Università Due cordoni di polizia in assetto antisommossa hanno chiuso le calli di accesso
Una settimana dopo l’interruzione della sua conferenza da parte di un gruppo di studenti pro Pal, Emanuele Fiano, ex deputato Pd e presidente dell’associazione Sinistra per Israele, è tornato alla Ca’ Foscari di Venezia. E lo ha fatto in pompa magna, con tanto di ministra dell’Università, Anna Maria Bernini, al seguito, accolto dalla rettrice Tiziana Lippiello nella sala più elegante dell’ateneo. Platea scarsa ma selezionatissima, composta per lo più da giornalisti, qualche docente e da alcuni rappresentanti della locale comunità ebraica.
Fuori dal portone, due massicci cordoni di polizia in assetto antisommossa chiudevano le calli di accesso all’ateneo e tenevano a distanza gli studenti del Fronte giovanile comunista, autori della precedente contestazione, che sventolavano bandiere rosse. Parallelamente, un altro centinaio di studenti di Ca’ Foscari, legati al collettivo universitario Liberi Saperi Critici (Lisc) e all’area dei centri sociali, organizzava un altro colorato presidio di protesta in Campo Santa Margherita. Tutto questo in nome del dialogo democratico tra opposte visioni e dell’università come «luogo di confronto, ascolto e crescita» come ha sottolineato la rettrice Lippiello.
Concetto questo ribadito anche da Fiano: «Sono pronto a discutere con tutti. Una settimana fa mi è stato impedito di parlare con metodi violenti, sono grato alla rettrice e alla ministra per avermi dato una seconda opportunità». Fiano ha spiegato come la soluzione “due popoli, due Stati” sia l’unica possibilità di pace. Ha ricordato Yitzhak Rabin come uomo di pace «assassinato da un ortodosso ebreo», ha preso le distanze dalla destra israeliana e dalle politiche di Benjamin Netanyahu, si è dichiarato favorevole ai confini stabiliti dal trattato del 1967 per il raggiungimento di una vera pace e ha speso anche parole di elogio per le piazze pro Pal, fatto salvo «gli striscioni che inneggiano agli integralisti di Hamas come a dei partigiani resistenti». D’altra parte, è contrario al termine genocidio e sostiene che nessuna corte internazionale abbia mai condannato Israele, unica democrazia liberale del Medio oriente, pure se ha ammesso che l’Idf a Gaza si è macchiato di crimini contro l’umanità. Dall’altra parte della barricata, Paolo Spena delle segreteria del Fgc spiega: «Parlano di dialogo e poi schierano la celere. Sostengono Israele e la soluzione ‘due popoli per due Stati’ quando sanno benissimo che l’obiettivo di Israele è quello di formare una sola nazione dal fiume al mare. Dicono che non li lasciamo parlare ma hanno televisioni e giornali tutti dalla loro parte. Ci accusano di usare metodi violenti ma chiediamoci prima dove sta la vera violenza».
E ancora: «Ci hanno chiamato antisemiti, confondendo consapevolmente l’antisemitismo con l’antisionismo – commenta Giosuè David, del collettivo Lisc -. Alle Camere, un disegno di legge firmato da Gasparri chiede di considerare le critiche verso Israele come atti razzisti nei confronti degli ebrei. E anche io, col nome che mi ritrovo, sarei considerato un antisemita. Se non è violenza questa».
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