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mercoledì 13 maggio 2015

Il Ven[e]to Nuovo che cambia la politica

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Il primo nemico è la sfiducia. Sfiducia nella classe dirigente che ha governato, ma anche sfiducia nella stessa politica e nel principio della rappresentanza democratica.
Il secondo nemico è la destra. la destra con tutto il suo bagaglio di xenofobia, razzismo, populismo che serve a nascondere solo l’asservimento ad una economia dominante, insostenibile, predatoria, devastatrice.
Due nemici mica da ridere. E siccome una persona, e diciamo noi, pure una lista, si misura dai nemici che ha, possiamo dire che Ven[e]to Nuovo è una gran bella lista! Ma più che una lista elettorale, potremmo descriverla come un progetto aperto ed innovativo che nasce da esperienze politiche come Sel,Verdi Green Italia e Sinistra Veneta.
Questa mattina, la lista che correrà alle Regionali a sostegno della candidata Alessandra Moretti, e che è apparentata con la nostra comunale 2020Ve, è stata presentata alla stampa in un incontro che si è svolto a Mestre, nella sede regionale di Ven[e]to Nuovo, in calle del Sale.
I punti salienti del programma… beh, li potete comodamente leggere cliccando su questa pagina, e spaziano dalla tutela dell’ambiente a quella della salute, dalla cultura (capitolo su cui tutti gli altri programmi “battono” davvero poco) al lavoro. I candidati invece li potete vedere su quest’altro link. Tutte persone serie e preparate. Mafiosi, palazzinari e pluriinquisiti preferiscono le sponde elettorali dove ci sono più possibilità di carriera! I nostri candidati al massimo sono un po’ matti perché ci vuole il coraggio di Don Chisciotte per andare lancia in resta contro i nemici che abbiamo citato in apertura. Ma si sa che sono proprio questi matti quelli che fanno andare avanti il mondo.

lunedì 11 maggio 2015

Le candidate della lista 2020Ve. Silvia Zanini: legge, ambiente e pantegane

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Cominciamo con Silvia. Intanto perché, in questa serie di interviste dedicate ai candidati della lista 2020Ve, ci pare giusto fare un po' di spazio alla rappresentanza femminile. Eppoi perché Silvia Zanini, testa di serie numero 2 al Comune, è quello che si dice una bella mora e fa piacere scambiarci due "ciacole".

Presentati, orsù!

Ciao, mi chiamo Silvia ho 27 anni, sono veneziana di Cannaregio ed ho una laurea in giurisprudenza con un master in "diritto dell'ambiente". Adesso sta facendo la praticante avvocata ed a dicembre darò l'esame.

Com'è che hai scelto proprio "diritto dell'ambiente" per il master? Se sceglievi "come taroccare i redditi" avresti avuto più possibilità lavorative!

venerdì 8 maggio 2015

La lista 2020Ve si candida a costruire la Venezia del duemila e venti

Nel cuore di Mestre, ai piedi del Toniolo, parte l'avventura elettorale della lista 2020Ve con la presentazione dei candidati al Comune e alle municipalità.
L'incontro, nella tarda mattinata di oggi, è stato introdotto da Gianfranco Bettin, candidato alla presidenza della municipalità di Marghera, oltre che al consiglio regionale. Hanno partecipato Felice Casson, i candidati della lista che raggruppa Verdi Green Italia, Sel e associazione In Comune, e tanti sostenitori.
"La nostra lista sostiene Felice Casson sin dall'inizio, ancora prima delle primarie del centrosinistra - spiega Gianfranco Bettin -. Lo riteniamo il candidato giusto per aiutare Venezia a scrollarsi da un pesantissimo novecento e aprirsi al futuro. Per questo la nostra lista si chiama Venezia Duemila e Venti".
La lista 2020Ve raggruppa persone con origini diverse, sia per professione che per età, e provenienti da esperienze diverse ma che hanno intrapreso un percorso convergente. Persone che da sempre si sono scontrare con la corruzione e il malaffare proprio per portare avanti, tramite le loro idee innovative, un ideale di città sostenibile e solidale.

