lunedì 10 dicembre 2007

La mappa dell'altra Vicenza

Image 19-02-15 at 09.11 (2)
Se siete in viaggio verso Vicenza per partecipare al corteo organizzato dai No Dal Molin questo pomeriggio, potrebbe esservi utile tenere in tasca una mappa. O meglio ancora, due mappe. Quella della città la potete reperire facilmente, in tabaccheria, o su internet, e vi aiuterà a non perdervi lungo il percorso del corteo. Ma una seconda mappa, che segna i percorsi diversi dei tanti movimenti vicentini contro la base, potrà essere utile per orientarvi tra le diverse realtà che hanno rianimato una città assopita dal mito del benessere a nordest. I percorsi intrapresi negli ultimi mesi dai numerosi comitati cittadini si articolano seguendo strade differenti, ma portano verso una meta comune: impedire la costruzione di una nuova base militare Usa a Vicenza.
«Il nostro obiettivo è quello di costruire una cultura di pace, partendo dalle azioni concrete sul territorio». Ilaria ha costituito con gli altri giovani del suo paese, Quinto Vicentino, un gruppo parrocchiale - non a caso chiamato Traiettorie di pace - per opporsi al progetto Dal Molin e fare della pace una pratica concreta. Proprio a Quinto Vicentino sarebbe dovuta sorgere la «cittadella militare» per le famiglie degli americani in servizio nella nuova base, se il consiglio comunale non avesse deciso all’unanimità di respingere la richiesta di realizzazione del villaggio residenziale. Quel primo no «istituzionale» al progetto Dal Molin è stato il frutto del lavoro di sensibilizzazione che il comitato Amiamo Quinto ha portato avanti in questi mesi, organizzando assemblee e incontri per informare la comunità locale.


