impedire il passaggio di quei Mostri del mare. Guardia costiera, motoscafi della polizia e moto d’acqua non sono riusciti a fermare i nuotatori che, trincerandosi dietro tre grosse boe, sono riusciti a bloccare per tutto il pomeriggio il transito di tre grandi navi. Intanto, dalla riva, qualche centinaio di cittadini applaudiva e sventolava bandiere No Navi, mentre dal microfono si alternavano gli interventi degli ambientalisti che ricordavano perché queste speculazioni edilizie galleggianti sono incompatibili con la laguna di Venezia per via dell’enorme spostamento d’acqua che causa lo smottamento dei fondali e delle rive. Per non parlare dell’inquinamento da polveri sottili e ultra sottili che portano l’inquinamento di una autostrada a tre corsia all’interno dell’unica città al mondo senza auto.

domenica 15 maggio 2016

Storia di una panchina

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Colore: rosso fuoco. Materiale: legno laccato. Interamente realizzata a mano. Modello artigianale e unico. Non privo di eleganza nella sua sobrietà. Vi ci potete accomodare - e gratuitamente! - se passate per via Carducci, nel cuore di Mestre. Ma non è questa la panchina di cui vogliamo raccontare la storia, ma di quella che c’era prima. Prima che il Brugnaro Luigi - lui si firma sempre col cognome davanti al nome che gli pare più corretto - sindaco di Venezia, la sradicasse a colpi di ruspa assieme a tutto il malcapitato plateatico che ci sorgeva attorno. E non senza aver prima chiamato a rapporto la stampa locale per mostrare come, con la ben quotata politica della ruspa, si possa risolvere il famoso “degrado” che umilia la città. La panchina, quella piallata intendiamo, non era per nulla diversa dalla altre, poche, panchine che si trovano a Mestre. Eppure, nei bui recessi della sua coscienza panchinara, costei covava una imperdonabile colpa: consentiva ai senza dimora di sedercisi sopra. Di notte poi, qualcuno di questi disperati ci si sdraiava pure sopra per riposare. E sognare magari di stare su un letto vero. Un crimine che le è costato l’inappellabile pena di morte per ruspa violenta. Una delle tante vittime innocenti della personalissima “lotta al degrado” che il Brugnaro Luigi sindaco sta portando avanti con passione che potremmo definire da tifo sportivo.

giovedì 28 aprile 2016

Quella rapina a mano armata che chiamano TTIP

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Si scrive TTIP. Si legge “Transatlantic Trade and Investment Partnership”, ma col "trade" e con la "partnership" non ci azzecca nulla. Nei media, l'acronimo viene comunemente tradotto con "trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti". Da cui si evince che, in questa storia brutta assai, anche il nome è sbagliato. Il TTIP infatti, non è un trattato sul commercio e sugli investimenti. E non perché lo scrivo io.
Lo ha sottolineato, tra gli altri, anche il premio Nobel per l'economia Joseph Stiglitz in uno suo intervento al Parlamento italiano il giorno 24 settembre del 2014, che passerà alla storia per il totale disinteresse dimostrato dai nostri onorevoli. "Il TTIP non è un accordo di libero scambio, come vogliono farci credere - ha sottolineato il Nobel statunitense -. Un accordo simile potrebbe essere contenuto in tre pagine: noi eliminiamo le nostre barriere doganali e voi le vostre. Ma gli Usa non sono interessati ad un accordo di libero scambio. Gli Usa vogliono un patto di gestione del commercio per favorire particolari interessi americano che non non sono neppure gli interessi dei cittadini americani. Ecco cosa è il TTIP. Questo è il motivo per il quale l'Ustr (United States Trade Representative, l'agenzia governativa che gestisce le trattative in materia.ndr) si è rifiutata di rivelare il testo dell'accordo anche ai membri del Congresso. Vogliono che i nostri e i vostri rappresentanti siano all'oscuro di quando contenuto nell'accordo. Figuriamoci i normali cittadini che non ne devono sapere assolutamente nulla".