venerdì 13 marzo 2015

Amministratori locali sempre più nel mirino del crimine. Ne parliamo con Gianfranco Bettin, uno di quelli sotto tiro

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Gli amministratori pubblici non sono tutti uguali. Ce ne sono di capaci e incapaci. Attivi e indolenti. Corruttibili e no. Ignavi, complici, o concretamente e direttamente impegnati contro la criminalità di ogni tipo e livello. Al punto da “meritarsi” attacchi, minacce, intimidazioni, violenze da parte di quest’ultima. E’ quanto emerge da due indagini recenti. E’ di qualche giorno fa il Rapporto della Commissione straordinaria d’inchiesta del Senato sul “fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali”. Sono centinaia gli atti contro gli amministratori locali che si perpetrano ogni anno. Tra 2013 e 2014 sono stati oltre 1200, con una media di 2,6 denunce al giorno. Il fenomeno interessa per il 35% sindaci, per il 17% assessori, per il 17% consiglieri comunali e per il resto dirigenti, funzionari e dipendenti degli enti locali. Si tratta di “un fenomeno poco conosciuto” scrive la Commissione d’inchiesta e che dovrebbe esserlo molto di più, il cui fine è il “condizionamento dell’attività amministrativa” (per influire su scelte urbanistiche e ambientali, interferire su appalti e servizi erogati, reagire a iniziative contro il crimine e altro).
Anche “Avviso Pubblico”, l’associazione tra amministrazioni pubbliche che promuovono la legalità e la lotta alle mafie, registra il preoccupante fenomeno. L’ultimo Rapporto, del 2014, registra un aumento del 66% rispetto al 2010 degli atti intimidatori. L’80% avviene al sud ma anche al nord ormai il problema si pone in modo inquietante. Nel Veneto sono 9 i casi censiti. Di questo quadro allarmante parliamo con Gianfranco Bettin, sociologo e scrittore, attivista politico e ambientalista ma anche più volte amministratore pubblico a Venezia con deleghe alle politiche sociali e all’ambiente, uno degli amministratori del Nord più sotto attacco, per anni sotto scorta, definito da “Avviso Pubblico” nel suo ultimo rapporto “un amministratore storicamente impegnato nella difesa dell’ambiente e contro la criminalità”.

Sono dati molto preoccupanti, no? Anche per la “risalita” al Nord e nel nostro Veneto di questa escalation di attacchi e intimidazioni.
Secondo me, il dato è ancora sottostimato. Credo che si basi su ciò che viene segnalato da interrogazioni parlamentari. Ma molto sfugge. Mi baso sulla mia esperienza: dagli atti citati nei report che mi riguardano mancano diversi episodi: le minacce contro mia madre, scritte intimidatorie apparse in varie parti della città, diverse intimidazioni a domicilio. Certo, quelle registrate bastano a farmi entrare in classifica, diciamo così, per sdrammatizzare. In realtà, voglio dire che molto probabilmente il fenomeno generale è più esteso e, dunque, più preoccupante.

sabato 28 febbraio 2015

Adriatico “No Oil”

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Il Governo Renzi le sbandiera come “strategiche”. In realtà le trivellazioni petrolifere nell’alto Adriatico non coprirebbe il fabbisogno nazionale che per poche settimane, perché il greggio sotto il nostro mare è scarso e di bassa qualità. Senza considerare che - e la crisi economica dovrebbe avercelo insegnato! - il futuro corre verso le rinnovabili. Una politica perdente anche dal punto di vista economico quindi, questa che vuole devastare l’Adriatico, mettendo a rischio l’ambiente e le attività come il turismo che ad esso sono legate, solo per pagar dazio alle compagnie petrolifere.
Per ribadire un netto “no” alle trivellazioni in mare, un centinaio di attivisti si è radunato in piazza San Marco per colorare uno striscione con la scritta “Italia - No Oil - Croazia”. Ovvero: niente estrazioni tra la le due sponde del mare. La manifestazione è stata organizzata da Legambiente, Wwf e Greenpeace e vi hanno aderito Vas, associazione Balcani Caucaso, Movimento 5 Stelle, Verdi Green Italia e Verdi Europei (che in questi giorni sono a Venezia per il direttivo europeo).

