Una tregua immediata e una proposta in sette punti per cominciare a costruire un processo partecipato di pace nei Paesi Baschi. Alle 12,30 precise, in contemporanea con quanto avveniva nel capoluogo basco Vitoria-Gasteiz, nella sala dibattiti della biblioteca Marciana, Jone Goirizelaia, avvocata e portavoce della sinistra indipendentista basca – il braccio politico di Herri Batasuna – ha letto il comunicato con cui si invita il governo spagnolo a stabilire una tregua e a dare avvio ad un dialogo per trovare una soluzione pacifica al conflitto che insanguina l’intero paese sin dalla morte di Francisco Franco.
La cornice di Venezia non è un casuale. Nella sala dei dibattiti dell’antica Serenissima in cui il doge riceveva e discuteva con gli ambasciatori stranieri, era in corso un convegno sul tema “Processi di pace e risoluzione dei conflitti” alla presenza dei rappresentanti di popoli ancora in lotta per l’autodeterminazione come i curdi e i palestinesi, e di popoli in cui la pace è già un percorso avviato come gli irlandesi ed i sudafricani. Jone Goirizelaia, fondatrice di Ahotsak – associazione di donne per la pace nei Paesi Baschi - e già membro del parlamento basco dove ha coperto la carica di portavoce della commissione Diritti Umani, ha letto un lungo documento che parte da una critica dell’indipendentismo basco per arrivare alla necessità definita “inevitabile”, di trovare una risposta al conflitto in corso. “Partiamo dalla constatazione che la nostra gente sia stanca di vivere in una situazione di guerra permanente – ha dichiarato – e che l’avvio di un processo di pace a questo punto sia, per noi indipendentisti, un obbligo. Purché questa pace non sia solo pacificazione o assenza di violenza ma pace nei diritti, nel rispetto e riconoscimento reciproco, nella giustizia e nelle pari opportunità”. I sette punti che la Sinistra Indipendentista Basca propone al governo madrilegno partono dal presupposto che si deve costruire un quadro democratico e partecipato dentro il quale avviare i negoziati. Per far questo, ogni parte in causa deve riconoscere i diritti e le ragioni dell’altra, e sospendere sin da subito qualsiasi ricorso alla violenza. Nel documento, gli indipendentisti richiamano il principio della volontà popolare che dovrà legittimare le soluzioni determinate dalla stipula degli accordi. Democrazia, non violenza, rispetto di tutte le leggi nazionali, cumunitarie e internazionali che tutelano i diritti dell’uomo, partecipazione popolare e reciproco riconoscimento sono i principi cui fare riferimento perché finalmente si possa parlare di pace anche nel Paese Basco. “Un processo che si può costruire solo se entrambe la parti rinunciano all’uso della violenza – ha concluso Jone Goirizelaia -. Noi siamo pronti a deporre le armi e a discutere. Al governo spagnolo chiediamo altrettanto, che ponga inoltre fine alla militarizzazione del nostro Paese, permetta agli esuli di rientrare in patria e liberi i nostri compagni imprigionati. Da Venezia, chiediamo alla comunità internazionale di fare da testimone a questo processo di pace e di far pressione sul governo spagnolo perché accetti di discutere con coloro che oggi considera alla stregua di terroristi”.
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