sabato 12 dicembre 2009

L'elettrodotto viene prima di tutto

La Provincia di Treviso dà una scossa al progetto dell’elettrodotto da 380 mila volt e ieri pomeriggio, venerdì 11, in quarta commissione, ha discusso l’accordo che la giunta si prepara a sottoscrivere con la società Terna per la costruzione e la gestione dell’impianto. Porte chiuse ai comitati che dovranno accontentarsi di un sit davanti alle porte del palazzo. Il presidente Muraro ha rifiutato persino di accogliere una delegazione che intendeva portargli una petizione di oltre 5 mila firme contro la cosiddetta “trasversale veneta”, così Terna ha battezzato il mega elettrodotto. Una accelerazione questa della Giunta provinciale, inaspettata sotto molti aspetti e che va messa in relazione con la nuova politica energetica italiana. Impossibile non pensare ai famosi siti top secret dove sorgeranno le centrali nucleari italiane. Quei famosi siti “già individuati” ma che, ha affermato l’amministratore delegato dell’Enel, “non li dico neanche sotto tortura”. Il mega elettrodotto che dovrebbe attraversare la marca trevigiana infatti, si spiega solo in relazione alla scelta nucleare. Nonostante le promesse della Giunta provinciale guidata dal leghista Leonardo Muraro di ascoltare il parere delle autonomie locali, il progetto dell’elettrodotto va avanti. Anche perché su questa ennesima grande opera, le autonomie locali si sono già pronunciate. E pronunciate in maniera nettamente contraria. A parte gli scontati “sì” del Comune di Volpago, che tra l’altro si è fatto impugnare dal Tar l’atto deliberativo, e del Comune di Quinto sul cui territorio la linea corre solo per un paio di centinaia di metri, tutti gli altri sindaci – tanto di destra che di sinistra – hanno risposto con un chiaro ed inequivocabile “no, grazie”. Martellago, Scorzè, Zero Branco e Paese tutti concordi nel ribadire alla Provincia e alla Regione che non hanno nessuna intenzione di pagare i costi dell’inquinamento elettromagnetico e della svalutazione dei terreni in cui, ricordiamolo, dovrebbero essere costruiti piloni alti oltre 50 metri e in aree Sic e Zps, per un’opera che non rappresenta certo gli interessi delle popolazioni residenti. Ricordiamo che la società Terna, assieme all’Enel, nel febbraio del 2008 è stata condannata dal tribunale civile di Venezia a rifondere con 632 mila euro i 79 cittadini di Scorzè, vittime riconosciute dell’inquinamento elettromagnetico, che nel 2002 le avevano intentato causa per i danni subiti dalle linee elettriche che correvano sopra il loro quartiere. L’indagine mise in evidenza un picco di casi di aborti, leucemie, tumori e cefalee. Fu una sentenza storica. Per la prima volta in Italia, un tribunale ha riconosciuto i danni derivanti dall’inquinamento da Cem (campi elettro magnetici). Tutto questo nonostante la normativa italiana conceda margini di sicurezza molto blandi, stabilendo valori pari a 3 o addirittura 10 microtesla quando la comunità scientifica è d’accordo nel ritenere pericolose le esposizioni prolungate oltre gli 0,2 microtesla. “Un elettrodotto da 380 mila volt è una autostrada di energia che non serve alla comunità locale – ha dichiarato Paride Danieli, portavoce dei verdi di Treviso – e che punta solo a  concentrare la distribuzione nelle mani di pochi seguendo le politiche energetiche che puntano ancora sui carburanti fossili destinati a scomparire. Una politica che guarda al futuro, come dovrebbe insegnare Copenhagen, dovrebbe andare in tutt’altra direzione: reti diffuse e non concentrate, alimentate da molteplici autoproduzioni a base di energie rinnovabili, controllate dalle istituzioni locali più vicine ai bisogni dei cittadini”. 

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