lunedì 2 febbraio 2015

Naomi Klein: la rivoluzione che ci salverà parte parte da noi

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Diamoci da fare. La conclusioni che l'autrice di No Logo tira al termine dell'incontro svoltosi nella serata di oggi all'auditorium di Santa Margherita, potrebbero essere condensate in queste tre parole. Diamoci tutti quanti da fare perché il mutamento del clima è oramai una verità accettata da tutti gli scienziati. Un cambiamento ci sarà. E sarà un cambiamento inevitabile perché il modello economico imposto dal capitalismo non è più sostenibile dalle risorse di cui dispone la terra. Eppure, nonostante sia ancora il sistema neoliberista a dettare i paradigmi sui quali corre l'informazione dominante, la consapevolezza che questa crisi non sia come ce la raccontano le banche si sta facendo strada tra la gente. Lo dimostra il successo di Podemos in Spagna e di Syriza in Grecia. E in Italia? "In Italia - scherza Naomi Klein - avete l'Expo sponsorizzato dalla Coca Cola".

giovedì 22 gennaio 2015

Corruzione a norma di legge. Così il Bel Paese è stato svenduto alla lobby mafiosa delle Grandi Opere

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La prima osservazione da fare è tutta positiva: tanta, tantissima gente. In sala San Leonardo, questo pomeriggio, non si trovava un posto a sedere neppure a pagarlo. E questo, per una città che sta cercando di riscattarsi da quel sistema corrotto e corruttore legato al Mose che l'ha tenuta in scacco per tanti anni, è senz'altro un sintomo positivo. "Tanti anticorpi per far da antidoto al veleno che ha intossicato il nostro tessuto sociale" ha sottolineato Beppe Caccia in apertura del dibattito sul tema "Come liberare Venezia dal sistema Mose?" augurandosi che "la comunità sappia trovare la strada per ribaltare un sistema legato alla concessionaria unica capace solo di generare corruzione, ridando spazio alla buona politica".

L'incontro promosso dall'associazione In Comune aveva lo scopo di presentare il libro di Giorgio Barbieri e Francesco Giavazzi, "Corruzione a norma di legge", edito da Rizzoli. Sottotitolo da sottolineare: "La lobby delle grandi opere che affonda l'Italia". Nel volume si sostiene la tesi che ci siano due tipi di corruzione: quella in aperta violazione delle leggi e quella, molto più subdola e pericolosa, che viene portata avanti a norma di legge con meccanismi come la concessione unica. "Corruzione a norma di legge", appunto, è una inchiesta giornalistica come non se ne fanno tante in Italia, tanto più apprezzabile in quanto firmata da un economista come Giavazzi che, in passato, certo non è mai stato critico nei confronti di quella Grande Opera chiamata Mose.

mercoledì 17 dicembre 2014

La retata. Il libro sullo scandalo del Mose presentato alle Prigioni

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Vien da chiedersi se la location era davvero casuale. Magari anche sì. Certo è che parlare del Mose e del sistema di malaffare ad esso connesso, proprio dentro il palazzo delle Prigioni, è stata una istigazione ai nostri peggiori istinti giustizialisti. A cominciare da quel Maurizio Dianese che, nel suo ruolo di moderatore oltre che di autore del libro, non ha fatto altro che chiedere a tutti - come provocazione, per carità! - cosa ne pensavano di quell’antica usanza non soltanto islamica di tagliare le mani ai malfattori. Amputazioni o no, qualche piano sotto i famigerati Piombi, ai veneziani di oggi scappava di pensare ai veneziani di ieri ed a quali supplizi avrebbero condannato tali corrotti e corruttori, rei di peculato con la pesante aggravante, che all’epoca da sola giustificava la decapitazione, di aver devastato madre laguna per interessi privati.
Ma torniamo al nostro triste presente in cui i reati ambientali non sono neppure presi in considerazione dal codice penale. Corruzione, concussione, riciclaggio, turbativa d’asta, evasione fiscale - tanto per citare alcuni capi d’accusa mossi alla cricca del Mose - ancora sì. Ed è proprio questo aspetto che viene affrontato nel libro presentato ieri sera alle Prigioni di Palazzo Ducale: “Mose. La retata storica”, pubblicato dal Gazzettino e scritto da tre suoi giornalisti, Gianluca Amadori, Monica Andolfatto e, per l’appunto, Maurizio Dianese.

