In linea d’aria, Vicenza dista da Copenhagen pressappoco mille e cento chilometri. In linea di principio, tanto, tanto di più. Perlomeno nel modus pensandi dei democratici al governo della città che hanno proposto la costruzione di un inceneritore, indispensabile dicono “per non finire sommersi dai rifiuti come a Napoli”. L’ipotesi di un inceneritore di rifiuti nel capoluogo berico è stata avanzata dal consigliere democratico Luca Balzi che a gennaio la porterà in commissione e proporrà provocatoriamente che l’impianto venga realizzato proprio nell’area est del Dal Molin, dove migliaia di vicentini hanno sottoscritto un appello lanciato dal presidio No Dal Molin per la costruzione di un parco.
“Oggi nelle nostre discariche sotterriamo combustibile – ha sostenuto il consigliere del Pd - e se avete dei dubbi andate a vedere come funziona lo stabilimento di Brescia che ricava energia bruciano i rifiuti!” Balzi si riferisce alle cosiddette “ecoballe”, i grossi blocchi di rifiuti non riciclabili che, dopo varie fasi di trattamento, vengono bruciate per produrre energia verde. O meglio, energia che di verde ha solo il nome. La normativa italiana consente infatti l’utilizzo nelle “eco balle, sia pure per percentuali non superiori al 50 per cento, di vari rifiuti riciclabili come plastiche non clorurate, imballaggi come gli poliaccoppiati plastici, gomme sintetiche e altro, la cui combustione genera diossine. La stessa Unione Europea ha condannato l’Italia con sentenza del 22 dicembre 2008, perché il Cdr – sia pure la qualità migliore - non può essere considerato un nuovo prodotto “pulito” ma comunque un rifiuto e che quindi deve sottostare alle norme di sicurezza per salvaguardare la salute dei residenti. Ricordiamo, è storia recente, che la magistratura ha posto sotto inchiesta uno dei presunti “fiori all’occhiello” di questo genere di impianti, l’inceneritore di Pietrasanta, gestito dalla Veolia Environnement, per presunte manomissioni al software dell'impianto che avrebbero segnalato valori di diossina inferiori rispetto alla realtà. Il discorso sta tutto qua: se le ecoballe sono sufficientemente pulite da fibre contenenti cloro non producono diossina ma non riscaldano a sufficienza per coprire le spese dell’energia prodotta. Se sono ecoballe insufficientemente trattate, producono sì energia, ma pure diossine. Il nocciolo della questione sta tutta nei finanziamenti statali con cui il Governo “premia” – è proprio il caso di usare questo verbo – i comportamenti antiecologici. Ce lo spiega bene Cinzia Bottene, consigliera eletta nelle liste del No Dal Molin: “Questo inceneritore è una proposta arretrata, antieconomica, irrispettosa dell’ambiente e completamente estranea al progresso tecnologico. Aspetto che il Pd porti il progetto in commissione per dare battaglia perché questa è una scelta sbagliata, che non tiene conto delle nuove tecnologie, dei rischi legati alle emissioni, o al fatto che, come ha detto perfino Bertolaso, questi impianti sono addirittura antieconomici. La verità è che nessuno costruirebbe più inceneritori se non ci fossero i finanziamenti statali garantiti dai Cip 6. Un vero e proprio inganno, questo. Quei soldi dovrebbero essere destinati alle fonti rinnovabili. Solo nel nostro Paese il combustibile ricavato dai rifiuti e le fonti rinnovabili vengono messi sullo stesso piano”.
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