lunedì 13 agosto 2007

Sabri non ha speranze

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Sabri è steso in un letto dell’ospedale di Gorizia. Dalla sua finestra si vede la frontiera slovena. Parla a fatica, Sabri. Otto giorni di sciopero della fame e della sete lo hanno quasi ammazzato. Lo assistono i ragazzi di Razzismo Stop. Ma anche gli infermieri non lo perdono d’occhio un momento, considerato che Sabri ha cercato di scappare due volte in tre giorni. Si è fatto riprendere quasi subito, svenuto per terra nella strada che va dall’ospedale alla stazione dei treni. Cercava di tornane a casa, a Padova, dalla sua compagna che aspetta un bambino. Faceva il muratore a Trento. Pagato in nero, 30 euro al giorno, senza ferie o riposo settimanale perché è tunisino e clandestino. Lo hanno preso alla stazione di Padova una mattina come le altre che andava a lavorare. Un normale controllo di documenti della polizia ferroviaria. E lui poi, ci ha una faccia da immigrato che basta e avanza.


Lo hanno tenuto due giorni in questura per accertamenti e poi ingabbiato nel cpt di Gradisca. Neanche un avvocato ha visto. In gabbia ha cercato di parlare con qualcuno. Magari voleva spiegargli che non era una bestia. Ma al cpt ci va solo uno psicologo una volta alla settimana. E gli “ospiti” sono tanti. Così Sabri ha fatto lo sciopero della fame e della sete. Gliene fosse fregato qualcosa a qualcuno. Otto giorni dopo è cascato per terra nel cortile delle sbarre. Uno degli “ospiti” allora ha telefonato all’ambulanza. “La prossima volta – gli hanno spiegato gli operatori umanitari che gestiscono il cpt – ti denunciamo per procurato allarme e sono cazzi per te”. Non è arrivata l’ambulanza ma la questura. “Mi hanno portato su uno di quegli angoli dove non ci sono le telecamere –racconta Sabri – e sbattuto con la testa sul muro. Poi sono svenuto e mi sono ritrovato in questo letto d’ospedale con la flebo”. I ragazzi di Razzismo Stop mi hanno spiegato che Sabri ha tutte le carte in regola per chiedere un permesso di soggiorno per protezione umanitaria. La sua compagna tra l’altro è italiana, e un avvocato dell’associazione ha segue la domanda al Cir. Le speranza però sono praticamente zero. La pratica d’espulsione, per chi finisce in un cpt, corre sempre più veloce.

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