mercoledì 10 dicembre 2014

Immaginare la città come esercizio di democrazia e speranza. Salvatore Settis a Marghera

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Salvatore Settis sull'altra faccia della luna. Dopo l'affollato incontro di martedì a palazzo Franchetti, in pieno centro storico, l'autore di "Se Venezia muore" ha superato il Ponte per presentare questo pomeriggio il suo libro in una biblioteca di Marghera colma di gente. Con un relatore così, puoi mettere quante sedie vuoi che la maggior parte della gente deve rassegnarsi a stare in piedi. Un incontro, questo di Marghera, particolarmente interessante perché lo storico dell'arte che ha invitato i suoi lettori ad "immaginare la città" come esercizio di democrazia applicata, si è messo a confronto con le varie realtà del territorio che costruiscono percorsi di appartenenza sociale ad un luogo, riconquistando spazi pubblici e applicando quel "diritto alla città" che costituisce il leitmotiv del suo pensiero. Associazioni come In Comune, Airis, Comitato Marghera Libera e Pensante, I Celestini, e spazi sociali come il Loco che nasce proprio da uno spazio destinato alla vendita in nome di quello "scellerato patto di stabilità" come lo ha definito lo stesso Settis. Ma anche singoli personaggi come l'urbanista Maria Chiara Tosi, l'economista territoriale Federico Della Puppa, il parroco della Resurrezione Nandino Capovilla, rappresentanti di istituzioni come il presidente della municipalità Flavio Del Corso. A far gli onori di casa, il sociologo Gianfranco Bettin che ha introdotto il dibattito sul tema "Far vivere la città" ricordando come proprio il patto di stabilità, che vincola le amministrazioni pubbliche, sia uno dei principali motori della devastazione delle nostre città.

martedì 2 dicembre 2014

“El mostro”. Un progetto per raccontare la storia di Gabriele Bortolozzo

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Non solo un film d’animazione. “El mostro” è molto di più. Un progetto dal basso innanzitutto. Un progetto che ha appena mosso i primi passi attivando un crowdfounding sulla piattaforma Eppela per raggiungere i primi 5 mila euro necessari a cominciare i lavori. L’obiettivo è quello di raccontare “a chi ne ha perso la memoria”, come si legge nel sottotitolo, la storia di Gabriele Bortolozzo. E raccontarla con un linguaggio nuovo come quello dell’animazione che ha il magico potere di “creare un immaginario e scavalcare le generazioni” come ha sottolineato Gianfranco Bettin, intervenuto ieri pomeriggio al municipio di Marghera all’incontro di presentazione dell’iniziativa. “Gabriele è stato il primo che dall’interno della fabbrica ha trovato il coraggio di denunciare la nocività della lavorazione e a superare il ricatto di chi offriva lavoro in cambio della salute. La sua è una vicenda esemplare che va tenuta viva e raccontata a tutti, e soprattutto ai giovani” ha sottolineato l’ambientalista. Con lui, Felice Casson, oggi senatore del Pd ma all’epoca il pubblico ministero che trascinò i vertici della Montedison al banco degli imputati. Casson ha rievocato il momento in cui Bortolozzo bussò alla sua porta di magistrato. “La storia di Gabriele, scomparso proprio vent’anni fa, mi ha accompagnato professionalmente e umanamente per tutta la vita. E’ merito suo se ho scoperto che oltre la mia vecchia aula al palazzo di Giustizia c’era un mondo reale”.
A presentare il progetto, sono intervenuti Flavio del Corso, presidente della municipalità di Marghera, Elisa Pajer, dello Studio Liz che lo produce, Cristiano Dorigo che ne ha scritto il soggetto assieme a Federico Fava, e Lucio Schiavon che lo ha disegnato. L’incontro si è svolto proprio nella sala che a Gabriele Bortolozzo è dedicata.