martedì 19 aprile 2016

Fin che la barca va, l'inquinamento aumenta

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Peggio di Pechino. Per quanto riguarda le polveri ultrasottili, le particelle con un diametro inferiore a 2,5 µm (un quarto di centesimo di millimetro), l'aria che si respira a Venezia è più pericolosa di quella che ammorba i cieli eternamente grigi della capitale cinese. Ad affermarlo è un esperto di inquinamento atmosferico del calibro di Axel Friedrich, già capo divisione del settore Ambiente e trasporti della Germania e uno dei fondatori dell'Icct, il consiglio internazionale per i trasporti puliti. Per quattro giorni, da venerdì 15 a lunedì 18 aprile, il dottor Alex e il suo staff hanno monitorato con le loro apparecchiature scientifiche l'aria di Venezia e i risultati, presentati oggi alla sede della Municipalità di San Lorenzo, sono davvero preoccupanti. L'iniziativa è stata organizzata dall'associazione Ambiente Venezia in collaborazione con la Nabu tedesca.
Sotto osservazione, in particolare, l'inquinamento atmosferico che deriva dal traffico navale e dal via vai di Grandi Navi al porto di Venezia. "Ho effettuato valutazioni dell'aria in tanti porti e tante città - ha dichiarato Axel Friedrich - ma un inquinamento simile non l'ho mai rilevato. In Italia, si continua a permettere alle navi di bruciare carburante di pessima qualità e di non adoperare i filtri antiparticolato con conseguenze tragiche per la salute di migliaia e migliaia di cittadini, per non parlare degli effetti nefasti sul clima, sull'ambiente e anche sui monumenti. I Paesi che si affacciano nel mare del Nord e nel mar Baltico, invece, hanno ottenuto per le loro acque il riconoscimento dell'area Seca (SOx Emission Control Area. ndr) migliorando notevolmente la qualità dell'aria".

mercoledì 13 aprile 2016

Non solo il mare. Il petrolio inquina anche la politica e la democrazia

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Di Cop21 abbia già scritto in tante occasioni. Così come in tante occasioni abbiamo sottolineato l’ipocrisia di un premier come il nostro Matteo Renzi che dinanzi alla platea parigina si spertica in lodi sui progressi fatti dal nostro Paese verso una politica energetica basata sulle rinnovabili, salvo poi tornare a Roma per inserire nello Sblocca Italia tutti gli emendamenti volti a favorire gli amici petrolieri ed atti a consentire alle compagnie di trar profitto, inquinando, sin dentro ai parchi naturali, come quello del Pollino. Eppure, che il petrolio e le energie fossili non abbiano un futuro, è stato ampiamente ribadito alla conferenza sui cambiamenti climatici. Che l’economia debba abbandonare lo sfruttamento di risorse inquinanti e, per di più, in via di esaurimento è un impegno che tutti i Governi mondiali, sia pure con vari distinguo, si sono assunti. Compreso quello italiano che ora ci racconta che non serve andare a votare al referendum sulle trivelle e che il nostro futuro energetico è ancora basato sul petrolio.
Il problema sta tutto nel fatto che l’oro nero non inquina solo l’ambiente ma la stessa democrazia.

domenica 10 aprile 2016

Margini in/versi intervista EcoMagazine

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(intervista a cura di Claudia Ciardi)
L’unica certezza con cui ci avviciniamo al referendum del 17 aprile è la scarsissima informazione aggravata e rilanciata dalla dissuasione al voto. Quest’ultimo aspetto è il più amaro, dal momento che l’astensionismo ha segnato in negativo le ultime tornate elettorali, e semmai dovrebbe allarmare l’intera classe politica. Il calo dell’affluenza tradisce un salto genetico della democrazia, purtroppo cavalcato dalle forze della maggioranza. Oggi l’elettorato si configura sempre più come qualcosa di scomodo. Lo si riduce a strumento destabilizzante e con ciò si disconosce pericolosamente l’innesto di rappresentanza nelle istituzioni di cui è l’unico legittimo portatore, il che costituisce per l’appunto la base dei nostri ordinamenti. Grazie all’inchiesta sulle attività estrattive in Basilicata, i riflettori sono tornati ad accendersi. E tuttavia il principio non mi soddisfa: senza indagati, senza la testa di un ministro, che sono di per sé fatti eclatanti, destinati ad avere una grande risonanza, quali elementi avrebbe avuto il cittadino per interrogarsi sul merito della questione energetica? Ben pochi.   

