Cinque milioni e mezzo di metri cubi di scavo su un perimetro di quasi 4 chilometri. Una mastodontica voragine, in un territorio già disastrato da decine di altre escavazioni, che la Regione vorrebbe far passare come “ampliamento della cava Baracche”. L’ennesimo progetto di “sviluppo economico” tutto finalizzato a trasformare ricchezza ambientale (che appartiene a tutti) in ricchezza privata (ad esclusivo beneficio delle tasche dei cavatori).
Vittima di questo concetto di capitalismo predatorio che nel Veneto di Galan è assunto a vangelo dell’economia, è ancora il paese di Vedelago, nel bel mezzo della marca trevigiana. Un paese che pure ha sacrificato agli interessi dei cavatori molto di più di quell’ottimistico 3 per cento di territorio previsto dalla legge regionale come tetto massimo. Contraria l’opposizione, contraria la giunta, contrari tutti i cittadini. Ma non basta a fermare i cavatori. Una lotta impari, la loro, contro i plotoni di avvocati e le frotte di “politici che contano” schierati dai re delle cave. Una lotta che viene immancabilmente seppellita da una delibera di Giunta che non di rado reca in calce date quantomeno sospettose come il 24 dicembre o il 15 agosto. Nei rari casi in cui associazioni e Comune riescano a tamponare un fronte – come quello dell’ampliamento della cava Cosecorba, fermato per ora da un ricorso al Tar- se ne apre subito un’altro ancora più devastante. Il mastodontico progetto di scavo alla Baracche, attualmente in esame al Via regionale, è stato presentato dalle ditte Telve Rigo e Superbeton. Il sito si trova a poca distanza da un’altra cava, la Vittoria, e prevede l’ampliamento dell’attuale scavo su ulteriori 500 mila metri quadri. Perché parliamo di “ampliamenti” e non di “nuove escavazioni” come sarebbe più corretto dal punto di vista del territorio? Perché la Regione Veneto non è ancora riuscita varare un Piano Cave che, per la sua impopolarità, è rimpallato da anni tra consiglio, giunta, uffici tecnici e commissioni. Una situazione che non spiace del tutto ai cavatori che, nell’attesa, chiedono e ottengono tutti gli “ampliamenti” che, a loro giudizio, sarebbero indispensabili a continuare l’attività produttiva sostenendo, non senza le loro ragioni, che non è colpa loro se la Regione non sa legiferare! Chi ne paga le spese è il territorio che, soprattutto nella marca trevigiana, somiglia sempre di più al classico formaggio coi buchi.
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