giovedì 30 gennaio 2014

Questi giorni a Lampedusa. L’isola delle caserme

cas
Tra Lampedusa e la Sicilia corrono cento miglia di mare. E tocca pagarle tutte. La nostra parabola satellitare con i suoi quattro audaci paladini di belle speranze che se la sono scarrozzata per tutta la Penisola, se ne è rimasta, triste e sconsolata, sulla banchina di Porto Empedocle. Giove Pluvio e suo fratello Poseidone le han detto di no. D’altra parte, in questa stagione, i collegamenti navali sono peggio di un terno al lotto. Col vento di libeccio poi, che non soffia mai per meno di un mese, pensare di raggiungere Linosa per mare è una pia illusione ”perché - mi ha spiegato un pescatore giù al porto - lei, signore, deve considerare che Lampedusa è un’isola”. Lo so, gli ho risposto con un po’ di sufficienza. “No che non lo sa, signore. Per capire che Lampedusa è un’isola deve avere una moglie che sta per partorire oppure un figlio malato che ha bisogno di... come si chiamano, quegli esami medici là che ti fanno solo a Palermo?”

Satellite comunicazione

sat
Da Padova a Lampedusa in auto. Le nuove frontiere della comunicazione sono anche questo: attraversare la penisola con un' antenna satellitare sul tetto dell'auto, per consentire a chi non potrà raggiungere l'isola di seguire le giornate della Carta di Lampedusa.
Sono partiti lunedì da Padova per raggiungere Napoli ed imbarcarsi per la Sicilia. Poi in auto da Palermo a Porto Empedocle per prendere un'altra nave fino all'isola.
I nuovi strumenti di comunicazione hanno avuto fin dall'inizio un ruolo fondamentale per la Carta di Lampedusa. Ma le assemblee on-line ed il documento scritto collettivamente attraverso il docuwiki pubblico sono stati solo il preludio. E' intorno alla tre giorni sull'isola che la comunicazione indipendente cercherà di spingersi oltre, con una connessione satellitare messa a disposizione da Sherwood.it.

Cie. La mappa del fallimento

cie
L'ingresso immediato e sicuro di chi fugge dai conflitti, la necessità di uno stravolgimento delle politiche di accoglienza a livello comunitario, l'azzeramento delle risorse destinate alle operazioni militari/umanitarie di controllo dei confini, il completo rovesciamento delle condizioni che legano il soggiorno al lavoro, la libertà di circolazione interna allo spazio europeo. Sono questi alcuni dei punti cardine della Carta di Lampedusa. La sfida più importante è però quella che comincerà alla conclusione dei lavori sull'isola, quando questi nodi si dovranno trasformare in agenda programmatica su scala euromediterranea. Certamente uno dei temi più caldi su cui si misureranno movimenti e associazioni è quello della detenzione amministrativa in Italia. Secondo il Viminale sono 13 i centri in esercizio sul territorio nazionale. Quelli di Serraino Vulpitta, Brindisi, Crotone e Bologna, sono ufficialmente chiusi in attesa di riaprire.

A Lampedusa per cambiare l'Europa

lampeuro
Quanta gente è passata da Lampedusa in questi anni. Tanti turisti, tanti migranti, ma anche tante persone indesiderate seguite da scorte e da giornalisti, pronte a versare lacrime davanti alle telecamere e a dispensare promesse mai mantenute. Ma questa volta no. Questa volta, in quest'isola al centro delle rotte forzate del Mediterraneo, si respira un'altra aria. E' gennaio ma sono arrivati a Lampedusa in tanti, giovani e meno giovani, donne e uomini. Vengono da tutta Italia, ma ci sono anche greci, francesi, tedeschi, nordafricani. E' impossibile confonderli con dei turisti. Hanno scelto di incontrarsi qui perché, nonostante la strage del 3 ottobre scorso, l'Europa non ha smesso di investire miliardi nella politica del confine. Sullo sfondo rimane così una vera e propria geografia della morte, disegnata con il denaro di tutti, che negli ultimi venticinque anni ha causato perlomeno ventimila vittime. Da venerdì 31 gennaio a domenica 2 febbraio Lampedusa sarà però al centro di un'altra storia. Tre giorni di lavoro intensi, fatti di assemblee ed incontri, di discussioni e confronti, per scrivere quella che si chiamerà “la Carta di Lampedusa”. Un patto Euromediterraneo che proprio a partire da questo luogo condannato e abbandonato dai governi di ogni colore, lancia la sfida ai confini dell'Europa.

