Buone pratiche e nuovi stili di vita per dare un futuro alla nostra terra. Un futuro “felice”, in cui l’uomo riprenda coscienza del suo ruolo affrancandosi dalle mistificazioni funzionali solo ad un mercato dove anche diritti e ambiente sono diventati merci da vendere e comprare in nome di un “dio sviluppo” la cui insostenibilità è oramai evidente a tutti. Ad Este, elegante cittadina medioevale immersa nell’incantevole cornice verde del parco dei colli Euganei, va in scena la Decrescita.
L’ospite d’onore di questo primo festival “Dal dire al fare sostenibile”, svoltosi venerdì 15 nelle sale dell’accademia dell’Artigianato, non poteva che essere Maurizio Pallante che ha aperto una serie di interventi che hanno avuto come protagonisti assessori come Ezio Orzes di Ponte delle Alpi e la stessa Beatrice Andreose di Este, organizzatrice del festival, che sulle buone pratiche e sull’Agenda 21 hanno incardinato le loro politiche ambientali. Eppure, la vera sorpresa del festival non sono stati i grandi nomi ma gli studenti delle scuole superiori estensi che hanno presentato una serie di lavori rileggendo con intelligenza e preparazione, attraverso la lente della decrescita, temi come la pace, il nucleare, gli stili di vita, il consumo del suolo, i beni comuni. Merito degli studenti certo, ma anche di quei professori che, tra tanti attacchi alla scuola pubblica, “continuano imperterriti ad inculcare idee sinistrose ai nostri figli”, come ha recentemente dichiarato il nostro presidente del consiglio.
Maurizio Pallante che ha ascoltato attentamente le relazioni dei ragazzi ha osservato: “Di solito, sono io che vado ai convegni per portare speranza, ma stavolta sono stati questi ragazzi a rincuorare me”. Dopo gli interventi di alcuni imprenditori come Pierluigi Perinello, che hanno dimostrato come si possa fare buona economia rispettando l’ambiente e i diritti dei lavoratori uscendo dalle gabbie dei marchi, il microfono è passata al fondatore del movimento per la decrescita felice. “Dire che la felicità di un Paese e dei suoi cittadini si misura col Pil e con i consumi - ha spiegato Pallante - è come dire che quando siamo malati e assumiamo tante medicine costose dobbiamo essere contenti perché mettiamo in moto l’economia”. Lo studioso ha quindi parlato di Fukushima raccontando di un elettrodomestico cui i giapponesi non sanno rinunciare: la tavoletta del water riscaldata. “Il problema dell’energia non è solo quello di passare dalle fossili alle rinnovabili ma soprattutto quello di ridurre gli sprechi. Un concetto questo, che sfugge anche a tanti ambientalisti. Dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare all’economia e ai consumi. L’epoca storica nata con la rivoluzione industriale sta finendo. Siamo in un momento di passaggio ed a noi tocca il difficile compito di ridisegnare un paradigma culturale”. Un concetto ribadito in chiusura del convegno anche da Beatrice Andreose, assessora all’ambiente di Este. “Le fonti rinnovabili, l’efficenza energetica, il riciclo totale, la salvaguardia del territorio, uno stile di vita più sobrio e solidale costituiscono la base per costruire un futuro diverso. L’unico futuro possibile. In gioco non ci sono solo le nostre città ma il destino dell’intera umanità”.
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