sabato 2 gennaio 2010

"Qui non si denuncia nessuno!"

Fuori della porta dell’ambulatorio c’è un cartello in stampatello maiuscolo: “Qui non si denuncia nessuno”. Sotto, tanto per chiarire, un altro cartello specifica: “Siamo medici e non spie”. Due fogli di carta scritti a mano per contrastare un bombardamento mediatico che avrebbe fatto la felicità di un ministro della propaganda del Ventennio nero. “Sono in pochi a saperlo, fuori dell’ambiente, ma noi medici non possiamo denunciare nessuno perché siamo vincolati dal segreto professionale né tanto meno chiedere i documenti perché non siamo carabinieri. Eppure non avete idea di quante persone, soprattutto donne, mi chiedono sottovoce, finita la loro visita, ‘Posso portarle una mia amica che sta male anche se non ha il permesso di soggiorno?’ Il fatto è che è stato dato tanto spazio alla presunte denuncie degli irregolari che si rivolgono alle strutture sanitarie. Poco o niente è stato scritto per spiegare che questa orripilante proposta è stata stracciata dal pacchetto sicurezza”.
Pervinca Rizzo è medico da tanti anni. Tanti da ricordare dei tempi in cui chi si avvicinava a questa professione lo faceva anche per questioni etiche. “Altrimenti facevo l’avvocata!” Chi scrive l’ha conosciuta in un villaggio del Chiapas mentre insegnava medicina ad un attento gruppetto di donne tutte col volto coperto dal “paliacate” zapatista. Quando non è nella selva Lacandona con le brigate mediche di Ya Basta, Pervinca Rizzo lavora nel suo studio a Strà. Sempre negli impervi sentieri del Chiapas “rebelde”, abbiamo conosciuto un’altra dottoressa veneta, Serena Marinello. Una generazione più giovane, Serena segue la specialità al reparto malattie infettive dell’ospedale di Padova. Anche qui, non si denuncia nessuno. “E vorrei vedere il contrario! Quando è stata fatta questa proposta tutti, ripeto tutti i medici e tutti gli ordini medici d’Italia si sono opposti sottolineando l’improponibilità di tale pratica. Magari non per motivi etici ma solo pratici. Era evidente che non avremmo potuto lavorare in queste condizioni. Si rischiava di innescare enormi problema di sanità pubblica riducendo le possibilità di accesso alle cure. Pensiamo, ad esempio, ad una malattia come la tubercolosi e ai focolai che potrebbero scoppiare in tutti i settori della società se gli ammalati non avessero accesso alle medicine. I micobatteri non infettano solo chi non ha il permesso di soggiorno in regola”. Eppure, anche se dai medici non sono mai partite denunce, il peso del cosiddetto “pacchetto sicurezza” si è fatto sentire ugualmente. Se un dottore è obbligato al segreto professionale, ciò non vale per il personale amministrativo e per i paramedici. E’ pur vero che i casi di denuncia perpetrati da solerti funzionari si contano nelle punta delle dita, ma la paura si è diffusa incontrollata. “In fondo è a questo che serviva il pacchetto sicurezza, giusto? – commenta amara Pervinca – A diffondere paura ed insicurezza tanto nei migranti che negli italiani ed innescare politiche di repressione sociale”. Il risultato è che gli accessi alle strutture pubbliche da parte dei migranti è diminuito del 40 per cento. Una situazione che favorisce l’emarginazione di settori sociali e lo sfruttamento dei lavoratori in nero che in caso di infortunio non si rivolgono più alle strutture sanitarie. Soprattutto, sono le donne a pagare la “politica della paura”. “Oramai ogni etnia si sta organizzando per conto suo – conclude Pervinca Rizzo -. Ognuna si cura ‘a casa sua’ come può e con i pochi mezzi a disposizione. Le donne, i bambini e le categorie più deboli sono i primi a pagare anche con la vita. In queste condizioni, fare il medico, per chiunque abbia un po’ di coscienza, sta diventando una professione umiliante. Arrivano da te persone bisognose di cure e di assistenze. Basterebbe così poco farle star meglio ed invece tu non sai dove mandarle o cosa prescriverle. Sono clandestini, magari lavorano in condizioni disumane e senza le minime garanzie sindacali, senza diritti… ma sono clandestini e devono restare nascosti. Te lo posso assicurare: ogni giorno è sempre più straziante”.

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