La letteratura migrante come bene comune

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A Ferrara si apre il 15esimo festival di scrittura migrante

La letteratura come grimaldello per scardinare le serrature mentali che si annidano su concetti vuoti di significato come “clandestino” o “sicurezza”. La letteratura come dialogo, come incontro tra culture, come reciproco arricchimento di chi scrive e chi legge. La letteratura come mezzo per restituire alle parole quella dignità che gli viene negata da tutte le semplificazioni xenofobe che scavano dentro le nostre paure. La letteratura, infine, come bene comune. Ed è proprio quest’ultimo il sottotitolo del 15esimo convegno sul tema “Non solo acqua, non solo aria” intitolato a Franco Argento che si svolgerà nel ferrarese da giovedì 14 a sabato 16 aprile. Una “tre giorni” fitta di appuntamenti dedicata, come di consueto, alla letteratura migrante. L’appuntamento è organizzato dal Cies (centro informazioni ed educazione allo sviluppo) di Ferrara, in collaborazione con altre realtà che si occupano di migranti e di diritti come Cittadini del Mondo, Quadrifoglio, PortoAmico, e gode dei patrocini istituzionali di Comune, Provincia e Regione.
Come è oramai tradizione, il primo appuntamento del festival, quello di giovedì, si svolgerà a Portomaggiore, teatro Smeraldo alle ore 9, per poi trasferirsi al centro Il Quadrifoglio, Pontelagoscuro, Ferrara. Tra le scrittrici e gli scrittori che interverranno, segnaliamo Melita Richter, Tahar Lamri, Nader Ghazvinizadeh, Silvestra Sbarbaro, Sandro Abruzzese, Barbara Diolaiti, Ibrahim Kane Annour ed Alessandro Ghebreigziabiher.

venerdì 1 aprile 2016

Non è un Paese per ambientalisti. Lo scandalo Tempa Rossa travolge la ministra per lo Sviluppo economico

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«La chiamo per darle la buona notizia, si ricorda che tempo fa c’è stato casino e che avevano ritirato un emendamento? Pare che oggi riescano ad inserirlo nuovamente al Senato... pare ci sia l’accordo con Boschi e compagni. È tutto sbloccato». Questa è la trascrizione della telefonata effettuata il 5 novembre 2014, dal petroliere Gianluca Gemelli, compagno della ministra per lo Sviluppo economico, Federica Guidi, al dirigente della Total Giuseppe Cobianchi.
La “buona notizia” in questione è che il progetto Tempa Rossa, un inquinante impianto di estrazione a Corleto Perticara, in provincia di Potenza ed a ridosso dal parco nazionale dell’Appennino lucano, inizialmente stralciato dallo Sblocca Italia, era stato reinserito grazie alle pressioni della compagna ministra. Cinque minuti prima, la stessa ministra aveva telefonato al Gemelli, rassicurandolo sul suo progetto. “Dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato se è d’accordo anche Maria Elena quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte, alle quattro di notte”. La Maria Elena in questione, è la ministra con delega all’attuazione del Programma di Governo, Boschi. Altro personaggio che puntualmente sale alle cronache per le strette parentele finite sotto inchiesta, come nel recente caso di Banca Etruria.
L’emendamento è stato puntualmente approvato e ancora una volta il nostro Paese ha svenduto un suo pezzo di territorio pubblico ai petrolieri privati. Un “regalo”, per le sole aziende di Gianluca Gemelli di circa 2 milioni e mezzo di euro di subappalti.
Da sottolineare che il progetto è stato approvato qualche giorno prima che il nostro capo di Governo, Matteo Renzi, volasse a Parigi, davanti all’assemblea di Cop21, per raccontare quando brava fosse l’Italia ad investire sulle rinnovabili.

lunedì 14 marzo 2016

Comincia la battaglia per difendere il nostro futuro dalle trivelle. A Venezia si costituisce il comitato per il Sì