Se le amministrazioni locali schierate contro il Dal Molin restano poche e indecise, si rafforza invece la posizione dei gruppi cristiani contro la base, coordinati dal gruppo Famiglie per la Pace. Di recente le Acli [Associazioni cristiane lavoratori italiani] vicentine hanno riconfermato la loro contrarietà al progetto, ritenendo la nuova base una «pedina strategica nella folle corsa agli armamenti», contraria ai principi etici e cristiani della pace. Sempre le Acli hanno anche denunciato nella questione vicentina «una grave carenza di informazione, un occultamento della verità, una mancanza di trasparenza, un'assenza di coinvolgimento, un perdurante rimpallo di responsabilità tra vari livelli istituzionali, che contribuiscono ad alimentare una forte sfiducia nei confronti delle istituzioni». All’appello del movimento cristiano contro la base si è unito anche un gruppo di sacerdoti che affermano di non voler «restare indifferenti, né essere complici» e sottolineano l’importanza di arrestare la corsa agli armamenti e mettere al bando le armi nucleari, verso il disarmo.
Di disarmo si occupano attivamente anche i Beati costruttori di pace, attualmente impegnati in una raccolta firme per una legge d’iniziativa popolare per la messa al bando di tutte le armi nucleari nel rispetto dell’impegno assunto dall’Italia con la firma del trattato di non proliferazione nucleare nel 1975. «A Vicenza - dice Andrea Fusolo, dei Beati di Vicenza - si è creato per la prima volta un movimento vitale e vivace, che ha risvegliato una città addormentata dal mito del benessere economico.
Dello stesso parere è anche Marina Bergamin della Cgil di Vicenza. «Finalmente a Vicenza scorre pensiero - commenta -. In città coesistono culture diverse, che adottano pratiche politiche differenti, ma complementari. L’anno che inizia pone nuove sfide ai movimenti. In primavera ci saranno le elezioni amministrative in città e allora vedremo se e come la politica saprà ricomporre gli stimoli positivi che vengono dai movimenti vicentini».
Per promuovere una politica «che ascolti la base», a Vicenza si è costituito il comitato Più democrazia, che chiede l’introduzione del referendum propositivo e abrogativo all’interno dello statuto comunale, strumento utile per concretizzare la partecipazione dal basso di cittadini e associazioni locali. «I politici - spiega Eugenio Berti del comitato - usano il mandato degli elettori come strumento per fare solo gli interessi di partito. Il risultato di questa democrazia è la non rappresentanza dei cittadini, che sono esclusi dalla gestione della cosa pubblica, con pesanti ricadute sullo stato sociale e sul territorio. Vicenza ne è un esempio».
Tra i tanti strumenti messi in atto dalla comunità vicentina per opporsi alla base, quello maggiormente discusso in questi giorni è senza dubbio la moratoria dei lavori di costruzione della nuova base Usa, firmata lo scorso giugno da 170 parlamentari.
Il Presidio permanente, dopo l’impegno di tanti mesi di iniziative contro la base, chiede ora un impegno concreto e immediato da parte dei politici. «Chiediamo che alle parole seguano atti concreti in grado di riaprire la questione politica su Vicenza - dicono i rappresentanti del Presidio -. Vogliamo che la pace diventi azione concreta, a partire dalla questione vicentina. La moratoria deve essere attuata subito, ponendo a Prodi la discriminante su Vicenza».
Diversa la posizione del Coordinamento dei comitati, che durante la «festa grande No Dal Molin» del 2 dicembre scorso ha lanciato la petizione nazionale per una raccolta di firme che allarghi il consenso intorno alla lotta contro la base, a sostegno della moratoria parlamentare. «Con la raccolta firme - spiega Giancarlo Albera, del Coordinamento - chiediamo che il governo convochi entro i primi mesi del 2008 la seconda conferenza nazionale delle servitù militari e attivi gli strumenti necessari per ascoltare la popolazione locale. Vogliamo coinvolgere tutte le diverse componenti del movimento per la pace nella nostra lotta contro la nuova base militare, perché si amplifichino le possibilità di successo della mobilitazione».
Mentre alcuni lottano per impedire la costruzione di una nuova base, altri agiscono sulla base americana già presente in città, la caserma Ederle. L’obiettivo delle azioni del comitato Vicenza est è quello di ottenere la conversione della caserma ad uso civile. Durante questi mesi il comitato ha legato stretti rapporti con alcuni movimenti pacifisti americani e ha coinvolto nelle proprie azioni di protesta dei militari disertori e reduci di guerra.
Dai campi di guerra, anche l’esperienza di Emergency torna attuale a Vicenza. «La contrarietà alla guerra da parte di Emergency nasce tra le corsie degli ospedali, dall’incontro diretto con la guerra e dalla consapevolezza dei disastri che provoca - racconta Claudio Lupo del gruppo vicentino -. A Vicenza si sta costruendo la pace con fantasia e passione; Emergency si oppone alla costruzione della base Dal Molin e di altre basi militari, dalle quali partiranno le truppe impegnate nelle guerre di oggi e di domani».
Nella città del Palladio, l’arte non poteva mancare tra le diverse forme messe in atto per esprimere la propria contrapposizione alla nuova base. «Spero che l’arte fermi le nefandezze della politica», afferma il vicentino Alberto Peruffo, della Fattoria artistica Antersass. La sua opera, «The wandering cemetery», ispirata dalla situazione di Vicenza, è stata presentata all’ultima Biennale di Venezia. «I principi che hanno reso Vicenza patrimonio mondiale dell'Unesco - sostiene l’artista - sono inconciliabili con la situazione attuale della città. Dal momento in cui Vicenza metterà in atto il progetto Dal Molin, esemplare per mancanza di dialogo tra le parti, la nostra città non potrà più essere di esempio al mondo per l'urbanesimo».
Proprio tra le bellezze artistiche della città del Palladio sfilerà questo sabato il corteo europeo contro la base. Tenete in tasca le mappe e ripercorrete anche voi in un pomeriggio i diversi percorsi dei movimenti vicentini. «La meta è vicina - Francesco ne è convinto -. La base da cui deve ripartire Vicenza non è una base di guerra, ma quella costruita in questi mesi dalle esperienze di tutti i movimenti e della gente comune».

Nessun commento:

Posta un commento