“Come può esistere chi non esiste” la domanda che si sono posti i lavoratori migranti di Rosarno è la questione centrale della giornata del primo marzo. Lo ha ribadito un folto gruppo di docenti delle università italiana che hanno sottoscritto una lunga lettera in appoggio alla manifestazione che proprio dai fatti accaduti in Calabria. In questo nostro Paese imperniato “da una forma pervasiva di razzismo istituzionale che permette e legittima forme di razzismo, intolleranza, xenofobia sociali che stanno ormai erodendo la vivibilità comune delle nostre città” si legge nel’appello, “Come possono esistere tutti e tutte coloro che, pur essendo ‘attori della vita economica di questo paese’, con differenti dispositivi sono continuamente sospinti verso una presenza marginale e una vita non vivibile costellata di mille ostacoli (dai tempi biblici del rinnovo del permesso di soggiorno all’assenza di ogni possibilità di regolarizzazione, dagli innumerevoli modi in cui si elude il riconoscimento dello stato di rifugiato alle norme che entrano in modo discriminatorio nelle scelte di vita affettiva concedendo ai migranti ‘affetti di serie b’, sino ai mesi di detenzione previsti per chi non ha o ha perso il permesso di soggiorno e all’ultima proposta del permesso di soggiorno a punti)?”
“Aderiamo a questa giornata perché riteniamo che questa domanda coinvolga la vita di tutti e di tutte, migranti e non, studenti, studentesse, lavoratori e lavoratrici, disoccupati e disoccupate, in Italia così come nel resto d’Europa e in altri paesi del mondo. In quanto docenti, sappiamo che nelle università, anziché come studenti e studentesse nelle nostre aule è più facile incontrare i/le migranti come lavoratori e lavoratrici delle cooperative di servizi, assunti/e con bassi salari e senza garanzie. La scandalosa difficoltà nell’accesso a un permesso di soggiorno per studi universitari, attraverso una politica delle quote anche nel campo del sapere che rende quest’ultimo esclusivo privilegio dei cittadini, è parte integrante della chiusura nei confronti dei/delle migranti che caratterizza il nostro paese. Per questo ci impegniamo a lottare anche per garantire la piena accessibilità dell’Università ai/alle migranti. Siamo più in generale convinti che soltanto cancellando il razzismo istituzionale e sociale come pratica quotidiana di sfruttamento sarà possibile costruire spazi di convivenza futuri”.
I docenti firmatari dell’appello, dove possibile, anche durante le ore di attività didattica nei giorni che precedono il primo marzo, leggeranno nelle aule la lettera dei lavoratori africani di Rosarno, invitando gli studenti a partecipare alle iniziative della giornata. Un altro appello a sostegno della manifestazione è stato lanciato da Cobas e Cesp, centro studi per la scuola pubblica: “Noi, nel nostro lavoro educativo, siamo invece sempre partiti dal principio e dalla rivendicazione dell’uguaglianza dei diritti, dal riconoscimento delle culture, dal diritto alla libertà di movimento delle persone”.
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