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Votare Sì per difendere il nostro mare, il nostro futuro e anche il nostro lavoro. Perché, checché ne dicano i fautori del no, l’economia di domani sarà tutta sulle rinnovabili e i combustibili fossili, Cop21 ci insegna, appartengono al passato dell’umanità.
Quello sul quale gli elettori saranno chiamati ad esprimersi, domenica 17 aprile, è un referendum senza storia perché, contrariamente a quanto accaduto per l’acque e il nucleare, i sostenitori delle trivelle, che alla fin fine sono solo i petrolieri, non hanno nessun argomento valido da opporre alle tesi ambientaliste. Le attività estrattive contribuiscono al bilancio nazionale per appena 340 milioni di euro all’anno. Come dire che solo a fare il referendum si spende di più. In compenso, “regalano” al nostro Paese, inquinamento del mare e delle falde, subsidenza e un forte rischio ambientale.
Il “No” non ha ragioni da vendere e per questo punterà sulla disinformazione e sull’astensione. “A poche settimane dal referendum il 50 per cento degli italiani non sa neppure che si andrà a votare” spiega Michele Boato, del comitato per il Sì. Il lavoro degli ambientalisti e di quei partiti come i 5 Stelle, Sel, Verdi e anche la Lega Nord, (folgorata sulla via dell’ecologia?) dovrò puntare tutto ad informare gli italiani, a far sapere loro che domenica 17 si aprono le urne e che è importante depositarvi dentro la propria scheda.

martedì 8 marzo 2016

Dalla Val di Susa alla Laguna. La battaglia è per la democrazia

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Di zone rosse ne abbiamo viste tante. Di reazioni spropositate da parte delle cosiddette “forze dell’ordine” ancora di più. Ma quanto accaduto oggi in bacino San Marco va oltre ogni comprensibile logica anche militare di difesa di due capi di Stato. Diciamola tutta: San Marco era presidiata da tante e tali forze di terra, di cielo e di mare che ci si poteva liberare dieci Kobane. La reazione al tentativo di violare il cordone di sicurezza da parte di una decina di imbarcazioni da laguna, che ha scatenato speronamenti e idranti da parte di navi militari da guerra, testimonia una volta per tutte lo scollamento che è in atto nel nostro Paese - ma potremmo anche scrivere in Europa - tra il potere politico e la cittadinanza.
Il palazzo Ducale di Venezia (e dei veneziani!) che, ricordiamolo, ai tempi dei Dogi non è mai stato difeso da una milizia armata in quanto il popolo doveva avere il potere e la possibilità di rovesciare il governo dogale qualora questi avesse contro la città e la sua laguna, è stato usato dal premier Matteo Renzi come una prestigiosa ed esclusiva location per un vertice con il suo parigrado francese, François Hollande. Vertice in cui si è discusso, tra le altre cose, di una eventuale guerra di cui non solo i semplici cittadini ma ma neppure i parlamentari sanno qualcosa.

venerdì 26 febbraio 2016

Quei buchi nell’acqua chiamati trivelle. #CementoArricchito

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Qualsiasi giudizio si possa dare su Cop21, su un punto tutti i commentatori si sono trovati concordi. Il vertice mondiale sul clima, svoltosi a Parigi nelle due prime settimane di dicembre, ha posto una pietra tombale sui combustibili fossili.
Vero che l’opposizione di alcuni Paesi petroliferi, come l’Arabia Saudita, ha impedito che nell’accordo finale comparisse il termine “decarbonizzazione”, ma è pure vero che, se davvero vogliamo anche soltanto provare a contenere l’aumento globale della temperatura "ben al di sotto di 2 gradi Celsius in più rispetto ai livelli pre-industriali” - come si legge nel documento conclusivo - tutti gli Stati firmatari dovranno impegnarsi sin da subito a trovare alternative energetiche sostenibili.
In altre parole, gli idrocarburi come il petrolio, il carbone in tutte le sue forme, il gas come il metano, sono stati definitivamente buttati fuori della storia dell’umanità.
O non ci sarà futuro per questi combustibili, o non ci sarà futuro per l’umanità.

giovedì 18 febbraio 2016

Anche da Venezia, no all'estradizione di Omar Nayef

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Il 13 giugno del 1980, nell’isola di San Giorgio, il consiglio europeo concordò una risoluzione per il Medio Oriente in cui si stabiliva, per la prima volta, che il diritto alla sicurezza di Israele e di tutti gli altri Stati della regione non poteva prescindere dal “riconoscimento dei diritti legittimi del popolo palestinese” in virtù del principio universalmente riconosciuto di giustizia per tutti i popoli.
Questa piccola isola della laguna di Venezia è quindi un luogo –  simbolo per la causa palestinese, che proprio qui vide riconosciuta dalla comunità internazionale la sua esistenza e i suoi consequenziali diritti.
E proprio su questa piccola isola la cui visuale spazia sino a piazza San Marco, un gruppo di attivisti ha accolto l’appello lanciato dall’associazione Samidoun (parola araba che significa “resistenti”) a favore di Omar Nayef, il rifugiato politico palestinese da dicembre “assediato” nella sua ambasciata a Sofia da una richiesta di estradizione di Israele.

