Un mero business per la società proponente. Nessun beneficio per la comunità locale che paga il prezzo in termini di qualità ambientale e sicurezza. Così il Wwf seppellisce il progetto avanzato dalla Lucchini Energia di realizzare una centrale elettrica da 400 megawatt nell’area industriale del porto di Trieste. La società con sede legale a Brescia e controllata dal colosso russo Severstal, aveva presentato un progetto di un impianto termoelettrico a ciclo combinato nel novembre del 2008, suscitando sin dall’inizio le perplessità non solo delle associazioni ambientaliste ma anche degli stessi amministratori locali, sia a livello comunale che regionale.
Favorevoli solo confindustria e... sindacati! Sin dal suo lancio, infatti, la Lucchini ha sostenuto il progetto legandolo al futuro occupazionale dei dipendenti degli impianti siderurgici triestini, per molti dei quali è già scattata da tempo la cassa integrazione. La crisi dell’impianto siderurgico di Servola, storico quartiere di Trieste, era cominciata sin dai primi anni del secolo, legata al drastico calo di profitti e di richieste sul comparto che ha investito gli stabilimenti dell’Europa intera e che ancora continua a pesare in termini occupazionali. In varie occasioni, anche nei momenti più duri in cui è stato fatto ritorso alla cassaintegrazione, la società ha sempre ribadito la sua volontà di non abbandonare Trieste e di investire in nuove strategie. Come, per l’appunto, la centrale termoelettrica. Nel luglio del 2009, la Lucchini ha presentato in Regione uno studio di impatto ambientale redatto dalla Medea Engineering. Guarda caso, la stessa società che ha redatto gli studi per il contestato rigassificatore proposta da GasNatural. la Lucchini comunque ha sempre sostenuto che rigassificatore e centrale sono due cose diverse e non hanno nessuna relazione tra di loro. Fatto sta, che l’ufficio Via della Regione Friuli Venezia Giulia ha ritenuto insufficiente la documentazione presentata dall’azienda, anche alla luce delle numerose osservazioni presentate dalle associazioni ambientaliste, e ha chiesto una lunga serie di integrazioni. Integrazione che la Lucchini ha successivamente consegnato al Via ma che non hanno convinto il Wwf. I presunti benefici ambientali, ad esempio, derivanti dalla costruzione della centrale sono inoltre solo teorici e vengono addirittura messi in discussione dalle stesse integrazioni prodotte da Lucchini, sostiene il Wwf. Il “ciclo chiuso delle acque” che in teoria dovrebbe integrare gli scarichi caldi della centrale con quelli freddi del rigassificatore riducendo l’impatto sulle acque marine, è reso problematico dal fatto che il funzionamento della centrale previsto è pari a 3.800 ore all’anno mentre quello del rigassificatore di 7.500. I due impianti sarebbero del resto gestiti da società diverse, con i conseguenti e pressoché insormontabili problemi di coordinamento tra cicli produttivi del tutto indipendenti. Inoltre l’azienda non si è ancora espressa nei confronti della chiusura della Ferriera di Servola che anzi continua ad apparire intatti nelle simulazioni paesaggistiche presentate da Lucchini, riportando in forte perdita il bilancio complessivo delle emissioni.
“Il Friuli Venezia Giulia da molti anni è in testa per i consumi pro capite in Italia, è quindi del tutto irrazionale prevedere un ulteriore incremento dell’overcapacity ed è senz’altro preferibile una politica energetica orientata all’efficienza che è anche la più redditizia - si legge in una nota del Wwf -. In un simile contesto non sorprende che il Consiglio comunale di Trieste abbia votato a maggioranza contro il progetto della centrale. Stupisce semmai la canea di reazioni indignate, contro questo voto, da parte di politici, Confindustria e sindacati quasi che la centrale con meno di 30 occupati previsti a regime, possa in qualche modo rappresentare una reale alternativa alla dismissione della Ferriera che dà lavoro, indotto compreso a circa 900 persone”.
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