sabato 18 gennaio 2014

Condannato attivista. Aveva pulito una discarica in un parco naturale “patrimoniio dell’umanità”

cond
Cinque giorni di galera per aver ripulito un parco da una discarica abusiva! Avete presente il principio “Chi inquina, paga”? Beh, ad un attivista del comitato in difesa della valle del Mis è accaduto il contrario. Due mesi dopo l’iniziativa che ha visto un centinaio di attivisti entrare e ripulire l’ex cantere della ditta Eva Valsabbia, ridotto oramai ad una vera e propria discarica aperta sotto il bel cielo delle Dolomiti, è arrivato un decreto penale di condanna disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari Vincenzo Sgubbi che prevede l’arresto per una durata di cinque giorni corrispondente alla pena pecuniaria di 1.360 euro. Una vicenda che ha dell’incredibile. La stessa Corte di Cassazione ha definito quel cantiere illegittimo in quanto, sorge su terreni che si sono dimostrati legati ad uso civico e che la ditta ha acquistato senza i relativi permessi edilizi. Terreni, quindi, inalienabili ma che sono stati ugualmente per costruire una centrale idroelettrica, opera tra l’altro vietata all’interno di un Parco Nazionale. Un parco che, tra le altre cose, è stato anche dichiarto dall’Unesco “Patrimonio mondiale dell’Umanità”.

mercoledì 15 gennaio 2014

Porto Tolle, vittoria degli ambientalisti. I periti del tribunale chiedono all’Enel 3,6 miliardi di euro di risarcimento

toll
Abbiamo vinto. Non ci capita spesso di vincere, diciamocelo pure, ma stavolta abbiamo proprio vinto. L’Enel, sulla sua centrale a carbone “pulito” nel cuore del parco del Delta, ci può anche mettere una pietra sopra. E, oltre alla pietra, dovrà anche mettere una mano in tasca per tirare fuori il portafoglio, se il tribunale confermerà la perizia dei tecnici del’Ispra, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che hanno quantificato in 3 miliardi e 600 milioni i risarcimenti per danni ambientali e sanitari causati da questo suo impianto di Porto Tolle.
La perizia è stata richiesta dal Tribunale di Rovigo che ha messo a processo il colosso energetico con l’accusa di disastro ambientale. L’enorme importo risarcitorio che non ha precedenti in Italia e che, per la prima volta si attiene al principio “chi inquina, paga”, è stato calcolato quantificando in 2,6 miliardi per la mortalità in eccesso e nel rimanente miliardo i danni ecologico per mancata ambientalizzazione. Le emissioni di anidride solforosa rilasciate dalla centrale di Porto Tolle, che da sola copriva un decimo di tutte le emissioni italiane, sono state ritenute una causa scatenate di danni all’apparato respiratorio e di malattie anche mortali dei residenti nelle vicinanze, in particolare dei bambini. Per quanto riguarda la mancata ambientalizzazione, l’Enel è accusata di non aver mai provveduto a modernizzare i vetusti impianti di combustione a olio per ricondurre le emissioni entro i limiti stabiliti dalle normative anti inquinamento, sforando le prescrizioni contente nel decreto ministeriale del 12 luglio del ’90 grazie a deroghe e scappatoie.

domenica 12 gennaio 2014

Rilanciare il “30 novembre. Comitati da tutto il Veneto in assemblea a Padova

ril
Tanti cuori per un solo obiettivo: rilanciare in positivo quello che oramai è stato chiamato “movimento del 30 novembre” e trovare una strada condivisa per imprimere una sterzata ambientalista ad un governo regionale che, anche nelle ultime scelte politiche in tema di viabilità, si riconferma più che mai legato a vecchi schemi di sfruttamento e mercificazione del territorio e dei beni comuni.
L’incontro dei comitati - il primo dopo la manifestazione di fine novembre - si è svolto sabato pomeriggio, nella sede patavina dei Beati Costruttori di Pace. Più di un centinaio i presenti, in rappresentanza del variegato arcipelago ambientalista e movimentista del Veneto. La prima parte dei lavori è stata dedicata ad una valutazione a freddo dell’iniziativa del 30. Valutazione considerata per lo più positiva da tutti. Superata la fase delle polemiche sulla gestione del corteo, è apparso chiaro che il percorso che si vuole intraprendere dovrà essere sì condiviso nei fini, ma rispettare le specificità di ogni singola associazione, i suoi tempi, il suo linguaggio e il suo stare in piazza. Piuttosto il, continuiamo a chiamarlo così , “movimento del 30 novembre” dovrà mostrarsi il più possibile inclusivo, allargando i temi ambientali a quelli del lavoro, considerando che alla fin fine, diritti e ambiente sono due facce della stessa medaglia che un certo tipo di “sviluppo” vorrebbe macinare per ricavare reddito. O meglio. quella famosa “rendita” che, come ha osservato l’architetta Luisa Calimani, portavoce di Città Amica, sta alla base di questo capitalismo predatorio che ha inventato parole come “austerity” e concetti come “crisi”.