
La rete Tuttiidirittiumanipertutti che raggruppa una ventina di associazioni ha voluto denunciare con questa pacifica iniziativa i respingimenti che quotidianamente avvengono nel porto di Venezia dove i richiedenti asilo, minorenni compresi, sono espulsi in maniera assolutamente illegale, come ha sancito la stessa Corte di Giustizia europea, e rimandati in paesi dove li attende un destino di fame, torture e morte.
Il battello dei diritti ha concluso il suo navigare nelle acque antistanti il porto di Venezia dove i manifestanti hanno gettato in acqua corone di fiori per ricordare tutti coloro che, come il tredicenne Zaher Rezai, hanno attraversato il mare per cercare un posto in cui vivere in pace e, proprio nel porto della città lagunare, sono morti nel tentativo di esercitare un diritto legittimo come quello della richiesta d’asilo.
Da riva, nessuna disponibilità al dialogo da parte dell’autorità portuale. Ii commissario Paolo Costa, personaggio che a Vicenza significa “Dal Molin”, a Venezia “Mose” e in val di Susa “Tav”, ha rifiutato qualsiasi incontro e qualsiasi spazio informativo, sostenendo che “l’area della marittima non può essere concessa per alcuna manifestazione”. E intendeva quella stessa area in cui ogni anno si organizzano feste di carnevale, saloni nautici, fiere enogastronomiche, mostre di cani e gatti. I diritti umani, si vede, su queste banchine non contano niente.
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