
Sabato scorso a Vicenza hanno sfilato almeno 80 mila persone. Un lungo corteo pacifico, colorato e festoso. Lo aprivano migliaia di vicentini dietro lo striscione del presidio permanente. Seguivano gli abitanti di Quinto Vicentino che ribadivano su cartelloni verdi portati a tracolla il loro no al villaggio Usa sulla loro terra. E poi No Tav, valsusini, No Mose, comitati, rappresentanze di immigrati, centri sociali, studenti, anarchici, comunisti, pacifisti, ambientalisti, associazioni cristiane, Amici di Beppe Grillo, sindacati di base, sindaci e pacifisti della Repubblica Ceca, Emergency… davvero impossibile elencarli tutti. C’era anche una rappresentanza della squadra di rugby (la base la vorrebbero costruire anche sopra il loro campo), riconoscibile dagli erculei bicipiti e da una grande palla ovale color arcobaleno. E donne, bambini, preti, professori, anziani, disabili, premi nobel, operai, giovani, casalinghe, migranti… tutti diversi, tutti insieme in un immenso corteo di pace che non soltanto ha dato la misura della forza e della determinazione, ma anche della maturità raggiunta dal movimento No Dal Molin. Una maturità che ha conquistato l’intera città. Non sono valsi a nulla gli allarmismi lanciati da Forza Italia. Non sono servite a niente le raccolte di firme contro il corteo organizzate dalla Lega “in difesa dei commercianti”. Questa volta, anche la Vicenza delle botteghe ha accolto la manifestazione con le porte dei negozi aperte e le vetrine luccicanti. Lo stesso hanno fatto le tradizionali bancarelle natalizie. E quando il corteo ci è passato vicino, più di un manifestante ne ha approfittato per acquistare qualche regalo da sistemare sotto l’albero.
Maturità, dicevamo, che si evince anche dalla dimostrata capacità organizzativa del movimento anti base che, dopo la prima grande manifestazione dello scorso 17 febbraio, è riuscita a riportare in piazza 80 mila persone, questa volta, senza il supporto di nessun partito. In tutto il corteo, non siamo riusciti a vedere una bandiera del Sole che Ride. E in quanto alle Falci&Martelli di Rifondazione e del Pdci, le abbiamo contate con le dita di due mani. Ma se le bandiere sono rimaste appese nelle sedi dei partiti, non è rimasta a casa tutta la gente che le sventolava. Tutti a Vicenza per scegliere un futuro senza basi di guerra, come a febbraio, ma stavolta con altre bandiere sulla spalle: quelle dei No Mose, dei No Tav, dei Cobas o semplicemente il vessillo arcobaleno. Il neo nato partito della Sinistra e degli Ecologisti marciava in fondo al corteo. Un paio di dozzine di persone, quasi tutti parlamentari o quantomeno segretari regionali che reggevano da soli le loro bandiere.
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