sabato 12 dicembre 2009

A Silea anche il sindaco è sulla barricata

E’ una bella puzza di bruciato, quella che si annusa a Mogliano e a Silea, nella marca trevigiana. Tanto che la gente va alle sempre più numerose ed affollate assemblee contro i progetti degli inceneritore proposti dall’Unindustria con la mascherina bianca sul viso. “Per adesso la portiamo per protesta ma se realizzeranno questo disastroso progetto ci toccherà indossarla per respirare”.
Non è un “ultrà” dell’ambientalismo a parlare, ma il sindaco di Silea, Silvano Piazza. Come tanti amministratori locali, Piazza sta battagliando non solo per difendere la salute dei suoi cittadini ma anche per affermare il diritto dovere di una amministrazione locale a decidere sul futuro della sua terra. “L’inceneritore a noi non serve – spiega- Questo è un progetto che viene da Milano. E il tizio che l’ha proposto era talmente credibile che è finito in galera”. Piazza si riferisce all’imprenditore lombardo Giuseppe Grossi, meglio conosciuto come il “Re Mida delle bonifiche ambientali”, arrestato a fine ottobre dalla Guardia di Finanza per frode fiscale e appropriazione indebita. E con lui è finita in gattabuia, Rosanna Garimboldi, Pdl, assessore della Provincia di Pavian, e moglie del deputato Giancarlo Abelli, già vicecoordinatore nazionale di Forza Italia. Rosanna Garimboldi è accusata di aver ricevuto su un conto cifrato a Montecarlo oltre 600 mila euro dal Grossi. “Ecco la gente che vuole fare gli inceneritori a casa nostra – continua il battagliero sindaco che ha anche promosso una raccolta di firme da portare in Regione – Il problema dei rifiuti non si risolve con l’incenerimento ma con la riduzione delle produzioni di scarto, il riuso, il riciclo… Gli industriali, se fossero un poco più avveduti e interessati al bene comune invece che alle loro tasche, investirebbero nell’ambiente e non nella sua distruzione. E se il Governo la finisse di incentivare comportamenti anti ecologici e premiasse invece le pratiche virtuose sarebbe sempre ora”. Il Comune di Silea è in prima fila nella lotta agli inceneritori e si è dotato di un ufficio legale e tecnico per respingere l’assalto di Unindustria anche sul piano della legalità e della scienza. “Cosa faremo? Qualsiasi cosa pur di non farci avvelenare da questi signori. Non avremo limiti!”

Box.
Scempio nella Bassa Padovana
Se tutto questo vi sembra troppo... Tre cementifici (con l'aumento del rischio che potrebbe derivare dall’uso di Cdr “combustibile derivato dai rifiuti” prospettato per i cementifici ), due discariche, mangimifici, antenne, coogeneratori a biomasse, ecc: questa in breve la grave situazione ambientale della bassa padovana, un'area ritenuta tra le più inquinate del Veneto.
Come non bastasse ora la proposta, avanzata dalla locale amministrazione comunale, di costruire un inceneritore di Rsu ai margini della discarica regionale di Sant’Urbano (Padova). Il comitato "No reflui speciali" ha subito iniziato la mobilitazione coinvolgendo tutti i cittadini nell'opposizione a questo folle progetto e per impedire la costruzione di quest’inceneritore come delle decine d’inceneritori di pollina proposti nello stesso territorio. Molte le domande che i cittadini rivolgono all’amministrazione comunale, alla Provincia di Padova e alla Regione Veneto: nuovi inceneritori di rifiuti sono proprio indispensabili o sono possibili scelte alternative? Quali effetti potrebbero avere le emissioni sulla salute dei residenti nel raggio di decine di chilometri? Potrebbero registrarsi danni alle colture e all’ambiente circostante? Tutto questo finora senza risposte mentre l'ipotesi della costruzione dell'impianto in questo comune, avverte il Comitato, si fa sempre più concreta.

Nessun commento:

Posta un commento