martedì 15 marzo 2011

Tra i senza dimora di Venezia

L’ultimo treno della notte parte alle 12 e 47. Il primo treno è alle 4 e 24. In mezzo c’è solo freddo e disperazione. La sala d’aspetto, l’unico locale riscaldato della stazione, ha chiuso alle 9,30 e la trentina di senza dimora che vi aveva trovato rifugio si è trascinata davanti alla biglietteria. Non c’è impianto di riscaldamento qui, ma è comunque un luogo riparato. L’inverno e il gelo assassino rimangono al di là delle grandi vetrate. Ma con l’ultimo treno della notte anche quest’ultima trincea cade. Gli agenti della polfer sgomberano la sala e tocca accomodarsi fuori, sul marciapiede, con un cartone come lenzuolo. I più fortunati con una coperta lisa. Ed è a questo punto che alla stazione di Mestre arriva il furgoncino dei ragazzi della Caracol. Un nome che sventola come una bandiera. Caracol, che in castigliano significa “chiocciola”, è l’appellativo con il quale gli zapatisti del Messico indicano i loro municipi liberati. Tra i dodici ragazzi che compongono questa cooperativa cui il Comune di Venezia ha appaltato i servizi di prima linea nel campo del disagio sociale, non se ne trova uno che non abbia trascorso perlomeno un paio di estati nel Chiapas con le carovane solidali di Ya Basta.

Alla Caracol è stato affidato il compito più duro sul fronte dell’assistenza sociale del Comune lagunare. “Quando scende l’inverno il nostro lavoro è principalmente quello di contattare i senza dimora – mi spiega Vittoria Scarpa – cercandoli nei luoghi dove si rifugiano e di indirizzarli ai servizi di ospitalità e accoglienza che offre la città. Rimane comunque sempre uno zoccolo duro composto generalmente dai casi più disperati spesso vittime dell’alcolismo, della tossicodipendenza, con problemi psichici o tutto insieme. Quando arriva il grande freddo andiamo a prenderli col furgoncino e li portiamo al centro sociale Rivolta dove possiamo mettere a disposizione sei stanze da 24 posti letto. Purtroppo non sempre bastano a coprire il bisogno. E’ capitato che trovassimo in stazione anche una ottantina di persone bisognose. In questi casi diamo la precedenza alle donne o ai malati. Gli altri cerchiamo di arrangiarli con coperte e termos di tè bollente”.
Caracol fa parte del tavolo di coordinamento del progetto Senza fissa dimora del Comune di Venezia che raggruppa una dozzina di associazioni e che fu istituito una quindicina di anni fa dall’allora assessora Luana Zanella e in seguito portato avanti da altri assessori verdi come Beppe Caccia e Gianfranco Bettin. Attualmente, sommando le varie potenzialità messe a disposizione dai vari componenti del tavolo come la Caritas e i frati cappuccini, nel Comune di Venezia i posti letto per indigenti sono circa 400 e le mense popolari possono fornire almeno il doppio dei pasti. Vogliamo fare un raffronto con la leghista Treviso che ha 12 posti letto e una mensa da 30 pasti al giorno feste escluse? “E’ tutta una questione di scelte politiche – mi spiega Davide Mozzato, meglio conosciuto come Momo, responsabile della Caracol-. A Treviso la lega e la destra hanno smantellato tutto quel che c’era. Semplicemente occuparsi di questa gente non fa parte del loro programma politico. La crisi non centra. Dicono che vogliono pensare alle sicurezza. Magari spendendo denaro nelle ronde padane. Eppure, mi chiedo, questa cha facciamo noi non è forse sicurezza? Se tutti, anche i più poveri, hanno un posto letto e qualcosa da mangiare non stiamo meglio tutti? Altrimenti che deve fare un disgraziato se non rubare? Dicono che bisogna pensare al decoro, che i poveri non son belli fa vedersi per le strade. Beh, io preferisco vedere loro che tante facce di m... incravattate che si vedono nei telegiornali”.
Momo, lo avrete capito, è uno che va senza paura controcorrente. Così come controcorrente è la politica sociale del Comune di Venezia in un Veneto dove la Lega la fa da padrona a casa nostra. Crisi o non crisi, i tagli della Regione cadono tutti qua. Dai 200 mila euro stanziati nel 2007 per gli interventi sociali siamo arrivati agli attuali 54 mila euro. Non è un settore questo che cattura voti come le politiche a favore dei cacciatori. E perché poi la Regione dovrebbe aiutare una città da sempre schierata a sinistra, le cooperative dell’area dei centri sociali e una politica che è la dimostrazione pratica di come si ottengano più risultati con l’accoglienza che con la cosiddetta “tolleranza zero”?
“Il Comune sta facendo i salti mortali per mantenere gli standard – conclude Momo – ma è sempre più dura. Guarda i miei ragazzi che distribuiscono le coperte e il tè. Sono tre mesi che non ricevono i contributi e sono ancora tutti qua. Adesso per fortuna la primavera sta arrivando e chiudiamo anche noi. Per le cento notti più fredde dell’anno la Caracol ha presidiato le strade e a Venezia nessuno è morto di freddo”.

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