
Le case di via Varè rispettano gli standard della periferia veneziana: villette mono o bifamiliari con un piccolo spazio verde che se una volta somigliava ad un giardino oggi è diventato il parcheggio dell’auto. Qua e là, sarà l’effetto della primavera, c’è anche qualche tentativo di fiore in sboccio. Tra le tante costruzioni ridipinte in grigio fumo dallo smog e incatramate da una serie di inquinanti che a fare l’elenco finiamo in fondo alla pagina, troviamo al numero 6, una quasi-palazzina dipinta di fresco.
E a colori vivaci per giunta: rosso fuoco, arancione energico e bianco splendente. In alto, nel muretto del terrazzino che sta sopra l’entrata, la scritta Emergency sventola come una bandiera. Sotto, con caratteri più minuti, leggiamo “Poliambulatorio di Marghera. Programma Italia”. Casomai qualcuno avesse qualche dubbio sugli scopi della struttura, basta che legga la scritta sulla cancellata che porta all’ingresso principale: Articolo 32 - La Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell'individuo, e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Che bello, vien da pensare, la Costituzione! C’è qualcuno che se la ricorda (e che ci crede) ancora? Basta varcare la soglia dell’ambulatorio per respirare un’aria diversa. Più pulita. Non dal punto di vista chimico, intendiamoci, che il monossido di carbonio, il benzene e compagnia bella non praticano sconti a nessuno. Più pulita nel senso che qui ci lavora gente che ha chiaro in testa il concetto che un “otro mundo”, un altro mondo, non solo è possibile ma necessario ed inevitabile. Paure, insicurezze, razzismi, vigliaccherie e tutti quei sentimenti dettati dall’ignoranza e instillatici ad arte da una politica che ci ha trasformato in servi sempre consenzienti, sono rimasti al di là di quella cancellata con l’articolo 32 della Costituzione. Noi, si legge nel manifesto presentato da Gino Strada, fondatore dell’associazione "ripudiamo la violenza, il terrorismo e la guerra come strumenti per risolvere le contese tra gli uomini, i popoli e gli stati. Vogliamo un mondo basato sulla giustizia sociale, sulla solidarietà, sul rispetto reciproco, sul dialogo, su un'equa distribuzione delle risorse". Ecco perché qui l’aria è più pulita. Ed è un’aria che “contagia”. Quando, la scorsa estate, Emergency ha dichiarato che avrebbe aperto una nuova struttura ospedaliera per assistere i bisognosi in un’altro stato barbaro ed incivile, in cui la sanità non è garantita a tutti (l’Italia), la Lega e la destra urlarono allo scandalo, al pericolo, alla sicurezza, ai clandestini stupratori e agli extracomunitari assassini. Sciorinarono tutto il loro vocabolario di 50 parole per allertare i residenti dai delinquenti (tutti migranti) e dai migranti (tutti delinquenti) che sarebbero stati attirati dall’ambulatorio come mosche dalla merda. I fatti li hanno smentiti. Oggi, a distanza di neppure sei mesi, non soltanto non si è verificato un solo problema ma la struttura si è perfettamente integrata col quartiere ed è coccolata dai residenti che evitano pure di parcheggiarci davanti per lasciare il marciapiede a chi ci lavora (e da queste parti è una vera e propria dichiarazione d’amore). “Chi ci ha attaccato affermando che facciamo le cose solo per i migranti non ci conosce - spiega Rossella Miccio, responsabile nazionale progetti umanitari di Emergency -. Semplicemente noi non facciamo nessuna distinzione tra gli uomini. E poi, se vogliamo dirla tutta, il primo assistito dal personale dell’ambulatorio di Marghera è stato proprio un ‘indigeno’; un veneziano che non aveva i soldi per pagarsi le cure dentali. Ma ci vuol tanto per capire, dico io, che l’assistenza sanitaria, come i diritti, o è per tutti o non è per nessuno? Si fa presto, prima o poi, a passare dalla categoria di chi ha diritto a chi non ne ha”. Oggi l’ambulatorio di Emergency in questa nostra terra barbara ed incivile, conta cinque medici, una trentina di infermieri, una coordinatrice generale, tre mediatori culturali, un odontoiatra. Il responsabile sanitario è il dottor Guido Pullia. Cinque gli ambulatori specialistici: medicina generale, pediatria, odontoiatria, ginecologia e oculistica. “Negli ultimi anni sono stati capovolti concetti che prima erano chiari per tutti e ci è stata tolta una serie di diritti che davamo per acquisiti - continua Rossella Miccio - Intendo, tolti a noi indigeni come ai migranti. Inoltre è stato scientificamente scatenato un clima di paura ed è deprimente vedere come tutto questo è stato accettato senza che la società civile abbia tentato la minima reazione. Molti migranti sono terrorizzati dal rivolgersi alle strutture pubbliche anche se ne hanno diritto. Il nostro ambulatorio, il secondo in Italia dopo quello di Palermo, è diventato un punto di riferimento perché sanno che, legge o non legge, noi non denunciamo e non denunceremmo mai nessuno. Quando possiamo li accompagniamo noi stessi alla struttura pubblica, altrimenti abbiamo le strutture adatta a prestare le cure necessarie”.
Quindi dopo la Sierra Leone, l’Afganistan, l’Iraq e il Sudan, Emergency sbarca in Italia? “Cosa cambia? Tutti stati che negano il diritto alla salute. E uno stato che nega il diritto alla salute e uno Stato che fa la guerra ai suoi cittadini”.
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