
La civiltà della paura non va da nessuna parte, non prende decisioni, assiste e borbotta. Le disparità diventano più forti, i problemi da risolvere più gravi. Ma anche vicino a te, vincendo paure, qualcuno getta le basi di un mondo migliore”. Il riferimento, neppure tanto velato, è alla lega nord. Quella lega che, domenica 12 settembre, per il tredicesimo anno consecutivo, ha invaso la città lagunare, per la sua festa di partito. Avvenimento che tra i veneziani viene efficacemente indicato come il giorno della “calata dei barbari”. Val solo la pena di ricordare che lo scorso anno un gruppo di militanti leghisti ha mandato in ospedale due camerieri di colore con la motivazione che “non gli avevano mostrato il permesso di soggiorno”.
“Mettiamo subito in chiaro che la festa non è contro la lega ma contro l’ideologia della paura - ha spiegato Giancarlo Ghigi, uno dei portavoce dell’iniziativa partita dal gruppo Facebook Venezia città aperta -. Oramai si fa politica solo facendo leva sulle paure spesso ingiustificate della gente. Ma è solo un sistema per evitare di affrontare i problemi reali come, tanto per fare un esempio, quelli ambientali o quelli legati all’immigrazione. La lega non è l’unica formazione politica a creare ad arte paure per poi cavalcarle elettoralmente, purtroppo. E’ una tentazione presente tra i politici di pressoché tutti i partiti. Gli sceriffi si trovano a destra ma anche a sinistra. Questa festa che abbiamo chiamato Venezia non ha paura, l’abbiamo pensata proprio per ribadire attraverso il contatto e la discussione con la gente che non vogliamo una politica da spettacolo televisivo, che non possiamo arrenderci a questa imperante sub cultura del terrore diffuso. Per sentirci vivi, noi non abbiamo bisogno di aver paura”.
Venezia città aperta, il gruppo facebook che ha firmato la manifestazione, è il prodotto di un’orto. Al pari di zucchine e pomodori. L’Orto di Ca’ Tron: lo splendido palazzo sul canal Grande sede dell’università veneziana. Per protestare contra la sua ventilata vendita ad una grande catena alberghiera, un gruppo di studenti, un paio di anni, fa aveva dato vita ad una autogestione che presto si è trasferita in quella che un tempo era la casa del custode del palazzo. Attorno alla casupola, diventata nel frattempo uno dei luoghi alternativi di ritrovo della vita culturale e giovanile di Venezia, c’era un orto abbandonato che gli studenti hanno seminato. Ne sono cresciute delle ottime cose: zucchine, pomodori e... un folto gruppo di cittadini che non ha paura di dire che non ha paura.
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