
“Abbiamo deciso di intraprendere una azione così spettacolare - spiega Beppe Caccia, consigliere comunale della lista In Comune con Bettin - per chiedere alla Corte di Cassazione di non defraudare gli italiani un loro diritto costituzionale come quello di potersi esprimere in un referendum. Ricordiamoci che il decreto Omnibus non comporta una vera rinuncia alla costruzione di centrali nucleari ma un semplice rinvio in attesa che l’opinione pubblica dimentichi il disastro di Fukushima. Come d’altra parte, ha ammesso lo stesso Silvio Berlusconi”.
Gli attivisti, una cinquantina circa, hanno cominciato a montare le tende all’ombra del campanile verso le 18 di martedì, srotolando lunghi striscioni e ricoprendo di bandiere gialle “Mai + Nucleare” le antiche colonne di Marco e Todaro. Il campeggio è continuato sino al mezzogiorno del giorno dopo, nonostante la sera si sia alzata un po’ di marea (ricordiamo che San marco è il punto più basso della città) e la mattina Venezia si sia svegliata sotto una fastidiosa pioggia.
Da rimarcare come il presidio anti nucleare sia stato accolto con favore e simpatia da tutti i turisti che hanno affollato la piazza. E che non sono mai pochi. E’ pur vero che per la grande maggioranza si tratta di cittadini stranieri e che di conseguenza non potranno influire sul raggiungimento del quorum ma rimane comunque un dato positivo le numerose dimostrazioni di solidarietà dimostrate agli attivisti da tanti giapponesi, inglesi e tedeschi in particolare. Menzione a parte per un gruppo di spagnoli “indignati” che si sono addirittura uniti all’iniziativa.
“Perché piazza San Marco? - risponde Beppe Caccia - perché questa piazza è il salotto buono d’Europa e, soprattutto in questi giorni in cui si aprono i padiglioni della Biennale d’Arte, è sotto i riflettori di tutto il mondo. Per squarciare quella cappa di silenzio mediatico con la quale le televisioni e la maggior parte dei mezzi di stampa stanno cercando di mettere a tacere tutto quello che riguarda i referendum, abbiamo scelto di occupare simbolicamente questa piazza per ricordare a tutti gli italiani e anche a tutto il resto del mondo che noi il referendum lo vogliamo. Vogliamo votare, vogliamo raggiungere il quorum e poi vogliamo anche vincere. Perché Chernobyl, Three Mile Island e Fukushima bastano e avanzano per farci capire che nel nucleare, l’unica cosa sicura sono i rischi”. Ultima nota per il Comune di Venezia che si sta impegnando in prima persona nella battaglia referendaria e si è speso per far ottenere agli attivisti tutti i permessi necessari per piantare le tende in piazza ed inoltre, tramite l’assessore all’ambiente Gianfranco Bettin, si è costituito capofila di una rete di Comuni veneti in difesa dell’acqua pubblica ed ha tappezzato le via della città con manifesti “Il 12 e il 13 giugno si vota”. E quel “si” non avrà l’accento ma è comunque scritto più in grande.
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