sabato 19 dicembre 2009

La classifica degli onesti

Chi sa mai se qualcuno si sarà sorpreso, nel leggera l’hit parade delle truffe ai danni dello Stato diffuse dal ministro Brunetta, di constatare che i napoletani sono più onesti dei veneti? Ma se qualcuno si è meravigliato significa che non conosce il Veneto. Oppure che ha la memoria corta e ha già infilato Tangentopoli nel dimenticatoio. E con essa tutta la politica delle Grandi Opere –dannose per il territorio ma danarose per le tasche di imprenditori senza scrupoli e amministratori poco onesti – che ha massacrato la nostra regione e che ancora detta la dura legge dello sviluppo predatorio. C’è anche una terza possibilità: non conosce Brunetta.

Fatto sta - le cifre, lo ripetiamo, sono tutte del ministero - che delle 20 mila “frodi ai danni dello Stato” consumate negli ultimi 5 anni in tutta Italia, il nostro Veneto è saldamente al secondo posto dietro la Sicilia con 773 truffe, 32 episodi di corruzione, 27 di concussione e 264 di abuso in atti d'ufficio. La Campania è dietro anche alla Lombardia, per quanto riguarda la corruzione, con 111 illeciti accertati contro 105. Val d’Aosta e Molise, profondo nord e profondo sud, sarebbero le regioni più oneste.
In quanto al trend, e questa è la vera ragione della diffusione di questa statistica da parte del ministro, i dati assicurano che si tratta di reati in forte calo: 5 mila e 500 nel 2006, 3 mila e 300 nel 2007, stessa cifra nel 2008, solo 1370 nel primo trimestre del 2009. Il che ha dato al ministro Brunetta la soddisfazione di affermare “Da quando ci sono io...” e di concludere con il consueto lancio di strali sui “fannulloni” in questo caso diventati pure “disonesti”. Che lezione ne traiamo da tutto ciò? Una sola: il ministero non sa cosa sia una statistica neanche per averlo letto su Wikipedia. Punto primo: i dati dovrebbero quantomeno essere rapportati al numero di abitanti di una Regione. Altrimenti è banale constatazione che nella Val d’Aosta si verifichino meno reati che nel più popoloso Lazio. Punto secondo: stiamo parlando di truffe accertate dalla magistratura. Come dire: la punta dell’iceberg. Al massimo queste cifre testimoniano l’efficacia dei controlli da parte degli inquirenti. Ma rimane comunque un dato opinabile, non potendolo rapportare al numero di truffe realmente commesse. Punto terzo la statistica non tiene affatto conto del tipo di illecito. L’automobilista indisciplinato che allunga 50 euro al vigile per non farsi togliere qualche punto dalla patente viene inserito in tabella con lo stesso peso dell’imprenditore che corrompe il funzionario incaricato di valutare l’inquinamento prodotto dalla sua industria. Una differenza non da poco ma che ci dice molto sui criteri con i quali opera il ministro.

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