sabato 16 gennaio 2016

In nome del popolo asfissiato

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Titola la Tribuna “Pm10: l’aria di Treviso quasi pari a quella di Marghera”. Occhiello: “E il resto del Veneto non va certo meglio”. A veneziani e margheritini non farà piacere che l’aria che si trovano a respirare tutti i giorni sia considerata un metro di paragone per la tossicità e non sarà neppure di consolazione sapere che oramai tutto il Veneto, ma potremmo dire tutta la pianura padana, sia diventata una gigantesca “Marghera”.
L’allarme, si legge sempre sulla Tribuna, è stato dato dall’ambientalista Gianfranco Bettin, attuale presidente della municipalità di Marghera, dalla sua pagina Facebook il 31 dicembre. Ultimo giorno di un anno, tra l’altro, superiore alla media in quanto piovosità. In questa prima quindicina di gennaio, caratterizzate da una marcata siccità, la situazione è alquanto peggiorata. Gli sforamenti dei limiti di sicurezza delle polveri sottili registrati dalle centraline Arpav in tutta la Regione sono oramai una norma. E la cosa più grave è che tutto ciò avviene nella completa indifferenza dei nostri amministratori. “Speriamo che piove presto - si è limitato a dichiarare il governatore veneto, Luca Zaia -. Questo è l’unico rimedio”.
Certo. La pioggia è un rimedio. Ma starsene con le mani in mano in attesa della pioggia è un delitto. Ci sono tanti provvedimenti che si possono, che si debbono prendere. Provvedimenti, lo sappiamo bene, anche assai impopolari per l’elettore medio come il blocco della circolazione, ad esempio, ma indispensabili in un momento in cui la salute di tutti è messa a rischio. Provvedimenti che, chi governa, non può esimersi dal varare.

giovedì 14 gennaio 2016

Italia in stile gruviera. Il Governo apre la porta alle trivellazioni e rinnega Cop21

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Dimenticate Parigi. Dimenticate la Cop 21 e il documento conclusivo dell’assemblea delle nazioni che decreta la fine dell’epoca dei combustibili fossili. Dimenticate tutte le promesse di ministri e capi di governo di tutto il mondo. Dimenticate soprattutto, le sparate di Matteo Renzi che giurava di come l’Italia fosse pronta ad investire sulle rinnovabili. Dimenticate tutto questo.
Facciamo finta che i cambiamenti climatici siano il parto di un fecondo scrittore di fantascienza, che i combustibili fossili non siano in via di esaurimento e che l’inquinamento atmosferico sia l’ultimo dei problemi dall’umanità. Immaginate anche, se ci riuscite, che le emissioni di scarico siano un toccasana per la salute. Immergetevi in questo scenario idilliaco e converrete che la sola idea di trivellare mezza Italia per cavarne qualche goccia di petrolio è ugualmente - per dirla come ebbe a dirla Fantozzi della Corazzata Potëmkin - una cagata pazzesca.

I 114 permessi di ricerca ( 90 di terra e 24 di mare) e le 212 concessioni di estrazione di idrocarburi (143 di terra e le rimanenti 69 di mare) rilasciati dal ministero per lo Sviluppo economico con un provvedimento che - guarda caso! - portano date da ferie natalizie come il 24 e il 31 dicembre, sono una follia sotto tutti i punti di vista. Quello economico compreso. Lo ha messo bene in evidenza il verde Angelo Bonelli che ha fatto due conti alla concessione che il Governo ha assegnato alla Proceltic Italia, aggiudicatasi il lotto adiacente alle Tremiti per la modica cifra di 5 euro e 16 centesimi al metro quadrato. Come dire che la devastazione di un’area unica al mondo per la biodiversità, come quella che arricchisce queste isole, porterà nelle casse dello Stato la miseria di mille 928 euro e 3 centesimi (arrotondati per eccesso!) all’anno. Se questa non è follia…