martedì 18 novembre 2014

Spazio Loco: una pazza occasione per ripensare a come si combatte il degrado in città

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Proviamo a guardare lontano. Alziamo lo sguardo oltre la politica urlata dai sindaci dal pugno di ferro che invocano ronde ed inferriate. Oltre questo buoi mare di paure, sorge un’altra città. Quella città che sognano i ragazzi che hanno recuperato uno spazio di via Piave che versava da anni in stato di abbandono e degrado, con il solo obbiettivo di restituirlo alla città. Certo, non la città dei vigilantes ma la città dei cittadini capaci di interrogarsi, intervenire, riappropiarsi e gestire in democrazia il proprio territorio. Non c’è spazio per la paura in questa città. Perché, come sottolineano i ragazzi, è “la chiusura mentale che genera solamente proposte che non analizzano la complessità e le problematicità, che propongono vie risolutorie semplificatrici, banali, e non efficaci e che spesso degenerano in derive intolleranti e razziste”.
Una idea pazza? Sì, perché sono i pazzi quelli che gettano le fondamenta del futuro. Non a caso, il nome scelto dai ragazzi per questo nuovo spazio è Loco: acronimo di Laboratorio Occupato Contemporaneo.
“Viviamo le strade di Mestre - raccontano - e vediamo sempre più luoghi lasciati all'abbandono e al degrado che invece potrebbero essere o diventare spazi vivi, per aiutare a migliorare le situazioni complesse dei nostri quartieri e che potrebbero arginare quelli che tutti noi consideriamo problemi reali ai quali far fronte nella nostra città. Per questo e per molto altro abbiamo deciso di riprenderci uno di questi luoghi lasciati all'abbandono: per costruire assieme a tanti e tante, studenti, precari, giovani e meno giovani, un laboratorio sociale nuovo, in grado di ricercare e discutere collettivamente le contraddizioni che il nostro territorio sta vivendo e subendo negli ultimi anni”.

mercoledì 12 novembre 2014

Mose: è tempo di fare luce anche sui “collaudi tecnici” milionari

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La società è stata commissariata, alcuni ex presidenti sono finiti in galera, le inchieste hanno oramai accertato come la corruzione fosse usata a tutti i livelli in maniera sistematica ed i costi fatti costantemente lievitare per coprire tangenti e malversazioni. Eppure, in mezzo a tutta 'sta merda, la macchina della propaganda non si arresta. Anzi. Il Consorzio Venezia Nuova continua a parlare del Mose come di un'opera eccelsa, dalle magnifiche sorti e progressive, ed accende vetrine su vetrine di sfavillanti "collaudi tecnici" il cui copione è sempre lo stesso: gitarella in mare con brochure plastificata e ricco buffet ad uso e consumo di politici e giornalisti. Il tutto, per mostrare loro la magnificenza della Grande Opera che testimonierebbe l'italico genio.
Ebbene, non pare a voi che sia arrivato il momento di fare luce anche su questi "collaudi"? Sapere chi sono i membri della commissione che li effettua, come sono stati selezionati, quali i loro corricula e, magari, anche quanto guadagnano per far da passerella?
Tutte domande alle quali il Cvn, sino a qualche giorno fa, non si sarebbe neppure degnato di prendere in considerazione. Ma adesso il vento è cambiato (o perlomeno così ci auguriamo). Il Consorzio del malaffare è stato commissariato e Gianfranco Bettin e Beppe Caccia – esponenti del progetto aperto 2020VE - si sono rivolti all'Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, per chiedere ufficialmente di fare luce anche su questo aspetto.


