sabato 5 dicembre 2009

L'acqua e il federalismo

Federalismo. Chi sarà mai costui? Prendiamo ad esempio l’acqua. La provincia di Venezia decide all’unanimità – da destra a sinistra passando per il centro - che l’acqua della gronda lagunare è e deve restare pubblica. Il Governo impone che l’acqua deve essere privatizzata. E non ha importanza se il servizio in loco funziona, se il servizio è più economico tanto per il pubblico quanto per le tasche del contribuente. Non ha importanza neppure la qualità complessiva del servizio integrato di gestione delle acque e quanto di buono è stato realizzato all’interno di codesto servizio come, tanto per fare un esempio, la campagna per aiutare le popolazioni colpite dalla siccità.
Tutto questo non conta. L’acqua va comunque privatizzata. Ecco. Non è questo, il federalismo. Qui si va in direzione contraria. E con tutta probabilità, il verde Ezio Da Villa, aveva annusato l’aria di tempesta che tirava da Roma quando, nel maggio scorso, in una delle sue ultime azioni come assessore provinciale all’Ambiente aveva convinto il consiglio dell’Aato (autorità d'ambito territoriale ottimale della laguna che comprende 26 Comuni dell’entroterra) ad affidare per i prossimi dieci anni la gestione dell’acqua veneziana a Veritas, una spa a capitale interamente pubblico finanziata dai Comuni dell’entroterra veneziano. Perlomeno per i prossimi dieci anni quindi, a Venezia potremmo continuare a bere in tutta tranquillità l’ottima “acqua del sindaco” e a un prezzo tra i più bassi d’Italia. E proprio il sindaco di Venezia, è notizia di questi giorni, sta valutando l’ipotesi di presentare un ricorso alla corte costituzionale contro la legge del Governo che impone la privatizzazione forzata. Un ricorso, anche questo, da presentare in nome dell’autonomia di un Comune nella gestione di un bene che appartiene alla gente del Comune. Che è anche un altro modo per dire “federalismo”, quello vero. Gli dà mandato a tal proposito, una delibera presentata dal gruppo verdi e approvata a larga maggioranza dal consiglio comunale. Un’altra delibera, anch’essa votata dal consiglio di Venezia, introduce il concetto di acqua come bene comune a gestione pubblica anche nello statuto comunale. Battaglie queste, che gli ambientalisti stanno portando avanti non per difendere acriticamente carrozzoni statali o principi ideologici del genere “pubblico sempre bello, privato sempre cattivo”, ma nel nome di un autentico federalismo. Un federalismo che pone al primo posto l’autonomia delle comunità locali nella scelta della gestione di un bene comune. Perché non spetta al parlamento nazionale e tanto meno al governo centrale aprire forzatamente la porta dell’azionariato privato alla gestione dell’acqua di Venezia né di altre città. Una battaglia, lo avrete intuito, che scava come un badile nelle contraddizioni della Lega.

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