sabato 30 gennaio 2010

Il Veneto verso il voto

“Vinciamo anche da soli”. Assessori ed esponenti del Carroccio lo ripetono a chiunque chieda loro delle prossime amministrative. Potete domandare che ne pensano di una alleanza con i centristi, con la destra estrema o anche con lo stesso Popolo delle Libertà. “Vinciamo anche da soli” ripetono. E i sondaggi dan loro ragione. Luca Zaia, volto pulito della Lega lumbard – perlomeno a raffrontarlo con altri personaggi del Carroccio appesantiti da pacchi di condanne per razzismo alle spalle (imputabili ai soliti giudici meridionalisti) – sta giocando una partita a poker con tutti gli assi nella sua mano. Silurato Giancarlo Galan, ritiratosi obbedientemente dalla mischia, da quel bravo dipendente di Publitalia che è sempre stato, anche tutti gli ex fedelissimi galaniani, che pure avevano minacciato le barricate contro Zaia, hanno presto abbassato la coda.
“In fondo, eravamo una squadra. Mica c’era solo Galan!” hanno dichiarato. Tutti pronti a giurare fedeltà al nuovo Governatore. La vera questione, a questo stato dell’arte, è solo la difesa del posto in consiglio regionale o in uno dei tanti enti baraccone regionali. Un problema non da poco, perché la Lega stavolta non lascerà niente a nessuno. Addirittura tra i consiglieri uscenti del Pdl girava l’ipotesi balorda di rivolgersi ad un notaio per ratificare, prima dell’apertura delle urne, l’assegnazione delle poltrone che contano per timore di non avere più posti in cui poggiare il sedere dopo il conteggio delle percentuali dello spoglio. Per intanto la Lega ha silurato l’Udc che pure, in questa legislatura, sembrava un cadetto a West Point: “Signorsì! Signore!”. E il centro sinistra? Il Pd è a tocchi. In Italia come nel Veneto. Il problema, diciamocelo, è che non rappresentano una vera alternativa alla destra. Parliamo di politiche sociali? Di grandi opere inutili e devastanti? Di migranti? Di ambiente? Le posizioni dei Democratici nel Veneto sono uguali a quelle del centrodestra. Con una differenza. Alla riunione del comitato civico contro l’inceneritore locale, nessun democratico si spreca a spiegare che il problema dei rifiuti non si risolve incenerendoli, mentre l’esponente del Carroccio racconta che, sì l’inceneritore è indispensabile e non ha alternative, ma va costruito lontano da qua. E che la colpa è del federalismo che non c’è e di Roma ladrona. Spaccia balle e ricava consenso.
Questo Pd senza politica ha fatta subito tramontare la candidatura “pulita” della sindaca di Montebelluna, Laura Puppato, che pure godeva un forte appoggio tra la base ma non tra i vertici del partito. Quindi ha cercato di stringere sul candidato dell’Udc, Antonio De Poli. Che è come passare dall’acquasanta al diavolo. La verità è che i vertice veneti dei democratici son convinti che si può vincere nel Veneto solo allenandosi all’Udc e chiudendo le porte agli “estremismi” verdi e comunisti. In attesa magari, che si spezzi l’asse Bossi Berlusconi e che ci si possa alleare o con la Lega o con il Pdl. Ma anche l’ipotesi De Poli ha avuto vita breve. I centristi san fare i loro conti: correndo da soli perdono ma si portano a casa più consiglieri che in coalizione. Inoltre, nel corso della legislatura avranno sempre la possibilità di risalire nel carrozzone del Governatore vincente. A sfidare Zaia come si sfida un mulino a vento, ecco arrivare Giuseppe Bortolussi, 61 anni, paladino degli artigiani e del popolo delle “partite iva”. Come dire il terreno da cui è nata la Lega. Un candidato che non ha fatto fatica ad incassare l’appoggio degli ambientalisti che in lui hanno visto un volto nuovo della politica, perlomeno lontano dai vertici di un partito democratico pronto a dannarsi l’anima solo per stare a galla.

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