"Pubblicare integralmente tutti i dati riguardanti le commissioni di Collaudo è un atto di trasparenza, necessario e non più rinviabile - spiega Bettin - preliminare ad effettuare una reale due diligence tecnico-scientifica indipendente sui cantieri del Mose, in modo da verificare affidabilità e sicurezza, funzionalità e congruità economico-finanziaria delle opere fin qui realizzare e in corso di realizzazione”.
Già. Perché, come sottolinea l'ambientalista, la questione non è solo quella dei compensi milionari e di chi se li merita e di chi no. Diciamocela tutta, tangente più o tangente meno, i compensi ai collaudatori non cambieranno che di poche righe la storia che i posteri dovranno scrivere su questo disastro chiamato Mose.
Il vero problema è la sicurezza. Davvero vogliamo affidare il futuro di Venezia e di chi ci vive al giudizio di non si sa chi, non si sa come e neppure a quale titolo, se non che è nel libro paga della banda del Consorzio?
Per i collaudi del Mose infatti, sono stati spesi decine di milioni di euro in incarichi affidati ad alti burocrati dello Stato, figure con ruoli cruciali nei ministeri dell’Economia e delle Infrastrutture ma con competenze tecniche e scientifiche tutte da verificare. "La vicenda - commenta Beppe Caccia che aveva già segnalato la questione in una inascoltata interrogazione datata maggio 2012 - pone non solo una macroscopica questione relativa ai molteplici conflitti d’interesse nell’indistricabile intreccio tra chi avrebbe dovuto essere controllato e chi avrebbe dovuto controllare, ma anche e soprattutto solleva dubbi enormi che riguardano l’affidabilità tecnologica, la funzionalità e la sicurezza di un’opera di tale importanza, il cui percorso autorizzativo, a quanto risulta dalle indagini finora condotte dalla Magistratura, risulta essere segnato e condizionato dal sistematico ricorso alla corruzione”.
Il malaffare legato al sistema Mose non può essere liquidato, come vorrebbe far credere il Consorzio, affibbiando la colpa alle solite "poche mele marce" che si trovano in qualunque famiglia. Il marcio è nell'opera stessa. E, se vogliamo, in tutta quella logica delle "Grandi Opere", inutili ai fini che si prefiggono, devastanti per l'ambiente, invise dalle comunità locali che altro scopo non hanno che dirottare denaro pubblico a privati malavitosi, condizionando politica e gestione del territorio.
Un sistema corrotto e corruttore che va colpito anche con l'arma della trasparenza. Questo è quanto Bettin e Caccia chiedono a Raffaele Cantone: affidare i collaudi a seri professionisti estranei al Cvn, e andare con tutti i mezzi a disposizione sino in fondo nel colpire il legame tra un sistema politico-affaristico, complesso e ramificato, e le scelte compiute nell’imporre un progetto che, oggi più di ieri, appare lontano dagli obiettivi dichiarati di salvaguardare la Città e la sua Laguna.

sabato 25 ottobre 2014

Soldi al posto delle aiuole. Così il commissario Zappalorto vuol far cassa con l'urbanistica

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A cosa serve una aiuola? E a cosa serve un parco? Qualcuno potrebbe rispondere "A niente". Qualcun altro "A tutto". Filosofie diverse. Così come sono diverse le filosofie del commissario Vittorio Zappalorto, impegnato, costi quel che costi, a far quadrare il bilancio, e quelle di due ex assessori come Andrea Ferrazzi, Urbanistica, e Gianfranco Bettin, Ambiente, che ricordano come il consumo del suolo pubblico non possa prescindere da miglioramenti ambientali. Il motivo del contendere è proprio il verde pubblico messo a grave rischio da una delibera volta a modificare il regolamento comunale in materia che Zappalorto porterà mercoledì 29 in consiglio comunale. Scrivo questo per gli amanti della precisione e della burocrazia. Perché la conclusione va tradotta così: "che Zappalorto approverà mercoledì 29" considerato che il consiglio non c'è e che le delibere, in virtù dei suoi poteri di commissario straordinario, lo Zappalorto se le scrive e se le vota tutto da solo.
Fatto sta, che questa delibera, dall'esplicativo titolo "disciplina della realizzazione delle opere di urbanizzazione da parte di soggetti privati e della monetizzazione degli standard urbanistici", punta a "monetizzare", per l'appunto, il consumo del suolo pubblico.
In parole più semplici, i privati che vorranno costruire potranno, invece di realizzare aree verdi o spazi alberati a complemento della lottizzazione (come è sempre stato fatto finora), potranno optare per la comoda scorciatoia di versare qualche euro nelle asfittiche casse comunali.

