mercoledì 13 novembre 2013

Crescono le persone in fuga da guerra e carestia. I dati del dossier Immigrazione

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A voler sintetizzare, sono sostanzialmente tre i dati di fatto che emergono dal Dossier Immigrazione. Tre dati di fatto statistici che contraddicono quello che per la maggior parte dei massa media è il “sentire comune“ della popolazione. La percentuale di cittadini migranti in Italia, innanzitutto è inferiore alla media europea. Se il nostro Pese è, per vocazione geografica, uno dei primi ad essere attraversato dal flusso migratorio, la maggior parte degli stranieri preferisce far rotta verso il nord Europa. Secondo punto: i migranti, conti alla mano, danno alle casse statali molto più di quanto ricevono. La politica dell’emergenza inoltre, ha fatto sì che l’Italia spenda in operazioni di controllo e di repressione nei confronti degli irregolari, operazioni non di rado senza efficacia alcuna, molto di più di quanto investa in accoglienza. Terzo e ultimo punto, le discriminazioni sono in crescita. Per un migrante non solo è più difficile trovare casa, lavoro o accedere ai servizi di un cittadino italiano a ma spesso la discriminazione viene dalla stessa pubblica amministrazione che emana bandi e delibere escludenti.


Ma prima di esaminare qualche dato, il rapporto immigrazione 2013 realizzato dall’Unar e dal centro ricerche Idos, presentato ieri in contemporanea in tutti i capoluoghi di provincia italiani, mette in evidenza che nel nostro pianeta pressoché tutti i Paesi sono allo stesso tempo aree di destinazione, origine e transito dei flussi migratori. L’Europa, accoglie il 31,3 per cento dei migranti del mondo stimati sui 232 milioni, ma è anche un continente a forte vocazione migratoria considerato che un 25% dei suoi cittadini si è spostato in altri Paesi, pur se per la maggior parte interni alla comunità. Un dato questo, che va imputato alla presenza della Romania. In totale, nell’Ue, il 6,8 per cento della popolazione è composta da migranti.
Un dato da sottolineare è come sia aumentato il flusso di persone in fuga da guerre e carestie. Più di 23 mila persona al giorno sono costrette ad abbandonare la propria casa. Un dato raddoppiato rispetto a dieci anni fa.
La crisi ha rallentato ma non fermato i flussi. Da 3 milioni nel 2007, in Italia a quasi 4 milioni e 400 mila i residenti stranieri. Nello stesso arco di tempo, la presenza straniera regolare complessiva è passata nel nostro paese da quasi 4 milioni a 5 milioni 186 mila. Questo non solo per l’ingresso di nuovi lavoratori ma per i ricongiungimenti e le nascite.
In quanto alle provenienze, l’hit parade è dominata da europei (50,3 per cento di cui il 27,4 comunitari). Seguono Africa (22,2 per cento), Asia (19,4) e America (8).
Il 61,8 per cento dei migranti ha scelto il nord Italia, il 24,2 il centro.
La crisi economica ha comunque determinato un calo nelle entrate in quanto le quote di ingresso sono state ridotte. I visti sono scesi da 90 mila nel 2011 a 52 mila nel 2012.
I nati in Italia sono stati quasi 80 mila nel 2012 cio si aggiungono 26 mila 700 bimbi nati da coppie miste.
Pur con ritmi più contenuti, gli occupati stranieri sono in progressivo aumento e arrivano ad incidere almeno al 10 per cento sull’occupazione totale. Ciò nonostante il tasso di disoccupazione per i migranti è in crescita e supera di quattro punti percentuali quello degli italiani.
Come dicevamo in apertura, il rapporto costi benefici per le casse statali sta tutto dalla parte dei migranti. Nel 2011 lo Stato ha introitato 13,3 miliardi di euro mentre le uscite sono state di 11,9 miliardi.

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