
A far gli onori di casa, il verde Gianfranco Bettin, non a caso, assessore con delega oltre che all’Ambiente anche ai Beni Comuni di Venezia. Città questa, che con la sua Provincia ha dato un notevole contributo alla raccolta delle firme, sfiorando il tetto delle 10 mila adesioni. Un risultato più che soddisfacente che va rapportato anche alla buona risposta regionale: 46 mila firme già raccolte. Il raggiungimento dell’obbiettivo delle 500 mila firme non deve comunque farci illudere che la battaglia sia già vinta, ha spiegato Valter Bonan. Ci attende un cammino tutto in salita. Un cammino che val comunque la pena di percorrere sino in fondo. “Il tema dell’acqua – ha spiegato Bettin –è uno dei pochi su cui oggi è possibile costruire un percorso di alternativa, rovesciare la prospettiva anche e soprattutto sul piano culturale e aprire nuovi scenari sulla gestione partecipata di tutti i beni comuni”. Il giurista Ugo Mattei ha chiuso la serata ripercorrendo le vicende che hanno spinto il comitato referendario a proporre i tre quesiti per la ri pubblicizzazione dell’acqua - dalla legge Galli al recente decreto che privatizza la gestione dell’acqua - raccontando come il modello della “società per azioni” sembrava, sul finire dello scorso secolo, un modello vincente anche per il pubblico. Ma oggi, che siamo di fronte alla crisi di un sistema economico basato sul libero mercato, gli effetti della privatizzazione sono davanti agli occhi di tutti. Ad Atlanta, negli Usa, tanto per fare un esempio con un paese a capitalismo avanzato, la svendita degli acquedotti alla multinazionale della Coca Cola ha progressivamente deteriorato il sistema idrico col risultato che l’acqua del rubinetto oggi è imbevibile e i consumatori sono costretti ad acquistare le bottiglie messe in commercio dalla stessa multinazionale che gestisce la risorsa idrica. Ma per trovare storie simili non serve volare oltre l’oceano. “In Sicilia gli stessi concessionari dell’acqua minerale, che per la maggior parte appartengono ai gruppi Catalgirone, sono anche gestori dell’acqua pubblica. Un conflitto d’interessi evidente – ha commentato Mattei – perché il loro interesse sta tutto nel mettere in circolo nell’acquedotto un’acqua più schifosa e singhiozzo possibile”. Il referendum, hanno sottolineato tutti i relatori, sarà una occasione per ripensare alla gestione dei beni comuni. “Con i nostri tre quesiti, prestate attenzione, non chiediamo che sia lo Stato a gestire l’acqua – ha concluso Mattei -. Sia lo Stato che le Corporation sono strutture con un livello di potere concentrato. Noi non vogliamo che si torni indietro. E’ questa la differenza principale tra i nostri tre quesiti e quello di Di Pietro. Noi chiediamo che l’acqua, in quanto bene comune, sia gestito dalla comunità tramite un processo di diffusione del potere al di là di ogni valore di mercato, con il solo scopo di mantenere nei nostri acquedotti un’acqua di qualità buona per tutti”. Un referendum quindi, che non decide solo sulla proprietà dell’acqua ma che potrebbe diventare il punto di leva per una inversione di rotta su temi come la democrazia di base e la gestione partecipata di tutti i beni comuni.
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