martedì 5 aprile 2011

I danni del decreto Romani

“Siamo incazzati neri. In azienda abbiamo dodici impiegati che si girano i pollici dalla mattina alla sera, una quindicina di tecnici che non ha niente da fare che guardare dalla finestra e, fuori delle porta, una trentina di persone che stavamo per assumere e alle quali abbiamo dovuto spiegare che non se ne faceva più niente perché il governo italiano ha deciso di stoppare un settore che qualsiasi altro paese d’Europa ritiene strategico alla crescita dell’economia del futuro.
Quindi non stupitevi se vi diciamo che siamo incazzati neri”. Il settore strategico cui parla Marco Fiorese, ingegnere e amministratore delegato della vicentina Bluenergy Control srl, è naturalmente quello del fotovoltaico. Un settore, rimarca Fiorese, florido come pochi altri e che dà (dava) lavoro in Italia a più di 120 mila lavoratori di circa 2 mila aziende. Un settore in piena crescita con 180 mila impianti installati per il 90% di piccole dimensioni, inferiori ai 20 kw, ma che nel loro insieme producono una potenza complessiva di 7 mila megawatt; pari a sette di quelle centrali atomiche che i nuclearisti vorrebbero realizzare. Un settore che il Governo ha deciso di affossare col noto decreto Romani, non per caso soprannominato “ammazza rinnovabili”. Marco Fiorese, assieme ai rappresentanti della rete Imprese Venete per il Solare, a Simone Tola dell'Agenzia Veneziana per l’Energia e all’assessore all’ambiente Gianfranco Bettin, ha partecipato ad un incontro con la stampa per denunciare le gravi condizioni in cui si troveranno tanto le aziende legate al fotovoltaico quanto i cittadini che contavano sugli incentivi statali per coprire le spese dell’impianto. “Più che un atto irresponsabile – ha commentato Bettin – questo del governo è stato un tentativo di affossare il rinnovabile per spingere il Paese verso l’avventura nucleare. Fukushima ha impedito, per adesso, che il cerchio si chiudesse, ma il decreto era stato oramai varato. Col risultato di dare un colpo, speriamo non mortale, ad un settore che non solo rappresentava l’energia del futuro ma che era esso stesso un esempio dell’industria del futuro. Non parliamo del fotovoltaico delle gradi distese coperte da pannelli, ma degli impianti diffusi e capillari. Adesso tutto è stato messo a rischio da un decreto insensato”. Nella nostra regione, sono più di 24 mila gli impianti installati. Nella sola provincia di Venezia, circa 9 mila le famiglia si sono affidate al fotovoltaico. Nel chiedere che il Governo riproponga al più presto una politica di incentivi atta a far ripartire il settore, i portavoce della rete delle aziende del fotovoltaico non hanno potuto fare a meno di notare di come, in ogni caso, un danno sicuramente inevitabile sarà il crollo di fiducia dei potenziali investitori e dei clienti. Per non parlare dell’ennesima figura barbina che il nostro Paese sta facendo in Europa dove abbiamo sottoscritto pochi mesi fa un impegno per raggiungere il 17 per cento di rinnovabile entro il 2020. “Noi importavamo i nostri pannelli dall’estero – conclude Fiorese – quando gli ho spiegato che non ne potevo più acquistare perché il nostro governo ha deciso di bloccare i fondi al fotovoltaico, non mi hanno creduto. Han pensato che volessi cambiare fornitore. Non potevano credere che un governo, neppure quello italiano, potesse davvero voler affossare l’energia del futuro”.

Nessun commento:

Posta un commento