
Come è nata l’idea del viaggio?
Dall’autunno siamo in contatto con tre associazioni pacifiste americane contrarie al progetto della nuova base a Vicenza, Peace&Justice, After Downing Street e Code Pink. Dopo il viaggio negli Stati Uniti delle parlamentari venete, le rappresentanti di Code Pink avevano avuto l’impressione che l’opinione pubblica fosse stata poco coinvolta e ci hanno proposto di andare a Washington per renderla partecipe in modo più significativo.
Dove avete alloggiato durante la vostra permanenza a Washington?
Nella sede dell’associazione Code Pink, una palazzina vicina alla sede del Congresso, in una posizione strategica per le quotidiane azioni di protesta dell’organizzazione. Code Pink è un’associazione pacifista di sole donne il cui nome è significativo: il “codice rosa” richiama i codici d’allarme usati dall’esercito americano.
Come erano organizzate le vostre giornate?
Le rappresentanti di Code Pink avevano già contattato tutte le persone che avremmo dovuto incontrare e fissato gli appuntamenti. Grazie ai loro contatti, abbiamo potuto fare degli incontri mirati, con le persone più interessate e sensibili al problema. Ogni giorno avevamo in programma diversi incontri, con i membri del Congresso, ma anche altre realtà.
Con chi avete potuto parlare al Congresso?
Abbiamo incontrato i membri delle sottocommissioni della Difesa per la costruzione delle basi militari e per il finanziamento, le due direttamente coinvolte nella questione Dal Molin. Abbiamo presieduto ai loro lavori e parlato con i presidenti, cui abbiamo consegnato del materiale sul Presidio Permanente e alcuni libri che illustravano la realtà artistica e culturale della nostra città.
Avete avuto dei contatti con i media locali?
Abbiamo fatto alcuni interventi durante delle trasmissioni radiofoniche e televisive. E’ stato uno dei momenti più importanti del nostro viaggio: l’occasione per confrontarci direttamente con l’opinione pubblica. Il riscontro che abbiamo avuto è stato immediato: abbiamo ricevuto numerose mail di persone che hanno ascoltato i nostri interventi e che ci hanno dato il loro appoggio. Mi ha molto colpita il loro senso di solidarietà, in Italia siamo troppo individualisti. Tra le persone che ho conosciuto c’era sempre un forte spirito di gruppo, che dà ai loro movimenti una potenza straordinaria.
Avete anche partecipato a delle manifestazioni di protesta?
Non abbiamo resistito ad organizzare una “spignattata” anche a Washington! Con le esponenti di Code Pink abbiamo manifestato davanti all’ambasciata italiana. Ma le pignatte non sono l’unica cosa che abbiamo esportato: spesso abbiamo avuto l’occasione di tirare fuori le bandiere No Dal Molin. Le abbiamo innalzate alla Casa Bianca, al Congresso e anche davanti ad un fast food della catena Popeyes, il cui proprietario è Ronald Spogli, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia. Un giorno, nei pressi del Congresso, con le bandiere abbiamo anche salutato il corteo che scortava l’auto del Presidente Bush.
Crede che tutto ciò sia servito?
Sicuramente abbiamo raggiunto due obiettivi: prima di tutto in America abbiamo creato un forte stupore, anche tra i politici. Se delle “cittadine qualunque” decidono di attraversare l’Oceano per protestare contro la costruzione di una nuova base militare americana in Italia, significa che il movimento che le supporta ha raggiunto un’importanza reale.
Inoltre, è stata una grande opportunità per prendere contatti con nuove realtà e consolidare quelli che già avevamo. In molti ci hanno chiesto notizie e documenti; a nostra volta, abbiamo ottenuto informazioni utili ed interessanti.
Si riferisce a qualcosa in particolare?
Abbiamo saputo che il progetto di costruzione della nuova base risale a 7 anni fa e che è stato il Governo italiano a proporre questa possibilità. Il progetto iniziale del Governo americano prevedeva solamente un ampliamento della base Ederle. Ci hanno anche detto che se il Governo italiano volesse retrocedere dalla sua proposta, sarebbero disposti a discutere per trovare un accordo.
Ora che siete tornate, quali sono le prospettive per il movimento No Dal Molin?
I ritmi sono come sempre frenetici, siamo subito tornate al lavoro per coordinare le iniziative dei diversi comitati. In particolare, stiamo pensando a come muoverci per l’arrivo del Presidente Bush a Roma, il 9 giugno: sicuramente saremo presenti. Inoltre, la Carovana della Pace arriverà a Vicenza all’inizio di giugno e anche quello sarà un momento importante per il nostro movimento. Oltre a questo, dobbiamo sempre mettere in conto le emergenze - è di poco fa la notizia dell’attacco della polizia al Presidio di Serre, a Salerno. L’appoggio ai movimenti che come noi e con noi lottano per la gestione dei beni comuni è fondamentale e imprescindibile.
L’unione fa la forza. Almeno su questo, Washington docet.
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