venerdì 19 settembre 2014

Venezia chiama Terra

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“Quando ci pentiremo, sarà troppo tardi”. A lanciare l’allarme sui rischi derivanti da una politica che continua a sottovalutare i rischi legati ai Cambiamenti Climatici non è il “solito” ambientalista catastrofista ma lo stesso Segretario Generale dell’Onu, Ban Ki Moon.
Il V Rapporto Ipcc infatti mostra inequivocabilmente come il riscaldamento globale costituisca una minaccia crescente per la stessa sopravvivenza dell'umanità sulla terra. Ma se la scienza oramai è concorde nel considerare il Climate Change un fatto acquisito e le voci dei pochi negazionisti sono state messe a tacere dai fatti, la politica è ancora lontana dal capire che il passaggio ad una nuova economia basata sulle rinnovabili non è più procrastinabile.
“Le azioni dei leader mondiali - ha dichiarato il segretario della Nazioni Unite che ha convocato per martedì 23 settembre i rappresentanti dei Governi di tutto il mondo - mostrano un approccio dalla mentalità ristretta sul tema dei cambiamenti climatici e sono distratti, assai spesso, da questioni di rilevanza meramente elettorale”.
Cambiare adesso quindi, perché tra un po’ sarà troppo tardi anche per pentirsi.
A sostegno di un auspicabile cambio di rotta verso un sistema energetico atto a contrastare il Global Warming, i movimenti ambientalisti di tutta la terra ha indetto una giornata di mobilitazione per domenica 21 settembre.

giovedì 18 settembre 2014

Democrazia sospesa. 2020Ve porta il “caso Venezia” davanti al commissario Vittorio Zappalorto

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Lo scavo del Contorta e i tagli al bilancio sono solo due esempi di come la democrazia a Venezia stia agonizzando in uno stato comatoso cominciato ben prima dell’arrivo del commissario.  Secondo una ricerca condotta dal Sole24Ore, negli ultimi 4 anni lo Stato ha tagliato del 66% i trasferimenti alla nostra città. Venezia è in vetta alla classifica delle città più penalizzate d’Italia, considerato che in media, i tagli ai Comuni si sono aggirati sul 43%. “Proprio questo è il cuore del problema – ha commentato Gianfranco Bettin -. L’attacco dello Stato alla finanza locale e, per quanto riguarda Venezia, l’attacco alla sua ‘specialità’, derivante da indiscutibili condizioni storiche e ambientali e socio-economiche”.
In condizioni in cui alle istituzioni più vicine ai cittadini come i Comuni viene di fatto impedito di governare perché viene loro negato lo strumento finanziario, si può ancora parlare di democrazia?
I tagli al bilancio che penalizzano tanto i servizi alla cittadinanza quanto il giusto salario dei dipendenti comunali, sono solo l’ultimo gradino di quello che oramai possiamo definire virgolettato il “caso Venezia”: una città commissariata per colpe non sue, considerato che il sistema politico affaristico che ruotava e che tuttora ruota attorno al Mose ha travolto con il sindaco Orsoni una Amministrazione comunale che dallo scandalo non è stata neppure sfiorata, mentre  il Consorzio Venezia Nuova e la Regione Veneto, che sono stati il cuore del malaffare, sono ancora là a spadroneggiare. Una città abbandonata a quegli stessi “poteri forti” che hanno corrotto e devastato. Una città cui ancora non è dato sapere con certezza quando potrà tornare al voto per eleggere un nuovo sindaco. Magari uno che non abbia mai avuto a che fare col Consorzio, stavolta!